Dall’isola del Sole la potenza dei vini firmati Carić

di redazione

Nel cuore dell’Adriatico sorge l’azienda gestita da Ivo e Ivana Carić, che reinterpretano i vitigni tipici di questo spicchio di Croazia.

Di Elena Morganti, Federica Borasio, Giambattista Marchetto e Daniele Becchi

Affacciata sulle coste dalmate, l’isola di Hvar da sempre rappresenta un passaggio obbligato per tutti i navigatori che, ieri come oggi, attraversano il Mare Adriatico. Situata davanti alle coste della Dalmazia centrale, Hvar, o Lesina nella sua versione italiana, è attraversata da un crinale che supera i 500 metri sul livello del mare, dove nei secoli sono state impiantate le consuete colture mediterranee, tra cui hanno trovato ampio spazio l’olivo e la vite.
Sull’isola l’azienda Carić è segnata da una discreta parcellizzazione degli appezzamenti, affacciati sull’ambìto versante sud dell’isola, e produce vini di grande spalla, che richiedono la giusta pazienza al consumatore che li degusta per la prima volta.

L’ISOLA DI HVAR

Hvar, o Lèsina, è un’isola croata, situata a largo della costa centrale dalmata, segnata dal tipico paesaggio carsico della regione, fatto di scarse precipitazioni e macchia mediterranea. Abitata fin dai tempi più remoti, la storia recente di Hvar è legata alla sua posizione lungo le rotte commerciali che negli ultimi 24 secoli hanno segnato il Mare Adriatico. Perciò non stupisce che la sua ‘moderna’ colonizzazione sia avvenuta per mano dei greci, che decisero di costruirvi un primo insediamento utile alla loro espansione, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata la futura Pharos (Faro). Loro anche il merito di aver introdotto le prime talee di vite, dando vita a quel rapporto tra Hvar e il vino che avrebbe accompagnato, con fortune alterne, l’isola e i suoi abitanti.

La qualità della sua produzione enologica, testimoniata dagli scritti di Ateneo di Naucrati o Appiano di Alessandria, che cita il ritrovamento di alcuni frammenti di anfore marchiate con il nome Pharos nel sud della Dalmazia, contribuì in modo determinante alla crescita economica dell’isola. Fenomeno, questo, che non si arresterà nemmeno davanti all’alternarsi delle dominazioni, con i greci rimpiazzati dai romani prima e dai turchi e gli Asburgo poi.

In un alternarsi di successi e periodi di crisi, la viticoltura di Hvar arrivò così alla fine del XIX secolo, quando fu colpita dalla grande epidemia di filossera, peronospora e oidio che ridisegnò il vigneto europeo. Del peso della crisi, e dunque dell’importanza della viticultura sull’isola, rende conto una lastra di pietra sul muro di una cappella, che recita “Dal 1852 l’oidio e la peronospora stanno distruggendo le vigne. Tempi duri. I parassiti delle radici sono arrivati da Zara facendo appassire le viti. Aspettiamo la nostra rovina vivendo nella paura. Distrutti da questa castigo di Dio ci rifugiamo nella Vergine Maria. Che il Signore ci protegga da quei tre diavoli…”

Scoperto l’innesto su radici di vite americane, resistenti alla filossera, l’economia vinicola riprese con il consueto vigore, scommettendo decisa sui vitigni autoctoni come mekuja, parč, kurtelaška, vugava, trbljan e darnekuša. Come tutti i paesi dove la viticoltura è radicata da secoli, anche la Croazia vanta dunque il proprio patrimonio ampelografico autoctono, che qui prende forma soprattutto nel bogdanuša, il vitigno che più di ogni altro identifica l’isola di Hvar. Più recente è invece l’introduzione dell’altro grande vitigno, il plavac mali, antico parente del ben più noto zinfandel (aka primitivo), che oggi domina il vigneto isolano, occupando 258 ettari vitati su un totale di circa 426.

