Il Prosecco non teme la crisi

di Redazione

L’ampio bacino di utenti affezionati alle bollicine venete e l’esordio della versione rosé hanno spinto il Prosecco a superare la crisi globale che ha investito i vini spumanti.

In attesa di conoscere i dati di vendita del periodo natalizio, il Consorzio Prosecco ha presentato l’analisi sul mercato italiano e tedesco firmate Nomisma Wine Monitor, secondo la quale, all’interno di uno scenario globale negativo per i vini spumanti, lo spumante veneto è stato capace di mantenere le proprie quote di mercato. A conferma di ciò il +1,6% fatto registrare dagli imbottigliamenti nei primi 11 mesi del 2020, conseguito grazie ai maggiori acquisti nella grande distribuzione e al debutto del Prosecco rosé, che ha generato da solo circa 13 milioni di bottiglie in poco più di un mese e mezzo dall’avvio della commercializzazione.

Questo successo, stando all’identikit del consumatore analizzato da Nomisma, è dato anche dalla trasversalità dei consumi. Infatti, considerando genere, età, area geografica, reddito e titolo di studio, si evince che il 70% della popolazione, tra i 18 e i 65 anni, consuma mediamente Prosecco. Lo studio ha segnalato anche i fattori in grado di assicurare il successo della denominazione nel prossimo futuro che, secondo il parere dei consumatori saranno: la ricerca di una sempre più elevata qualità sensoriale, l’innovazione, la certificazione di sostenibilità ambientale e il posizionamento.

Credo che tutto ciò sia il risultato di un proficuo lavoro portato avanti con estrema convinzione dal sistema produttivo e dal nostro consorzio, coinvolgendo importanti centri di ricerca. In ogni caso, dobbiamo sforzarci di fare di più e meglio – osserva il presidente del Consorzio, Stefano Zanette -. Mentre sul fronte dei volumi il dato appare incoraggiante, sul fronte del valore dobbiamo prestare maggiore attenzione, con l’obiettivo di incidere positivamente sul percepito della denominazione”.

Un eccessivo stimolo alle vendite promozionali e sottocosto potrebbe infatti compromettere la normale congiunzione tra le produzioni ottenute dalla vendemmia 2020 e quelle della vendemmia 2021 che, sulla scorta delle ultime modifiche del disciplinare approvate dall’Assemblea ordinaria dei soci, non potranno essere commercializzate prima del primo gennaio 2022. “Per questo voglio invitare il nostro sistema produttivo, ma anche gli operatori della distribuzione, affinché operino per valorizzare adeguatamente il lavoro di oltre 11.000 viticoltori, poco meno di 1.200 vinificatori e di 348 case spumantistiche. L’auspicio – conclude Zanette – è di veder posizionate le nostre produzioni sul prezzo che la maggioranza dei consumatori percepisce corrispondente alla qualità del Prosecco. Dal canto nostro, come Consorzio, assicuriamo il massimo impegno nel garantire un continuo processo di miglioramento della qualità delle nostre produzioni e una “durabilità” della denominazione che consentirà ai produttori e alle comunità locali di sentirsi sempre più parte del successo del Prosecco Doc”.

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