Post-Covid, l’Alto Adige punta sull’Italia e sull’eccellenza per ripartire

di Giambattista Marchetto

L’ottimismo sembra contrassegnare l’approccio del Consorzio e dei produttori. Se il turismo e la ristorazione tengono, le prospettive possono essere buone già nella seconda parte dell’anno.

Con quasi 5mila aziende che occupano circa 10mila addetti, il comparto vitivinicolo in Alto Adige si caratterizza come realtà microstrutturata e variegata. E poiché nel settore della vinificazione e della distribuzione il territorio è popolato da molte piccole o piccolissime realtà a gestione familiare, l’impatto della crisi Covid19 è stato diverso. Parte da questo In questa prima fase i prodotti orientati al canale Horeca hanno subito sicuramente un rallentamento maggiore, ma con la fine del lockdown auspichiamo che il gap si riduca progressivamente – evidenzia - L’horeca rappresenta per la maggior parte delle nostre aziende un canale fondamentale. Ad esso è destinato circa il 50% della produzione vitivinicola altoatesina. Inoltre in Alto Adige l’enoturismo è un comparto per noi davvero importante. Il blocco del mercato ha avuto un impatto importante anche per questo settore, ma stiamo già registrando una significativa spinta in avanti e il territorio è pronto oggi ad accogliere in sicurezza i visitatori che vorranno venire alla scoperta dell’Alto Adige e del suo prezioso patrimonio vitivinicoloscenario l’analisi – tutto sommato costruttiva e non pessimista – che il direttore del Consorzio Vini Alto Adige Eduard Bernhart fa dello status quo e sulle prospettive post-Covid.

In questa prima fase i prodotti orientati al canale Horeca hanno subito sicuramente un rallentamento maggiore, ma con la fine del lockdown auspichiamo che il gap si riduca progressivamente – evidenzia – L’horeca rappresenta per la maggior parte delle nostre aziende un canale fondamentale. Ad esso è destinato circa il 50% della produzione vitivinicola altoatesina. Inoltre in Alto Adige l’enoturismo è un comparto per noi davvero importante. Il blocco del mercato ha avuto un impatto importante anche per questo settore, ma stiamo già registrando una significativa spinta in avanti e il territorio è pronto oggi ad accogliere in sicurezza i visitatori che vorranno venire alla scoperta dell’Alto Adige e del suo prezioso patrimonio vitivinicolo”.

Quali sono allora le prospettive nel medio periodo? “Auspichiamo che con la riapertura della ristorazione e con la ripartenza del settore turistico anche il comparto vitivinicolo possa ritrovare un po’ di ossigeno – rilancia Bernhart – Ad oggi cerchiamo di essere quanto più possibile responsive sulle fonti di finanziamento a supporto del settore. Stiamo lavorando per rimodulare le misure OCM vino e per facilitare gli investimenti”. Rispetto al mercato-Italia, il consorzio ha creato una sorta di aggregatore e-commerce che facilita l’accesso ai siti delle cantine che hanno online shop o consegna a domicilio.

Contiamo anche sul supporto che deriva dall’export, a cui oggi è destinato circa il 25% della nostra produzione – aggiunge il direttore – La complessità dello scenario che caratterizzerà i prossimi mesi è oggettiva, ma siamo certi che l’Alto Adige del vino saprà uscirne con la consueta reattività”.

Le aziende altoatesine sembrano confermare l’approccio ottimista e, nonostante la botta durissima del blocco totale dell’horeca, guardano al breve e medio termine con buoni auspici.

IL MONDO COOPERATIVO TEME PER LA RISTORAZIONE, MA RILANCIA
L’impatto sul mondo del vino altoatesino è stato pesante, dato che l’horeca è lo sbocco naturale per l’alta qualità della produzione – evidenzia Andreas Kofler, presidente di Cantina Cortaccia e del Consorzio Cantine Cooperative – È stato come “L’impatto sul mondo del vino altoatesino è stato pesante, dato che l’horeca è lo sbocco naturale per l’alta qualità della produzione – evidenzia Andreas Kofler, presidente di Cantina Cortaccia e del Consorzio Cantine Cooperative – È stato come tirare il freno a mano in autostrada. Le perdite sono stimabili tra il 50 e l’80 per cento del fatturato nei mesi del blocco e chi vendeva ai turisti ha perso probabilmente anche il 100 per cento”. Uno scenario “tragico”, sulla cui evoluzione pesano alcune incognite: “c’è timore per la liquidità nell’horeca e alcuni analisti parlano di un 30% della ristorazione a rischio chiusura – prosegue Kofler – ma è lo stato dell’economia in general che preoccupa, perché si capirà se la gente ha voglia e soldi per uscire. Per fortuna nelle ultime due settimane i segnali sono positivi: con la riapertura sono ripartiti gli ordini e le nostre cantine riescono a distribuire il vino che a marzo stava fermo in magazzino”.tirare il freno a mano in autostrada. Le perdite sono stimabili tra il 50 e l’80 per cento del fatturato nei mesi del blocco e chi vendeva ai turisti ha perso probabilmente anche il 100 per cento”. Uno scenario “tragico”, sulla cui evoluzione pesano alcune incognite: “c’è timore per la liquidità nell’horeca e alcuni analisti parlano di un 30% della ristorazione a rischio chiusura – prosegue Kofler – ma è lo stato dell’economia in general che preoccupa, perché si capirà se la gente ha voglia e soldi per uscire. Per fortuna nelle ultime due settimane i segnali sono positivi: con la riapertura sono ripartiti gli ordini e le nostre cantine riescono a distribuire il vino che a marzo stava fermo in magazzino”.

