Brasile, riconosciuta la prima Indicazione Geografica di un popolo indigeno

di redazione

Qualivita: “Le Indicazioni Geografiche si confermano un potente strumento per i diritti e per lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo”.

Storico riconoscimento nell’ambito delle Indicazioni Geografiche mondiali. L’INPI – Istituto Nazionale della Proprietà Industriale brasiliano ha infatti riconosciuto la terra indigena Andirá-Marau come territorio di origine delle IG Warana, un guaranà nativo, e Pane Warana, un bastoncino di guaranà. Si tratta delle prime Indicazioni Geografiche rivendicate da un popolo Indigeno, il Sateré-Mawé, per tutelare e valorizzare una produzione agroalimentare legata a fattori naturali e metodi di produzione unici, arrivata grazie all’impegno del Consorzio dei Produttori Sateré-Mawé.

I due prodotti hanno vista riconosciuta “la tutela dell’ambiente come fondamentale per garantire la simbiosi tra il singolo Sateré-Mawé e le specie vegetali addomesticate nella zona dell’Indicazione Geografica”. Elemento questo fortemente legato alle pratiche del popolo indigeno Sateré-Mawé, capaci di garantire la conservazione e l’adattamento genetico del Warana nel suo ambiente naturale, la terra indigena di Andirá-Marau che costituisce l’unica banca genetica in situ di guaraná esistente nel mondo. Al fine di mantenere questa condizione, l’Indicazione Geografica vieta tutte le forme di riproduzione dei Warana attraverso la clonazione fuori dalla zona di produzione ufficiale. Tra i fattori naturali presenti in questa denominazione, spiccano i terreni antropici, l’elevata umidità ambientale e le api di paglia come agenti impollinatori. I fattori umani includono la coltivazione completamente artigianale del guaranà autoctono da parte dei produttori, che ancora disidratano e fumano i chicchi di guaranà per ottenere il bastoncino di guaranà con un colore, un aroma, un sapore e una consistenza molto caratteristici. Il logo della IG riporta un pipistrello, che corrisponde al fiume Andirá, e una rana, che rappresenta il fiume Mara.

Con il riconoscimento del prodotto di una tribù indigena in Brasile – dichiara Mauro Rosati, dg della Fondazione Qualivita – le Indicazioni Geografiche si rafforzano come straordinari dispositivi giuridici di sviluppo economico ma anche di democrazia alimentare e agricola in quanto strumenti per il riconoscimento dei diritti dei popoli. Crediamo che il lavoro fatto in questi anni dalle ‘comunità più evolute’ per la promozione del sistema delle Indicazioni Geografiche, con in testa Italia e Francia, rappresenti oggi un modello importante di cooperazione e di sostegno anche per i Paesi in via di sviluppo, con una strategia orientata alla vera sostenibilità”.