Semaforo verde per nove vitigni

di Redazione

Dopo una lunga sperimentazione l’Emilia-Romagna iscrive nell’elenco regionale dei vitigni ammessi nove varietà di vite ad alta resistenza contro le malattie.

 

L’Emilia-Romagna compie un deciso passo avanti nell’annosa lotta alle malattie che affliggono la vite, iscrivendo nove varietà di vite da vino tra quelle ammesse alla coltivazione sul territorio regionale. Al termine di una lunga sperimentazione effettuata dal CRPV – Centro di Ricerche Produzioni Vegetali – quattro vitigni a bacca nera (Merlot Kanthus, Merlot Khorus, Cabernet Volos, Cabernet Eidos) e cinque a bacca bianca (Sauvignon Kretos, Sauvignon Rytos, Johanniter, Souvignier Gris e Solaris) trovano così spazio nel patrimonio viticolo della regione.

Dimostratisi resistenti o tolleranti alle principali malattie fungine nonostante la drastica riduzione dei trattamenti, questi vitigni si potranno usare nella produzione di vini da tavola o Igt, dal momento che per i vini a Denominazione vige il divieto di utilizzare gli incroci tra Vitis vinifera con altre specie del genere Vitis.

Rispetto alle varietà testimone le uve si caratterizzano per un buon tenore zuccherino, un’acidità tendenzialmente più bassa, una resa uniforme e una più elevata concentrazione polifenolica. Da un punto di vista organolettico i vini hanno riportato giudizi uguali o superiori a quelli ottenuti dalla varietà testimone.

Dalla ricerca e dalla sperimentazione pluriennale- ha commentato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Alessio Mammi – possiamo ottenere risposte che consentono alle nostre imprese viticole di produrre vini di ottima qualità e di migliorare decisamente la sostenibilità ambientale del vigneto, stante la drastica riduzione del numero dei trattamenti annui previsti contro peronospora e oidio, nel rispetto della salute dei consumatori ma, più in generale, per tutta la nostra società. I viticoltori al contempo dovrebbero trarre beneficio dalla coltivazione di queste varietà in quanto l’innovazione varietale proposta dovrebbe comportare una riduzione dei costi di produzione annui”.