Barbera d’Asti: terroir nel bicchiere

di Redazione

Definiti i risultati del progetto di caratterizzazione territoriale voluto dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato.

Si chiama Barbera 2.0 il progetto sviluppato dal Consorzio Barbera d’Asti in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino con lo scopo di caratterizzare la Barbera d’Asti in base alle peculiarità riconducibili a specifiche zone. L’idea è quella di dividere idealmente il territorio della denominazione stessa in zone uniformi, ciascuna contraddistinta da specifici valori chimici e profili sensoriali.

Da un punto di vista territoriale il lavoro ha preso il via con la divisione dell’areale di produzione in territori omogenei da un punto di vista produttivo e pedoclimatico. In seguito sono state effettuate delle micro-vinificazioni sui campioni provenienti da tredici zone differenti, i quali hanno consentito di identificare le rispettive caratteristiche. Successivamente è continuato con la degustazione alla cieca di 111 etichette, per ciascuna delle quali è stata compilata un apposita scheda con i risultati organolettici.

Ricerca, innovazione e conoscenza sono necessarie non soltanto per ottimizzare le coltivazioni, ma anche per raggiungere livelli qualitativi sempre più alti – dichiara Filippo Mobrici, presidente del Consorzio – Questo progetto, realizzato grazie all’importante sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che confermano di credere e investire nella ricerca attraverso l’appoggio a interventi concreti che ricadano virtuosamente sulle aziende e sul tessuto produttivo del territorio, è il più grande progetto di ricerca che ha interessato il mondo della Barbera d’Asti, dopo quello sui lieviti autoctoni che ha portato a selezionarne alcuni ceppi di alto profilo per l’impiego nelle nostre cantine. La tutela del territorio e la valorizzazione dei suoi patrimoni passa anche attraverso operazioni di questo tipo”.

Il progetto della caratterizzazione ha portato un triennio di lavoro intenso e operativamente articolato in due fasi – spiega Vincenzo Gerbi, professore ordinario di enologia all’Università di Torino – La prima è stata un’indagine dei vini Barbera d’Asti presenti sul mercato, per effettuare una ricognizione generale del prodotto; la seconda quella delle micro-vinificazioni in condizioni uniformi, per far emergere unicamente le caratteristiche del territorio di provenienza delle uve, eliminando di fatto l’intervento della singola azienda. I risultati dimostrano una qualità alta e piuttosto uniforme delle uve, ma caratteri differenti di espressione, segno di una grande versatilità del vitigno”.

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