Il carrello degli italiani è sempre più green

di Redazione

La crescente sensibilità sociale verso le tematiche ambientali offre interessanti sviluppi per le aziende agroalimentari italiane.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione del concetto di sostenibilità, che da semplice espressione di nicchia è diventato a tutti gli effetti uno dei temi più attenzionati dai consumatori italiani e, di conseguenza, dalle aziende agroalimentari. La prima e più immediata vetrina di questo fenomeno è rappresentata dalle etichette dei prodotti, sulle quali fioriscono slogan e dichiarazioni pro-sostenibilità. Un’ulteriore conferma di questo fenomeno ci è offerta in questi giorni dall’Osservatorio Immagino, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Nielsen, secondo il quale il paniere dei prodotti con claim legati alla sostenibilità è arrivato a 21.213 referenze, per un sell-out che sfiora gli 8 miliardi di euro.

Nella sua opera di monitoraggio dell’evoluzione green della spesa degli italiani, l’Osservatorio rileva che, con un fatturato di 3,6 miliardi di euro, sono i claim legati alla gestione sostenibile delle risorse a catalizzare l’attenzione dei consumatori. A trainare la categoria il segmento dei prodotti per cui viene segnalato un imballo “compostabile”, il cui sell-out è cresciuto del 55,9% rispetto al 2018, per un fatturato in gdo di 74 milioni di euro. Buone anche le performance del claim ‘meno plastica’ (+21%) e biodegradabile (+11,7%).

Buono anche il riscontro in termini di sell-out delle etichette che richiamano pratiche amiche della natura e sistemi di allevamento e coltivazione sostenibili. A spingerle verso l’alto sono soprattutto le keyword ‘biologico’, “Ogm free”, ‘100% ingredienti naturali’. Questi prodotti hanno realizzato un fatturato di 2,4 miliardi di euro. Ottimo riscontro per i prodotti ‘senza antibiotici’ (+62% rispetto al 2018).  Lieve ma significativo anche il passo in avanti (1,8%) dei prodotti attenti alla responsabilità sociale il cui giro d’affari è stato di 2,3 miliardi di euro. In tal senso hanno giocato un ruolo importante i prodotti certificati Utz (+16,2%) e Fairtrade (+8,5%).