Nuove regole etiche per il mondo del vino

di Redazione

La crisi spinge i vignaioli italiani a fissare i principi che dovranno ispirare la filiera vitivinicola.

Correttezza commerciale e rispetto del reciproco lavoro sono i punti cardine dell’appello “Il vino non si ferma #ilvinononsiferma”. Alla base di questa iniziativa la convinzione che la profonda crisi dettata dal coronavirus possa essere superata solo tramite uno sforzo unitario di tutti i soggetti coinvolti.

Un appello attualmente raccolto da una rete che raccoglie oltre quattrocento vignaioli, tra i quali figurano nomi importanti della viticoltura indipendente come Marilena Barbera e Walter Massa, che nella lettera di intenti si dichiarano convinti che “da questa crisi possiamo uscirne solo se restiamo uniti e se verrà salvaguardato il lavoro e il ruolo di ciascuno in ogni anello della filiera. Per questo chiediamo a tutti rispetto per il nostro lavoro e offriamo in cambio lo stesso rispetto”.

I firmatari rifiutano inoltre qualsiasi indebita pressione commerciale che punti a ridurre il loro margine operativo e tutte le pratiche sleali, come ad esempio il conto vendita. Reclamano poi con forza il rispetto delle scadenze di pagamento di tutte le forniture effettuate durante l’anno passato, in un periodo in cui il mercato non presentava alcuna criticità legata alla pandemia. Aprono infine a forme di credito agevolate che tengano conto delle difficoltà economiche che il settore Horeca sta vivendo, nel rispetto degli sforzi reciproci e degli investimenti fatti. Assicurano infine che la vendita diretta non entrerà in concorrenza con gli operatori commerciali, ai quali garantiranno la normale marginalità.

Le conseguenze economiche della pandemia – conclude la lettera – hanno travolto la nostra intera società. La natura, però, non si ferma: noi, custodi della terra, non ci siamo arrestati. Lavoriamo per l’eccellenza, per valorizzare la cultura e la civiltà del vino, per consolidare la reputazione del Made in Italy nel mondo. Se non interveniamo immediatamente, il virus ucciderà il nostro patrimonio vitivinicolo, e con esso alcuni territori e parte del prestigio italiano”.

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