Il racconto della pietra negli autoctoni di Assuli

di Elena Morganti

La cantina di Mazara del Vallo ha un focus sul territorio e coltiva vere “reliquie” enologiche. Tre le referenze in degustazione.

Circa 130 ettari di vigneti tra Mazara del Vallo e Trapani, dedicati ai vitigni autoctoni siciliani e una storia intimamente connessa alla terra e ai suoi frutti, che unisce il vino e la pietra. Nasce infatti da una famiglia di imprenditori del settore lapideo il fondatore di Assuli, Roberto Caruso, il cui padre scoprì la varietà di marmo “Perlato di Sicilia” e fondò un’azienda che ha contribuito dal 1948 allo sviluppo economico del territorio. Oggi Assuli mette insieme queste due anime con una sede – situata in contrada Carcitella (Mazara del Vallo, TP), realizzata dalla ristrutturazione di un baglio del Settecento con l’impiego di materiali e tecniche tradizionali.

TERRITORIO E VIGNE

Un’architettura profondamente legata al territorio, che riflette la filosofia applicata anche in vigna, quella di concentrarsi sui vitigni autoctoni siciliani, come Nero d’Avola, Zibibbo, Lucido, Grillo, Perricone e non solo, ma anche sul Syrah, varietà internazionale che ha avuto una buona diffusione in Sicilia. E la produzione è interamente certificata bio per una viticoltura il più possibile rispettosa dell’ambiente.

La proprietà è suddivisa in cinque appezzamenti, Carcitella, Besi, Fontanabianca, Segesta e Bosco Scorace, tutti tra i 100 e i 600 metri di altitudine sul livello del mare e ciascuno con caratteristiche specifiche. Particolarmente interessanti risultano gli appezzamenti di Segesta, 3 ettari vitati a Grillo, e Bosco Scorace, 20 ettari a 600 metri sul livello del mare nell’entroterra trapanese, dedicato a Nero d’Avola, Perricone, Grillo e Lucido. Ma all’interno della tenuta è stato riservato anche un appezzamento – 0,3 ettari per 600 piante – interamente rivolto alla sperimentazione e al recupero di varietà autoctone antiche.

FOCUS SU UVE AUTOCTONE

Il progetto si concentra su 14 uve locali, vere e proprie reliquie, oggi oggetto di studio in collaborazione con l’istituto Vite Vino di Marsala. Tra i bianchi Alzano, Cutrera, Dunnuni, Nave, Oriddu, Recuno e Reliquia bianco, mentre i rossi includono “Anonima”, Insolia nera, Vitrarolo, Bracau, Catanese nero, Lucignola e Rucignola. E se il lavoro in vigna rende omaggio alle uve autoctone, le etichette di Assuli si ispirano alla cultura e, in particolare, all’Orlando Furioso.

Ciascuno degli 11 vini (passito a parte) prende infatti il nome da un personaggio del celebre poema di Ludovico Ariosto, per trasmettere l’idea di un panorama enoico in grado di esprimersi un po’ come una trama, fatta di personaggi con caratteri, sapori e profumi differenti ma in grado di intrecciarsi e raccontare la storia del vino siciliano nel mondo.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Abbiamo assaggiato tre vini di Assuli – Carinda, Donna Angelica e Furioso – e ci hanno raccontato una storia fatta di mineralità, sole e calore in linea con il nome dell’azienda che in dialetto siciliano significa proprio “al sole”.

Carinda, Doc Sicilia Insolia 2018

Uvaggio: 100% Insolia raccolta tra la prima e la seconda settimana di settembre
Vinificazione: pressatura delicata con pressa a membrana, successivo illimpidimento statico dei mosti e fermentazione a temperatura controllata di 16°-17°C in contenitori d’acciaio
Affinamento: riposo “sur lies” in serbatoi d’acciaio per 4-5 mesi e successivo affinamento in bottiglia per almeno 2-3 mesi.

Giallo paglierino tenue e luminoso nel calice, il Carinda è un vino dai profumi floreali di mughetto e acacia, con gradevoli note agrumate di scorza di limone. In bocca è caldo e dotato di una bella vivacità, che insieme a una sapidità salina equilibra le morbidezze.

Donna Angelica, Doc Sicilia Lucido 2017

Uvaggio: 100% Lucido
Vinificazione: pressatura delicata con pressa a membrana, successivo illimpidimento statico dei mosti e fermentazione a temperatura controllata di 18°-20°C in contenitori di acciaio.
Affinamento: riposo di 8-10 mesi sulle fecce fini con batonnage. A seguire, affinamento in bottiglia per almeno 3-4 mesi.

Un calice giallo paglierino intenso e di buona consistenza. Al naso il Donna Angelica regala profumi di frutta matura – pesca e fico d’india -, note di ginestra e di millefiori, ma anche una piacevole sensazione iodata. In bocca è la mineralità a prevalere subito, stimolando tutto il palato, seguita da un calore intenso che accompagna il sorso fino a un lungo finale di mandorla amara.

Furioso, Doc Sicilia Perricone 2017

Uvaggio: 100% Perricone
Vinificazione: diraspapigiatura soffice e fermentazione con macerazione di 25-30 giorni. Estrazione delicata dei composti dei composti nobili delle bucce tramite rimontaggi tradizionali.
Affinamento: 12 mesi in botte grande di rovere e 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Nel calice il Furioso è di un rosso rubino intenso tendente al porpora e quasi impenetrabile. Al naso emana aromi di frutti di bosco e mora di gelso, note balsamiche che richiamano il ginepro e ricordi di sottobosco. Al palato è vellutato, con tannini morbidi, calore ben integrato e un gusto che richiama piacevolmente i frutti avvertiti all’olfatto.

 

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