Quale futuro per il vino mondiale

di Redazione

Nel suo report Wine Trade Monitor Sopexa ha delineato il futuro del vino su scala globale, con l’Italia pronta a giocare un ruolo da protagonista.

Sopexa ha presentato i risultati del Wine Trade Monitor 2019, studio condotto in collaborazione con Wine in Paris e finalizzato ad offrire una panoramica su tendenze e prospettive globali del vino per gli anni a venire. Grazie ad un articolato sistema di interviste la società francese ha interrogato 984 tra importatori, grossisti e rivenditori in rappresentanza di sette mercati internazionali: Belgio, Cina, Hong Kong, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.

Si scopre così che i vini francesi, italiani e spagnoli sono i più presenti sugli scaffali dei sette paesi oggetto di indagine e che negli stessi permane un certo ottimismo nei confronti del futuro. Sono soprattutto gli operatori statunitensi, tedeschi e giapponesi a prevedere una crescita delle transazioni nel prossimo biennio, al contrario degli inglesi, che nel 44% dei casi scommettono su una loro contrazione.

A contendersi lo scettro del paese con il maggior potenziale di crescita ci sono l’Italia e la Francia, con quest’ultima che mostra però un rallentamento in Cina, Belgio Hong Kong e Stati Uniti. Buono anche il riscontro dei nostri vini, capaci non solo di conquistare gli operatori asiatici ma anche di approfittare della flessione del vino francese negli Stati Uniti. Più complessa invece la situazione nel Regno Unito, che a seguito della Brexit sembra orientarsi verso i vini dell’emisfero australe: il 53% degli intervistati prevede infatti la crescita per i vini cileni, il 45% per i vini australiani e il 40% per i vini argentini.

La Francia continua ad essere identificata come il paese vitivinicolo per eccellenza, con il 59% degli intervistati che considera i vini d’oltralpe quelli con l’immagine più positiva. Significativo il distacco con il secondo paese citato, l’Italia, nominata dall’11% degli intervistati. Assieme all’Australia i vini italiani conquistano con il 16% delle preferenze il primo posto in materia di ‘innovazione’ e ‘attrazione verso i giovani’.

Quasi la metà degli intervistati (42%) ritiene che i vini biologici e biodinamici saranno le produzioni di tendenza del prossimo biennio, davanti ai vini regionali, indicati dal 28%. Sono soprattutto gli operatori inglesi (63%) e statunitensi (58%) a credere nella crescita dei vini bio, a differenza dei loro colleghi cinesi, che rimangono scettici sul fenomeno.

La bassa gradazione alcolica sembra essere uno dei requisiti per il successo di un vino, tanto che il 35% degli intervistati tedeschi e il 24% di quelli inglesi lo considera il topic di successo. Diminuisce invece il fascino dei vini rosati, specialmente negli Stati Uniti: dopo diversi anni di popolarità, solo il 13% degli intervistati a stelle e strisce si aspetta una loro crescita.

La Francia torna alla ribalta in materia di vini rossi, con Bordeaux, Linguadoca, Borgogna e Rodano a guidare le previsioni di crescita su tutti i mercati considerati, eccezion fatta per il Regno Unito, pronto a scommettere sui vini argentini di Mendoza. Tra i bianchi brillano invece i vini neozelandesi del Marlborough e i francesi della Loira. La Provenza si impone tra i rosati mentre il nostro Prosecco domina indiscusso la classifica degli spumanti.

Le previsioni sui vitigni classici (Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Chardonnay e Merlot) rimangono stabili, con il solo Cabernet Sauvignon che sembra destinato ad avere successo, specialmente al di fuori dell’Europa.