Secondo l’esponente del mondo cooperativo l’Alto Adige si trova però in una situazione privilegiata, per la stabilità del contesto (anche amministrativo) e perché hotel e ristoranti si attestano principalmente nella fascia alta del mercato. “Per la nostra provincia il mercato locale rappresenta il 50% del venduto – chiosa – Senza turismo e senza gastronomia rischiamo di non farcela, ma come la chiusura ha avuto un effetto negativo immediato, anche la ripartenza può essere veloce. Attendiamo e lavoriamo”.

TRAMIN RILANCIA SULL’ITALIA E PUNTA SULLE CITTÀ
L’impatto della crisi è arrivato come una frustata per Cantina Tramin. “Avendo una fortissima posizione nella ristorazione, abbiamo avuto un forte impatto sin dai primi giorni del lockdown – conferma il direttore commerciale Wolfgang KlotzIn media, da marzo a maggio abbiamo perso il 55%, con un picco del calo ad aprile (quasi -70%) e una notevole ripresa dell’Italia verso fine maggio”. È proprio il mercato interno a far ben sperare. “A prescindere dal fatto che il 2020 sarà un anno in cui stringere i denti, notiamo una notevole smossa del mercato nazionale – specifica – Sperando che la situazione delle infezioni rimanga sotto controllo, vedo un bell’autunno per le città. Sono fiducioso del fatto che per l’inizio del prossimo anno la situazione sanitaria si sarà stabilizzata. Detto questo, mi aspetto un bel 2021, con un’economia sotto pressione sì, ma con tanti segnali positivi”. E rilancia augurandosi “di poter vedere una crescita sensibile verso la qualità e non verso la quantità”, dato che “l’esperienza Covid potrebbe allargare il principio della qualità di consumo e di vita consapevole in molte più situazioni”.

 

HOFSTÄTTER: E-COMMERCE STRATEGICO, MA NON SOSTITUISCE L’HORECA
La quantificazione del contraccolpo economico è ancora in corso per la Tenuta Hofstätter. “Prima del mancato fatturato, il problema che si è immediatamente manifestato è stato quello legato all’esigibilità del credito e lo è anche in questa fase – fa rilevare Martin Foradori HofstätterIl danno è stato enorme per un’azienda come la nostra che vende il 90% dei suoi vini in Italia, nel settore horeca. Per due mesi il fatturato si è quasi azzerato e ora vediamo timidi segnali di ripresa”.

I due fronti strategici per la ripresa sono dunque e-commerce e ristorazione. “Anche il settore del vino ha finalmente compreso l’importanza dell’e-commerce, che avrà un ruolo di primo piano nell’approccio diretto tra produttore e consumatore – osserva l’imprenditore di Termeno – Anche le stesse enoteche si stanno riorganizzando per poter offrire online i loro servizi e prodotti. L’e-commerce non potrà però sostituire un canale fondamentale come l’horeca. Per questo abbiamo pensato a servizi che possano agevolare i nostri clienti con volumi d’acquisto tarati sulle loro esigenze per contenere l’esposizione finanziaria dei partner e dare loro la giusta flessibilità per ripartire. Le grandi bottiglie si aprono più di sovente al ristorante, davanti alla creazione di uno chef che sappia regalarci la giusta emozione da abbinare”. E in prospettiva Foradori Hofstätter vede come essenziale un sostegno al comparto enogastronomico: “avrà bisogno di tutele e misure ad hoc di supporto – dice – Se non si sostiene la ristorazione si impoverisce una delle nostre carte vincenti per il turismo, che è uno dei settori trainanti della nostra economia”.

 

KETTMEIR RIPARTE DALL’ENOTURISMO E RILANCIA SUL 2021
Presente essenzialmente nel canale horeca, Kettmeir punta sull’eccellenza e recentemente è stata oggetto di importanti investimenti dopo l’ingresso nel gruppo Santa Margherita. “L’azienda ha una storia centenaria e ha già visto momenti storici di grande difficoltà e ne è sempre uscita con uno spirito innovativo – evidenzia l’amministratore delegato Beniamino Garofalo La pandemia ha però avuto un impatto molto forte sul suo conto economico nella prima fase di quest’anno e vedremo l’evoluzione dell’esercizio per capire quale sarà il punto di caduta definitivo. Restiamo ottimisti in considerazione di alcuni elementi caratterizzanti: l’Alto Adige è stata una provincia che ha contrastato molto bene l’epidemia ed è stata la prima realtà italiana ad uscire dal lockdown; non è mai stata interessata da ipotesi di blocco eventuale delle frontiere, fattore peraltro ora già superato con la riapertura del Brennero, e questo riporterà a breve i turisti del Nord Europa. Inoltre il grande lavoro fatto nel passato in Kettmeir per valorizzare la sua competenza spumantistica, il legame coi masi storici di produzione, il suo radicamento territoriale rappresentano delle leve importanti per la ripartenza”. Senza contare che esser parte di uno dei primi gruppi italiani del vino, fra i pochi con una presenza diretta negli USA, consente di avere spalle larghe per superare questo momento.

