Dalle giacenze nessun segnale di crisi

di Redazione

Secondo Alleanza Cooperative i dati sul vino fermo in cantina non giustificano il diffuso allarmismo, anche se il futuro continua a essere incerto.

Affermare oggi che il settore vitivinicolo italiano goda di buona salute sarebbe assai distante dalla realtà, ma la lettura dei dati effettivi – e non di quelli ipotetici e tutti ancora da verificare – ci restituisce tuttavia un quadro meno drammatico rispetto a quanto alcuni sostengono”.

A dirlo è Luca Rigotti, coordinatore vino di Alleanza cooperative agroalimentari, le cui 400 cantine aderenti detengono il 58% della produzione media del vino italiano. Posizione confermata peraltro dai dati di Cantina Italia, che alla fine di luglio ha rilevato delle giacenze in linea con l’anno passato.

Allargando le sue considerazioni all’imminente vendemmia, che per le cantine di Alleanza Cooperative non dovrebbe presentare significative variazioni quantitativeResta per di più ancora tutto da verificare il possibile effetto della misura di riduzione volontaria delle rese per i vini a Indicazione Geografica, attivata solo di recente dal Ministero e rispetto alla quale è difficile prevedere adesioni ed effetti reali. Certo è – continua Rigotti – che la distillazione di crisi non ha riscontrato un grande successo e ciò si spiega in parte perché il prezzo pagato per il vino era ad un livello decisamente troppo basso rispetto al mercato, come già la cooperazione aveva a suo tempo segnalato, dall’altra parte perché con giacenze del vino da tavola che alla data del 15 luglio risultavano inferiori dell’11% rispetto all’anno precedente, focalizzare la distillazione solo su quest’ultimo non ha probabilmente contribuito al successo della misura”.

Per quel che riguarda infine le dinamiche dei prezzi, “le quotazioni più recenti ci parlano di qualche difficoltà per i segmenti di fascia più alta, con riduzioni di circa il 4% rispetto ad un anno fa, ma allo stesso tempo di una buona tenuta dei listini dei vini da tavola. Anche a fronte di una importante riduzione negli scambi internazionali, il dato dell’Italia risulta tenere meglio rispetto agli altri competitor” conclude Rigotti, auspicandosi che la fase di rilancio porti con sé un rinnovato spirito di coesione tra gli attori vitivinicoli.

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