La Corte di Cassazione vieta i wine kit

di Redazione

La suprema corte proibisce la vendita dei preparati che consentono di replicare sinteticamente i vini italiani oggetto di tutela.

Con sentenza del 9 marzo 2020 il massimo organo giurisdizionale italiano mette il veto definitivo alla commercializzazione dei cosiddetti ‘wine kit’, confezioni di mosto in polvere utili a produrre vino mediante l’aggiunta di acqua, ritenendoli ingannevoli nei confronti del consumatore nella misura in cui abbiano segni distintivi che ne facciano dedurre la provenienza italiana.

Ricordando che “l’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false e fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’art. 517 del Codice penale” la Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato da una società canadese contro la sentenza di secondo grado della Corte di Appello di Bologna. Finisce così un contenzioso iniziato nel febbraio 2016 che ha visto in prima linea Federdoc e Cia-Agricoltori Italiani, costituitesi parte civile durante il processo.

Questa sentenza – sottolinea il Presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastroci consente di contenere una perdita economica quantificabile di circa 200 milioni di euro, e di limitare il danno di immagine e rafforzare l’attività di tutela nei confronti del consumatore internazionale.

È stato lanciato un segnale forte di trasparenza alimentare che va nella giusta direzione di tutela degli interessi di produttori e consumatori – sostiene Dino Scanavino, Presidente Cia -. Pratiche come quelle del wine kit rischiano di danneggiare il sistema delle denominazioni di origine europee che, ormai da circa trent’anni, rappresenta il più importante elemento di distintività e tipicità che caratterizza le nostre produzioni agroalimentari, rendendole uniche nel mondo”.