La “sbarbatella” della Ponka sui colli del Friuli

di Giambattista Marchetto

Violetta Babina affianca il marito Cristian Specogna, con il fratello Michele terza generazione alla guida dell’azienda di famiglia a Corno di Rosazzo. L’attenzione è centrata su autoctoni e sostenibilità.

Tutto iniziò con Leonardo Specogna e sua moglie Alma quando nel 1963, dopo alcuni anni da emigranti in Svizzera, tornarono in Friuli e acquistarono un piccolo appezzamento di terreno sulle colline della Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo. Da quel giorno, tra mille stenti e difficoltà, iniziò l’avventura nel mondo del vino. Graziano e sua moglie Anna Maria proseguirono, cominciando a migliorare le tecniche di gestione dei vigneti e di vinificazione, aumentando gradualmente la superficie coltivata a vigneto. Oggi Specogna è alla terza generazione e i suoi vini sono un’icona del Friuli nel mondo, ma accanto ai fratelli Michele e Cristian c’è una “sbarbatella”, la moglie di Cristian Violetta Babina, che sta diventando ambasciatrice dell’azienda nel mondo.

Violetta, ci racconti la tua azienda e come la vivi?

La nostra azienda si trova a Corno di Rosazzo nei Colli Orientali del Friuli, sulle colline di Rocca Bernarda, zona straordinaria per la produzione vitivinicola. La vicinanza tra montagna e mare, la costante ventilazione da Nord a Est e i suoli costituiti dalla così detta Ponka sono i cardini che valorizzano questo territorio. Faccio parte dell’azienda Specogna da quasi 10 anni, si tratta di una realtà a gestione familiare guidata dalla terza generazione della famiglia, composta da mio marito Cristian e suo fratello Michele.  In azienda mi occupo principalmente dell’accoglienza, organizzo visite guidate e degustazioni dei nostri vini, ma al contempo adoro dare il mio contributo sia nei lavori di campagna che in cantina quando è possibile.

Come sei approdata al mondo del vino e che impressioni hai avuto entrando in una famiglia di tradizione enoica?

Sono entrata nel mondo del vino quando conobbi mio marito Cristian. Sin da subito mi trasmise tantissima passione verso il suo mestiere e ciò mi affascinò molto, creando in me la voglia di scoprirlo e comprenderlo sempre più e sempre meglio. Così 10 anni fa sono entrata a farne parte. Inizialmente non fu semplice in quanto non conoscevo molto le caratteristiche della vita lavorativa nel mondo del vino e quindi fu tutto nuovo per me. Però la voglia di fare era tanta e la curiosità verso tutti gli aspetti di questo mestiere mi ha spinta ad apprendere tutti i passaggi, a partire dalle mansioni da svolgere in campagna, come per esempio le potature invernali ed estive, fino ai lavori in cantina come le vinificazioni delle uve in vendemmia, ed i vari affinamenti dei vini.

Cosa ti sorprende oggi in questo mondo?

È importantissimo a mio parere vivere e conoscere tutti gli aspetti della viticoltura per poi poterli trasmettere ai visitatori della nostra azienda. Ciò che mi piace maggiormente del mio mestiere è relazionarmi con le persone, far loro scoprire l’affascinante mondo del vino, raccontando quello che c’è dietro una bottiglia.

Quali sono i vini che produce Specogna? Con quale filosofia?

La nostra produzione si divide tra vini bianchi come Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio (rigorosamente in versione ramata come da tradizione) e Sauvignon e un 30% di rossi come Refosco, Pignolo e Merlot. Crediamo moltissimo nelle varietà autoctone della nostra regione e cerchiamo sempre di valorizzarle in ogni loro sfumatura. La nostra filosofia è rispettare l’ambiente e tutto ciò che lo circonda.

Da diversi anni approcciamo un’agricoltura biologica e in aggiunta abbiamo apportato diverse modifiche nella gestione delle nostre vigne, come gli interventi mirati dovuti al monitoraggio continuo (digitale e umano) che ci permette di capire le esigenze di ogni parcella. In questo modo possiamo intervenire soltanto quando c’è la necessità di farlo, approcciando sempre di più un’agricoltura di precisione.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Il 2020 è stato un anno davvero non semplice… con l’inizio della pandemia chiaramente tutto si è bloccato, però appena possibile la ripartenza è stata più positiva delle aspettative. Nel periodo di lockdown totale abbiamo avviato una piccola campagna promozionale sui social media con cui, attraverso le dirette e i video, abbiamo cercato di far conoscere e far scoprire meglio la nostra realtà. Per quanto riguarda il 2021 le aspettative sono positive soltanto verso l’estate.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

Ampliare il monitoraggio dei vigneti e andare sempre più verso una vera sostenibilità.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

L’azienda è stata fondata nel 1963 e ad oggi siamo arrivati alla terza generazione e ciò vuol dire che c’è un continuo cambio generazionale, giovane, fresco e dinamico, con una visione aperta e disponibile a fare rete. Invece, per quanto riguarda l’approccio femminile credo sia davvero fondamentale: la sensibilità e l’attenzione con cui affrontiamo diverse situazioni, la cura dei dettagli e il savoir faire giocano un ruolo importante all’interno di un’azienda.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

È assolutamente positivo, penso sia fondamentale ad oggi riuscire a comunicare attraverso il web ed i social, lavorare con un approccio direct to consumer ci ha permesso di avere un dialogo con loro. Online non ci sono confini: in pochi giorni puoi diffondere un messaggio forte e chiaro in ogni angolo del mondo. Con i canali tradizionali di marketing questo è molto più difficile e richiede più tempo. La pandemia ci ha fatto capire di dover investire ancora di più nel digitale: siamo stati molto soddisfatti durante il 2020 in quanto il traffico verso il nostro sito è aumentato notevolmente.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Devo dire che mi sono sempre sentita a mio agio e non mi sono mai posta la domanda, mi sono sempre applicata molto dando il massimo con impegno e dedizione al mio lavoro, ho cercato di imparare e di comprendere ogni passaggio nel coltivare una vite, a partire dalla gestione del suolo, all’impianto, alla potatura estiva e quella invernale. Ho cercato di affinare la mia capacità degustativa e credo che tutto ciò mi abbia aiutato molto nel comunicare la stessa lingua mettendomi alla pari con i ragazzi. E poi reputo che questo settore non sia più così dominato dagli uomini, come è quotidianamente dimostrato dalle tantissime donne che gestiscono aziende vitivinicole egregiamente, come le nostre splendide Sbarbatelle.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Assolutamente sì!! Anche perché è un mondo talmente vario che non ci si annoia mai, basti vedere le diversità di ogni stagione che ogni anno ti regala caratteristiche e peculiarità assolutamente diverse dall’anno precedente.

Hai un segreto inconfessato che ci puoi rivelare?

Quando sono a dieta mangio dolci di nascosto 😂

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