La pandemia non ha fermato i controlli sull’agroalimentare

di redazione

Oltre ventimila casi al vaglio dell’ICQRF durante il lockdown, con la filiera vitivinicola che ha certificato 2,12 milioni di ettolitri di vino.

L’attenzione sulla sicurezza alimentare non è scemata durante il lockdown, con gli enti di controllo preposti che hanno continuato a svolgere a pieno ritmo la loro attività di controllo su produttori ed enti di certificazione, finalizzata a offrire la massima sicurezza ai consumatori.

Nel suo recente report, l’ICQRF rivela infatti come, nel trimestre febbraio-aprile, i suoi 29 uffici e 6 laboratori hanno eseguito 21.172 controlli antifrode, con ben 2.543 visite ispettive presso gli stabilimenti di produzione. Oltre un terzo dei controlli sono stati svolti nell’area settentrionale del Paese, con un 17% che ha interessato Lombardia e Veneto, le due regioni più colpite dalla pandemia. I tassi di irregolarità, sia per le attività ispettive che per quanto concerne le attività analitiche, sono stati in linea con gli indici registrati prima dello stato emergenziale.

Questo enorme lavoro è stato necessario per accompagnare gli sforzi della filiera agroalimentare che, nonostante i ben noti problemi logistici e mercantili legati al coronavirus, non ha interrotto la produzione,. Nel settore vitivinicolo, ad esempio, nel bimestre marzo-aprile sono stati certificati infatti 2,12 milioni di ettolitri di vino di qualità, l’equivalente di circa 283 milioni di bottiglie. Come da previsioni il Prosecco, nelle sue tre denominazioni (Asolo Docg, Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Docg), è stato il vino più certificato: 580mila ettolitri, pari a circa 77 milioni di bottiglie.

Sebbene con tasso di crescita inferiore rispetto alla domanda, anche la filiera Bio ha continuato a crescere, dal 1° febbraio 2020 sono entrati nel sistema dell’agricoltura biologica 998 nuovi operatori per una superfice pari a 26.960 ettari.

A ben vedere dunque il sistema dei controlli ha continuato a garantire la massima efficienza, permettendo dunque al sistema italiano la tanto auspicata tracciabilità e certificazione, che solo pochi giorni fa Giuseppe Liberatore, amministratore delegato Valoritalia, aveva definito “punto vincente dell’Italia rispetto al resto del mondo”, invitando a rafforzarne la comunicazione al consumatore.