Per il 2020, Kettmeir vuole tornare a correre. L’attività di accoglienza dei winelover e degli enoturisti è ripartita a inizio giugno. “Abbiamo supportato i nostri partner dell’horeca e crediamo di aver consolidato i rapporti – aggiunge l’ad – siamo e resteremo a fianco dei nostri partner commerciali offrendo loro tutte le opportunità per far riprendere al meglio le loro attività. Non credo sia possibile, tanto meno utile, buttare a caso delle previsioni per il 2020. Abbiamo davanti la stagione estiva che potrà cambiare il sentiment dell’intero anno: se andrà bene, se tornerà la fiducia, se gli Italiani in primis torneranno ad affollare i luoghi di vacanza allora la ripresa autunnale sarà meno problematica”.

Il futuro richiede però più attenzione. “Il 2020 sarà economicamente un anno di contrazione globale dell’economia, quindi tutti cercheranno di limitare le perdite e di non farsi troppo male – rimarca Garofalo – La vera sfida è nel 2021: chi sarà più efficiente, bravo, nella ripartenza conquisterà quote di mercato a scapito degli altri competitor. È una sfida fra le aziende, ma soprattutto fra i sistemi economici. La Francia ad esempio ha già immesso grande liquidità nel settore con la distillazione d’emergenza delle scorte, noi ne stiamo ancora parlando. C’è bisogno che il sistema-Italia faccia un balzo in avanti, ma adesso e non fra tre/quattro mesi quando i giochi rischiano di essere già fatti”.

 

ALOIS LAGEDER “GIOCA” SULLA DIFFERENZIAZIONE DI MERCATO
Avendo fortemente diversificato i mercati negli ultimi anni – lavorando per il 70% con l’estero e per un 30% con l’Italia e in particolare l’Alto Adige – la Tenuta Alois Lageder ha risentito di uno shutdown rallentato, con due settimane di allentamento. “Con il lockdown a marzo tutto il settore del horeca si è fermato completamente all’improvviso. In Italia il blocco è avvenuto quasi da un giorno all’altro –riferisce Helena LagederGli Usa hanno continuato a comprare, da parte degli importatori statunitensi non abbiamo avvertito un vero e proprio ‘stop’ come è avvenuto in Italia, nonostante i volumi si siano notevolmente abbassati”. Ora l’azienda di Magré registra i primi segnali di ripartenza. “In Alto Adige i ristoranti hanno riaperto dall’11 maggio, per cui la ripartenza si sente forse più veloce rispetto ad altre regioni – dice – All’estero la ripartenza è stata anticipata, soprattutto in Germania, Svizzera, Belgio e Olanda. Una vera sorpresa per noi è stato il mercato canadese, che ha un grandissimo vantaggio dato dal monopolio e ha assecondato i consumi di vino al di fuori del settore horeca”.

L’ottimismo segna lo sguardo della famiglia Lageder nel breve e medio periodo. “La tempesta prima o poi passerà – dichiara Helena – Sono convinta che l’Italia ne uscirà più velocemente rispetto ad altri paesi. Credo che dobbiamo avere tanta pazienza con i mercati e conservare l’abilità di adattarci ed essere flessibili. Ci porteremo dietro molti aspetti positivi di questo periodo e sono ottimista per il 2021”.

REAZIONE ONLINE PER NALS MARGREID
In Nals Margreid il fulmine a ciel sereno del lockdown ha visto una reazione pressoché immediata. “La crisi ci ha colpito a ciel sereno, nel bel mezzo della stagione invernale sulle nostre montagne – dice il direttore commerciale Gottfried PollingerDa un giorno all’altro gli alberghi e i ristoranti hanno dovuto chiudere e si è creata una fase di stallo. Abbiamo risposto potenziando la vendita online e restando vicini ai nostri partner. Abbiamo altri sei mesi prima di chiudere il 2020 e solo a fine anno potremo tirare le somme relativamente all’anno in corso. Abbiamo dovuto riorganizzare i nostri progetti, senza però metterli da parte. Nel medio periodo vedo che ci saranno sicuramente dei cambiamenti, ma sono certo che lavorare puntando sempre alla massima qualità sia una strategia vincente”.
Lo sguardo sul futuro rimane positivo a Nalles. “Sicuramente riorganizzeremo le nostre strutture commerciali con l’obiettivo di agire ancora più intensamente sul mercato nazionale, sostenendo il consumatore italiano che ama i vini dell’Alto Adige. Inoltre lavoreremo per continuare a consolidare la nostra posizione nel mercato internazionale, dove ci impegneremo per far conoscere la creatività, la manualità, la cura, l’eleganza, l’unicità che caratterizzano la cantina”.

 

@gbmarchetto