Vini e olii eroici sulle colline della Riviera di Ponente

di Giambattista Marchetto

La rete 27 aziende Vite in Riviera promuove le eccellenze del territorio ligure. E tra i vitigni autoctoni qualche pigato che può invecchiare.

La Liguria è come una falce di luna posata sul mare”. Si presenta con questa suggestione poetica Vite in Riviera, la rete di 27 aziende vitivinicole e olivicole nata con l’obiettivo di valorizzare i prodotti tipici del territorio del Ponente Ligure. Nel cuore di Ortovero, nel verde della Valle Arroscia, la rete gestisce la sede savonese dell’Enoteca Regionale di Liguria, dove organizziamo eventi, congressi e degustazioni.

TERRITORIO DI ECCELLENZE

La fascia di terra collinare nella parte occidentale della Liguria conosciuta come Riviera di Ponente è affacciata sul Mediterraneo a sud e protetta a nord dalle ultime propaggini delle Alpi.  Il lavoro in vigna e in uliveto è duro e difficile, fatto praticamente sempre a mano senza macchine o trattori. Coltivati su impervie colline a picco sul mare, i vitigni e gli uliveti autoctoni sanno regalare profumi quasi celati, sapori sapidi, sorprendente mineralità. Sensazioni al palato che rendono peculiari i vini del territorio e la produzione olearia. Il territorio vive inoltre di una tradizione enogastronomica antica.

VINI CHE RACCONTANO IL TERROIR

Le denominazioni enoiche di riferimento sono Riviera Ligure di Ponente Doc e Igt (con vitigni pigato, vermentino, moscato, rossese e granaccia), Rossese di Dolceacqua Doc, il Pornassio o Ormeasco di Pornassio Doc, Terrazze dell’Imeriese Igt e Colline Savonesi Igt. Per gli olii invece sono Dop della Riviera Ligure di Ponente e Riviera del Ponente Savonese.

Le aziende sono piccole e hanno alle spalle storie eroiche. Come Punta Pernice, un corpo unico di 10 ettari vitati per il 70% pigato, nata su terreni che negli anni Cinquanta erano frutteti. L’azienda non usa diserbanti nei vigneti (alcuni risalenti agli anni Settanta), perché il pascolo di pecore in un paio di giorni porta via tutto. Produce vermentino, rossese di Dolceacqua e pigato (anche passito).

Anche la cooperativa Viticoltori Ingauni, nata nel 1976 sulla piana di Albenga, è cresciuta lega dosi al territorio: ha iniziato con 13 soci e ora conta 200 conferitori, raggiungendo quota 300mila bottiglie. La parte del leone la fa il pigato, sul quale si fanno esperimenti di longevità: con la vendemmia 2017 le uve sono state tenute 48 ore sulle bucce senza fermentazione, passando poi per un battonage e facendo tonneau di acacia, per arrivare all’imbottigliamento nel novembre 2019. In tempo di Covid hanno attivato la consegna a domicilio per far girare il vino ligure.

Claudio Vio, in alta collina, è stato uno degli iniziatori del pigato. Con 2 ettari di vigneto produce 10mila bottiglie. Il pigato viene vinificato in acciaio con macerazione sulle bucce e pressatura soffice, il pigato superiore nasce da vigne vecchie e fa 3 giorni sulle bucce e 2 mesi sulle fecce con battonage. I vini della cantina, sapidi e intensi, vanno più lunghi grazie alla lavorazione.

L’azienda Bruna – con 7 ettari sparsi produce 38mila bottiglie – vanta una longevità notevole e meritano una menzione i suoi u Baccan e Bansìgu. Tra le bolle va assaggiato U Bertu riserva de La Vecchia Cantina.

OLIO SPECIALE AD ARNASCO

Sul fronte olio merita una visita la Cooperativa olivicola di Arnasco – 300 soci per circa 500 quintali di olio – che vanta il mono cultivar Arnasca, speciale per il retrogusto di pinolo e ha molti più polifenoli rispetto alle taggiasche. Nel tempo ha recuperato oliveti abbandonati e Arnasco e l’unico paese dell’entroterra a non aver subito lo spopolamento degli ultimi decenni. Nel borgo l’azienda agricola della famiglia Gallizia propone un pigato e una granaccia capaci di stupire.