Hans Terzer battezza Appius 2016 “il migliore di sempre”

di Elena Morganti

Il winemaker della Cantina San Michele Appiano presenta il vino frutto di una selezione da quattro monovitigni. In degustazione una complessità minerale e sofisticata.

di Elena Morganti / Giambattista Marchetto

Nato nel 2010 come progetto per un vino capace di rappresentare il millesimo, esprimendo la creatività e la sensibilità del suo autore che ha scelto le uve più nobili assemblandole nel segno dell’armonia sensoriale e gustativa, Appius incarna la filosofia di Hans Terzer. Il winemaker della Cantina San Michele Appiano ha dichiarato da tempo di essere poco orientato a pensare i Cru come una dimensione spaziale. “Io ho a disposizione moltissimi Cru, ma non li mettiamo in etichetta – ha dichiarato presentando la cuvée 2014 – Abbiamo piuttosto vini che sono assemblaggi dei migliori Cru, da uve che cerco e seleziono sui quasi 400 ettari di vigneti dei nostri soci. Rappresentano le peculiarità del nostro terroir e la migliore espressione del nostro lavoro in cantina alla ricerca dell’eccellenza”.

Qui sta il nodo cruciale. “Ogni vino rispecchia l’annata, ma per essere lo specchio di un’annata questo vino è pensato come una cuvée che porta in bottiglia il meglio di quello che ho in cantina – chiarisce Terzer – Composto da 4 vitigni, Appius può modificarsi perché deve esprimere solo l’eccellenza. La spina dorsale, di solito, è lo Chardonnay, ma in ogni edizione cambiano le percentuali perché dopo l’affinamento in legno scelgo i campioni capaci di dare il senso dell’annata”.

Il winemaker agisce dunque come un alchimista per raggiungere quello che definisce “un equilibrio perfetto”. Cosa significa? “Che non tutte le uve destinate alla produzione di Appius finiscono nelle partite della cuvée – chiarisce – Ci può essere una partita che mi piace come vino, ma non mi va bene come componente di Appius. Perché alla fine se metto lo stesso mosto in quattro legni dello stesso anno anche della stessa tonnellerie posso avere quattro differenti risultati”.

Cosa cerca dunque Terzer? “Un vino che sia pulitissimo, netto, brillante nei profumi e in bocca. Non deve avere imperfezioni. E non voglio esagerare coi profumi: potrei aumentare il Sauvignon, ma non lo voglio fare, perché mi serve come il sale per dare un pizzico di qualcosa. Cercando un vino bianco complesso, che rispecchi la nostra filosofia, vorrei avere una bella mineralità e acidità, ma anche una piacevole cremosità”. Per questo l’assemblaggio avviene dopo l’affinamento, per evitare che uve raccolte in momenti diversi in parcelle diverse portino ad esiti non controllati.

Appius è dunque un vino che “racconta la montagna”, è un progetto sofisticato. E costoso. “Il vino si ripaga – commenta Terzer – perché costa quattro volte più degli altri. Anche se il problema in Italia è che il consumatore è disposto a pagare di più per un rosso, un Supertuscan o un Barolo, ma fa resistenza a pagare la stessa cifra per un vino bianco. Questo non succede in Francia, dove i grandi Montrachet sono pari ai grandi Pinot Noir. In ogni caso riusciamo ad offrirlo bene nella grande ristorazione, ci sono i winelover e poi l’export, soprattutto verso USA e Giappone”.

IL “FLORIDO” 2016

Il “sogno” chiamato Appius torna dunque in bottiglia per la settima edizione di Appius, che celebra un’annata florida come il 2016. Il millesimo è stato caratterizzato infatti da un prolungato periodo di pioggia nel cuore dell’estate, che inizialmente aveva destato qualche preoccupazione, ma che poi ha saputo regalare un “settembre d’oro” e una vendemmia rigogliosa. E questa ricchezza di frutti maturi ha dato vita a un Appius intenso e sofisticato, che spinge Terzer ad affermare che “potrebbe essere l’Appius più grande mai prodotto fino ad oggi”.

Come sempre sono le uve bianche a comporre l’esclusiva cuvée, con la netta predominanza dello Chardonnay (58%) a cui si aggiungono Pinot Grigio (22%), Pinot Bianco (12%) e Sauvignon Blanc (8%), per una limited edition che si ferma quest’anno a 6mila bottiglie, alcune anche in grande formato.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Dal punto di vista visivo, nel calice il vino sfoggia un giallo paglierino intenso e luminoso, con riflessi dorati e con una consistenza importante che si rivela in lacrime lente e corpose. Gli aromi dell’Appius 2016 sono intensi e complessi. Tra tutti spicca il frutto, pesca nettarina matura e mela golden, frutta esotica, ma anche erbe officinali come timo, salvia ed erba luigia, con note floreali di ginestra, accenni di mandorla e nocciola e lievi sentori vanigliati.

In bocca l’acidità e la morbidezza sono sapientemente calibrate, insieme al frutto e a un calore importante, ma ben integrato. Bella inoltre la mineralità, che regala una piacevole salivazione ai lati della bocca, alternando le sensazioni di cremosità.

Un’etichetta di grande struttura e complessità, sofisticato tanto nella pulizia dei profumi quanto nell’equilibrio gustativo e, in particolare, nella splendida alternanza tra freschezza e sapidità, che donano godibilità al sorso.