4 punti per rilanciare il vino italiano

di Redazione

I rappresentanti della filiera vitivinicola continuano il loro dialogo con il MIPAAFT per trovare le migliori soluzioni alla crisi economica del comparto.


Con una lettera articolata in quattro punti le associazioni di categoria Confagricoltura, CIA, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi tornano a scrivere al Ministro Teresa Bellanova. La filiera del vino integra così le precedenti proposte inviate al titolare del dicastero agricolo, con le quali richiedeva misure economiche e fiscali a sostegno della liquidità delle imprese e la concessione di proroghe nella tempistica delle domande OCM e di deroghe nell’esecuzione dei programmi, investimenti e promozione.

Il primo punto che la lettera affronta riguarda la produzione di alcol per uso medicale da mettere a disposizione della Protezione Civile, da ottenere avviando il vino da tavola in giacenza presso le cantine alla distillazione. A farsi carico del prelievo, del trasporto e della distillazione del prodotto dovranno essere le distillerie, in un processo lungo il quale nessun soggetto dovrà conseguire un profitto.

La distillazione dovrà essere poi oggetto di una specifica misura, utile a fare fronte alla eventuale mancanza di capienza nelle cantine per le uve e i mosti che la prossima vendemmia porterà con sé. Ad avviso degli scriventi questa pratica dovrà essere su base volontaria e godere di finanziamenti adeguati, da recuperare preferibilmente grazie a un nuovo budget di emergenza concordato a livello europeo. Tale misura dovrà inoltre associarsi a una modifica delle disposizioni nazionali in materia di rese massime di uva a ettaro per i vini non a indicazione geografica, che tenga conto delle diverse specificità produttive territoriali.

Per evitare una distorsione di mercato la filiera suggerisce anche di rafforzare lo strumento della vendemmia verde, che passa anche da una possibile misura transitoria destinata alla riduzione volontaria delle rese, con conseguente risarcimento al viticoltore. Data la presumibile mancanza di forza lavoro nel mese di giugno, periodo nel quale tale pratica è eseguita, il mondo del vino chiede la possibilità di realizzarla anche nel mese successivo.

L’ultima richiesta della filiera riguarda invece la possibilità di ricorrere all’ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Questa misura potrebbe essere di supporto per alcune produzioni da invecchiamento che non troverebbero subito mercato nei mesi estivi, quando auspicabilmente potrebbe riaprire il canale horeca.

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