Crescono gli spumanti italiani

di Redazione

Secondo l’OVSE cresce nel 2019 l’apprezzamento verso le bollicine tricolori, chiamate all’impegnativa sfida di acquistare valore e identificazione territoriale.

Come ogni anno spetta all’Osservatorio Vini Spumanti Effervescenti tirare le somme dell’anno appena trascorso in materia di spumanti italiani. Il Presidente Giampietro Comolli traccia un quadro complessivamente positivo, pur rimanendo in sospeso alcune questioni fondamentali legate al valore degli spumanti e al rapporto con i propri terroir, elemento cruciale per la loro definitiva affermazione.

Secondo i dati appena rilasciati dall’istituto di ricerca continua il trend positivo crescita delle bollicine italiane, che nel 2019 hanno raggiunto quota 750 milioni di bottiglie, segnando un +8,5% rispetto all’anno precedente. In crescita del 3,9% anche il valore complessivo, stimato attorno a 1,9 miliardi di euro.

Forte la domanda proveniente dai mercati esteri, ai quali destiniamo 550 milioni di etichette. Un fenomeno diffuso, che coinvolge tutti i paesi. Tranne la Germania, che con il suo -8% conferma il calo già mostrato nell’anno passato, crescono infatti le esportazioni verso tutti i principali paesi: Giappone (+26%), Russia (+16%), Francia (+15%), UK (+6%) e USA (+5%).

A prevalere sono gli spumanti prodotti secondo il metodo Martinotti. Ad esso possono ricondursi circa 725 milioni di bottiglie, pari al 27% della produzione mondiale. A trainare l’intero comparto è come sempre il sistema Prosecco che, nelle sue varie declinazioni, raggiunge i 600 milioni di bottiglie. Bene l’Asolo Superiore Docg, così come l’Asti Docg, ben oltre i 50 milioni di pezzi. Completano l’offerta Martinotti circa 35 milioni di bottiglie prodotte nelle altre regioni italiane.

Più limitata la produzione di spumanti con metodo classico, dove spiccano le Denominazioni Franciacorta, con 17,1 milioni di bottiglie, e Trento, Quest’ultima ha fatto segnare la miglior performance annuale (+9%), arrivando a quota 8,7 milioni. A completare questa nicchia troviamo l’Oltrepò, l’Alta Langa (che sommate valgono poco meno di un milione) e infine una frammentata offerta di DO e VSQ.

Il Ceves traccia anche un profilo dei circa 22 milioni di consumatori di vino italiani. Mentre i giovanissimi e le donne più mature puntano alle bollicine, il maschio di mezza età ricerca vini rossi soprattutto di pregio non disdegnando il top delle bollicine italiane e straniere. A sua volta la terza età è più fluida, spaziando dalle bollicine tricolori, ai vini rossi leggeri o frizzanti. Senza rinunciare, laddove possa permetterselo, alle grandi bollicine.

Giampietro  Comolli, Presidente dell’OVSE, commenta così i dati “Gli spumanti italiani sono produzioni di nicchia che valorizzano ospitalità e accoglienza. Per questo una grande proposta-politica nazionale, senza nuovi brand cappello, che esalti l’origine e formi una cultura della conoscenza per scegliere fra più proposte è l’unica strada di valorizzazione e promozione. La biodiversità produttiva orizzontalità nazionale  è un patrimonio formidabile, ma presenta difficoltà di penetrazione, di conoscenza, di rappresentanza. Il punto dolente – sottolinea Comolli – resta il valore marginale all’origine delle bottiglie anche se, soprattutto sui mercati esteri, il sentiment qualità e made in Italy spuntano un  giro d’affari globale al consumo di 6,1 mld/euro. Puntare solo su vendere e piazzare pallet di bottiglie non è lungimirante».