LA CANTINA CARIC

Tra i principali produttori dell’Isola, la Cantina Carić è gestita da Ivo Carić e Ivana Krstulovic, impegnata anche nella promozione collettiva in quanto presidente dell’associazione di produttori vitivinicoli. A loro si affianca Ljubo Makjanić, nipote di Ivo e responsabile di cantina che fin da piccolo aiutava gli zii nel loro lavoro. L’attività prende forma in circa 5 ettari di vigneto distribuiti su alcuni dei principali vinogorje (colline vitate dal grande valore, attualmente oggetto di un fenomeno che potremmo considerare di zonazione) dell’isola, cui si aggiungono uve scelte da piccoli viticoltori locali.

L’area circostante i vigneti è lo Stari Glad Plain, paesaggio agricolo riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, dove la produzione agricola, a base olivo e vite, è in essere fin dai tempi dei primi colonizzatori. Qui fanno mostra di sé caratteristici muretti a secco, preservati negli anni dagli isolani. Partendo dall’esposizione sul fianco sud propria dei migliori vigneti dell’isola, e in virtù della natura carsica dei terreni e della grande irradiazione solare, l’offerta enologica firmata Carić è contraddistinta da una grande forza e concentrazione, cui si unisce una nota salina, imposta dai venti marini che costantemente spirano tra i filari. Complessivamente orientati verso le componenti organolettiche più rigide, i campioni più maturi mostrano una crescente integrazione con le (tante) note aromatiche che emergono all’assaggio, restituendo l’idea di vini sì complessi, ma non privi di equilibrio.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Bogdanjuša, 2020

Vitigno: Bogdanuša in purezza
Vinificazione: 12-15 giorni a temperatura controllata (<15°).
Affinamento: in acciaio per 6 mesi

Il vino restituisce con buona finezza le caratteristiche del vitigno indigeno dell’isola di Hvar. Al naso emergono sentori aromatici di fiori d’arancio, melissa, pesca bianca, note di lime, ananas e litchi. Al palato risulta fresco e aromatico, con acidità bilanciata e uno spettro organolettico compiuto, sfumature amaricanti che ricordano l’albedo di melograno e strizzano l’occhio alla camomilla e alla pesca bianca che torna anche in bocca.

Cesarica, 2020

Vitigni: bogdanuša, pošip, maraština, moscato giallo, prč
Vinificazione: 12-15 giorni, separata per varietà, a temperatura controllata (<15°)
Affinamento: in acciaio per 6 mesi

Nel vino emerge un richiamo alla sapidità delle coste dalmate che hanno accompagnato la maturazione delle due uve indigene. Al naso non è ancora definito, ma la nota erbacea della maraština gioca con sentori floreali e dolci, vagamente minerali. In bocca l’acidità spinge verso una sapidità sobria che trae la propria struttura dal vitigno prč, con note vegetali e di mela verde, una tonalità amaricante di macchia mediterranea.

Rosé Marino 2020

Vitigno: plavac mali
Vinificazione: circa 2 ore di contatto con le bucce, cui segue una vinificazione di 12-15 giorni a temperatura controllata (<15°).
Affinamento: in acciaio per 6 mesi.

Il naso è delicatamente floreale, che gioca con una nota iodata. In bocca una freschezza viva si alterna a lievi sentori erbacei di salvia e sensazioni sapide. Un vino adatto per un aperitivo senza impegno.

Danica, Vino Spumante Brut, millesimato 2019

Vitigni: bogdanuša in purezza
Vinificazione: fermentazione di 12-15 giorni a temperatura controllata (<15°)
Affinamento: 5 mesi in acciaio prima di essere avviato alla spumantizzazione secondo il metodo charmat, in questo caso prolungato per due mesi

Con la versione spumantizzata, la bogdanjuša porta a giocare su note meno verdi e più rotonde. Il colore è giallo paglierino e il perlage è fine e continuo. Al naso emergono anche nella versione spumantizzata i profumi caratteristici della bogdanjuša, con sentori erbacei e aromatici. Al palato il Brut ha una sfumatura noir che richiama il bergamotto, con una profondità agrumata che riequilibra la tendenza alla grassezza del vino. Abbastanza persistente, chiude bene nel finale.

