Continua la crisi del turismo italiano

di Redazione

Città d’arte e agriturismi scontano l’assenza di visitatori stranieri, che spinge al ribasso la spesa turistica per la tavola.

Giunti quasi al termine dell’estate, Coldiretti traccia un primo bilancio di questa estate, gravata dal peso di una pandemia che non ha smesso di incidere sulle scelte della classe politica e dei consumatori internazionali. Ne emerge un quadro a tinte fosche, dove a destare preoccupazione sono il ridotto flusso turistico internazionale e la contrazione della spesa turistica per la tavola.

Secondo l’associazione il mese di agosto si è infatti chiuso con l’assenza dei consueti otto milioni di turisti stranieri che lo scorso anno avevano pernottato in Italia, con una pesante ricaduta economica e occupazionale sul settore turistico nazionale. Una situazione che ha impattato in modo particolare sulle città d’arte, storiche mete del turismo internazionale estivo, ma anche sugli agriturismi, dove gli stranieri, in alcune regioni, rappresentavano tradizionalmente oltre la metà degli ospiti nelle campagne. Un vuoto che, secondo Coldiretti, non è stato compensato dai 21,1 milioni di italiani che hanno scelto l’Italia per trascorrere le loro vacanze nel mese di agosto. “L’Italia quest’anno è di gran lunga la destinazione preferita – spiega la Coldiretti – ed è scelta come meta dal 93% rispetto all’86% dello scorso anno ma la svolta patriottica non riesce a compensare il calo dovuto alla mancanza di stranieri e al minor numero di italiani in vacanza che hanno anche ridotto il budget”.

Questa assenza, unita alla ridotta disponibilità economica degli italiani ha peraltro inciso sulla spesa turistica agroalimentare, che si attesta sotto i 20 miliardi di euro, con un calo di circa il 30% rispetto al 2019. “A pesare – continua Coldiretti – è soprattutto il crollo delle presenze dei turisti stranieri a partire da quelli con elevate capacità di spesa come gli americani, colpiti dal blocco delle frontiere e dalle preoccupazioni per il ritorno della pandemia. Un’assenza che ha un impatto rilevante sulle attività di ristoranti, bar e agriturismi, oltre che sugli acquisti diretti di prodotti agroalimentari. Ad essere colpite sono state soprattutto le città d’arte storiche mete del turismo dall’estero con trattorie, ristoranti e bar praticamente vuoti”.

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