La crisi del vino toscano

di redazione

Confagricoltura traccia un quadro allarmante per la produzione toscana, unendosi alle voci che chiedono un intervento più incisivo al Governo.

Spetta al Presidente di Confagricoltura Toscana, Francesco Colpizzi, tracciare il preoccupante stato di salute delle aziende vitivinicole toscane. Partendo dai dati Nielsen, l’associazione precisa che le vendite di vino regionale nei canali Horeca hanno subito un calo pari al 90%, che si somma a quello del 20% fatto registrare nel canale attualmente più dinamico, la GDO. I pesanti dati, aggravati dal fatto che l’Horeca copre circa il 70% delle vendite di vino toscano, spingono l’associazione a reclamare misure straordinarie.

Serve una moratoria di almeno 24 mesi su tutte le operazioni. Occorre nuova finanza pari ad almeno la metà del volume di affari realizzato l’anno scorso, attraverso mutui trentennali garantiti dallo Stati e finanziamenti a 12/60 mesi assistiti dalla garanzia del vino dato in pegno”, spiega Confagricoltura in una nota dove reclama anche la vendemmia verde per calmierare gli squilibri di mercato e la distillazione facoltativa, utile a produrre alcol a fini sanitari.

L’associazione parla poi di un ‘Piano Strategico di sostegno all’export vitivinicolo toscano’ articolato su missioni di settore e piani di comunicazione integrata, da svolgere sui mercati consolidati ed emergenti con misure promozionali e di sostegno alla domanda di vino straordinarie, sia per il mercato estero che interno. Ponendosi poi in continuità con il Presidente di Avito, Francesco Mazzei, Colpizzi sottolinea come “L’azzeramento dei ricavi derivanti dalle attività turistico-ricettive rende chiaro che, oltre alla chiusura di aziende e alla perdita di migliaia di posti di lavoro, rischiamo anche l’abbandono e il degrado delle campagne, con ricadute deteriori in termini sociali e ambientali”.

I provvedimenti adottati dal Governo sono del tutto insufficienti. Per questo abbiamo avanzato sia alla Regione Toscana che alle istituzioni nazionali una serie di proposte. La priorità – conclude Colpizzi – è una sola: serve liquidità per proteggere le imprese, per proteggere il livello e la qualità occupazionale”.