Pošip, 2019

Vitigno: pošip in purezza
Vinificazione: fermentazione di circa 15 giorni, a temperatura controllata (<15°)
Affinamento: circa 10 mesi in acciaio

La texture e il colore intenso di questo vino danno il La ai ricordi di spiagge estive. Al naso emergono sentori di mela cotogna, zafferano e camomilla, scivolando su un respiro marino ampio. In bocca c’è una bella maturità di frutta carnosa: mela golden e ananas, giocata con una speziatura di erbe aromatiche che fluttuano su un’acidità solare, restituendo complessità. La sapidità associata al tessuto citrino porta a un corpo pieno, con un finale che spinge (senza esagerare) sul calore.

Veli Visko 2018

Vitigni: plavac mali in purezza
Vinificazione: le uve macerano per 5-7 giorni a temperatura controllata (25°)
Affinamento: in botti nuove di querce francese da 500 litri, per circa 18 mesi, cui segue un riposo di 6 mesi in bottiglia

Vino prodotto solo nelle migliori annate, si presenta intenso, profondo, carico di una dolcezza onirica che richiama il mare e l’infanzia che si trasfigura nei ricordi. Colore rosso profondo tendente al violaceo. Al naso emergono sentori di crostata di frutti rossi, erbe officinali, foglia di tè, timo. Se negli occhi ha la notte sul mare, in bocca si arriva a colazione: torna la crostata di ciliegie con le note burrose di pasta frolla e chicco di caffè. Pepe e liquirizia, infusione di mirto e tabacco da sigaro giocano a scompigliare il sogno di una notte di mezza primavera tra i prati di Hvar.

Jubo’v 2017

Vitigni: plavac mali, cabernet sauvignon, merlot, syrah
Vinificazione: macerazione delle uve, tenute separate per varietà, per 5-7 giorni in acciaio inox a temperatura controllata (28°)
Affinamento: in botti di rovere di Slavonia da 500 litri, con una parte del Plavac Mali che affina invece in acciaio, per catturarne la freschezza

Colore rosso rubino intenso tendente al violaceo. Al naso si mescolano frutti rossi surmaturi, castagnaccio croccante, marmellata di more di rovo e sensazioni eteree, ma anche ciliegia sotto spirito. In bocca entra con un’acidità spiccata; una struttura robusta aggredisce il palato, con un’esuberanza che richiede probabilmente tempo per assestarsi. La sapidità spiccata è però coperta da frutti esuberanti e polposi e un tono di marasca. L’intricata trama tannica è ancora slegata e il legno emerge portando un retrogusto trappista.

Plovac Ploški, barrique 2013

Vitigni: plavac mali in purezza
Vinificazione: macerazione delle uve per 5-7 giorni in acciaio inox a temperatura controllata (28°)
Affinamento: due anni in botti di rovere di Slavonia da 500 litri, in parte di primo, in parte di secondo passaggio. La massa riposa poi altri due anni in acciaio inox e un anno in bottiglia

Colore rosso rubino intenso che vira al granato, dall’unghia aranciata. Al naso escono cacao e ciliegia matura, sottobosco con una nota terrosa, sensazioni balsamiche resinose, incenso e gradevoli sentori animali. In bocca, dal tessuto tannico ancora ruvido, sbucano genziana e cioccolata amara, piccoli frutti rossi e neri sotto spirito, ma anche una tensione metallica. La componente di legno sta rivelando un panorama fruttato che, grazie alla buona spalla acida, restituisce una spinta al vino per evolvere nel tempo.

Plovac Ploški, 2012

Vitigni: plavac mali in purezza
Vinificazione: macerazione delle uve per 5-7 giorni in acciaio inox a temperatura controllata (>28°)
Affinamento: due anni in botti di rovere di Slavonia da 3.000 litri. Segue un ulteriore affinamento in acciaio per due anni e un riposo in bottiglia per 12 mesi

Colore rosso rubino intenso che vira al granato, dall’unghia aranciata. Al naso escono frutti di bosco e tabacco dolce, una nota dolce che sfuma tra gelée di frutta e zucchero caramellato, virando su un balsamico mediterraneo che richiama il mirto. In bocca torna importante la componente zuccherina, con un’entrata vellutata seguita da un riscontro tannico importante che accompagna la freschezza. Riemergono sfumature di more di rovo e un richiamo al mirto che chiude con un finale persistente.