Federdoc: novità positive sull’imbottigliamento fuori zona

di Redazione

La federazione dei consorzi sostiene l’interpretazione ministeriale della norma, invitando l’esecutivo a fare di più in materia di pegno rotativo, misura fondamentale a rischio inefficacia.

Nel dibattito attorno agli opportuni strumenti di contrasto agli effetti della pandemia la Federdoc esprime tutto il suo appoggio alle misure riguardanti l’imbottigliamento fuori zona e al pegno rotativo, per il quale però invita a una maggiore attenzione.

Accogliamo con grande soddisfazione la decisione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di modificare una misura che tocca un tema fondamentale per il nostro settore, vale a dire la tutela e la garanzia dell’assoluta qualità che contraddistingue il vino made in Italy”. È questo il commento di Federdoc in riferimento alle disposizioni applicative dell’articolo 43 del Decreto Semplificazioni, che norma l’imbottigliamento fuori zona dei vini a denominazione “In caso di dichiarazione di calamità naturali ovvero di adozione di misure sanitarie o fitosanitarie, o altre cause di forza maggiore, riconosciute dall’autorità competente, che impediscano temporaneamente agli operatori di rispettare il disciplinare di produzione”.

Riteniamo – spiega Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc – che questa sia la strada maestra da seguire, anche perché, ci tengo a ricordarlo, l’adozione dei decreti di autorizzazione temporanei prevede una precisa pubblicizzazione e il coinvolgimento delle istituzioni nazionali e comunitarie, delle Regioni, della filiera, dei consorzi di tutela e degli enti di controllo”.

Federdoc affronta in seguito il tema del cosiddetto pegno rotativo per i prodotti Dop e Igp, giudicandolo uno strumento utile a scongiurare eventuali crisi di liquidità. “Da un lato abbiamo apprezzato la modifica del Registro telematico, nel quale attraverso specifiche funzionalità è possibile registrare, vincolare o svincolare un pegno consentendo alle banche di poter verificare tutte le operazioni fatte sul prodotto soggetto a vincolo” spiega il presidente, che non può però esimersi dal criticare la stessa circolare laddove prevede che non è previsto alcun controllo di coerenza tra il prodotto presente nel registro pegni e il prodotto vitivinicolo, pertanto non viene garantita nessuna coerenza fra le operazioni di registro e quanto riportato nei registri pegni “Sulla base di questi presupposti – sostiene Ricci Curbastro – abbiamo il fondato timore che le banche non abbiano tutte le garanzie di cui hanno bisogno per concedere le erogazioni e che pertanto il provvedimento possa risultare inefficace”.

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