AIAB, FederBio e Slow Food critiche con il Piano Colao

di Redazione

Le tre organizzazioni reclamano più attenzione per l’agricoltura e la sostenibilità da parte del Governo italiano.

Aiab, Federbio e Slow Food prendono posizione nella discussione attorno alla ripartenza del paese criticando le previsioni contenute nel Piano Colao, ritenute incapaci di cambiare quel paradigma che dovrebbe accompagnare la fase post Covid.

Secondo Aiab i testi in discussione non mettono sufficientemente in discussione il modello di sviluppo predatorio che è alla base delle emergenze che affliggono il pianeta. “Davvero – si domanda il presidente Antonio Corbarinon si capisce l’importanza di un’agricoltura pulita, in un Paese in cui la Superficie Agricola è il 43% del territorio nazionale? Il modello bio è visione mentre la tecnologia è strumentale e non ha valore di per sé. Avevamo tutti creduto che l’emergenza avrebbe portato un cambiamento radicale della visione del mondo. Probabilmente ci siamo illusi”.

Dal canto suo FederBio si definisce stupita che dagli Stati generali non emerga con sufficiente chiarezza il ruolo del biologico come asset strategico per lo sviluppo futuro “È incredibile che in Italia il biologico non venga considerato una risorsa determinante per il sistema Paese, in totale controtendenza rispetto alle strategie europee. L’emergenza globale ha mostrato in maniera evidente come sia fondamentale garantire cibo sano, che risponda ai principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per questo chiediamo di accelerare l’iter di approvazione del progetto di legge sull’agricoltura biologica” ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

Diverse nei contenuti invece le critiche mosse da Slow Food, che in un articolo dal titolo ‘Non si può parlare di rilancio senza parlare di agricoltura’ asserisce che “Il piano Colao riporta l’Italia a quando nasceva Slow Food, più di trent’anni fa e si dimentica del vero tesoro d’Italia: la produzione agricola e alimentare di piccola scala. E invece il nostro Paese ha necessità di trovare la strada delle produzioni di prossimità, del sostegno verso la transizione ecologica dell’agricoltura, della forte interazione tra produzioni locali e consumo, ha bisogno di puntare sui borghi e sulle botteghe, di rendere vive e vitali le terre alte, di credere in chi produce cibo senza devastare”.

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