Agrifood Forum da voce alla sostenibilità italiana

di redazione

Tanti e variegati interventi a tema sostenibilità in vista del Food System Summit del prossimo settembre.

Serve un sistema alimentare più equilibrato. Dobbiamo avere l’ambizione, la responsabilità e il coraggio di disegnare insieme un nuovo modello che declini concretamente questo concetto: produrre meglio, consumando meno”. Con queste parole Maurizio Martina, vicedirettore generale della Fao, ha aperto i lavori del primo Agrifood Forum organizzato da Rinnovabili.it. La giornata è stata utile per favorire il confronto tra istituzioni, associazioni e imprese del settore agroalimentare in vista del Food System Summit, vertice internazionale sui sistemi alimentari parte del decennio di azione per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030.

La prima sessione ha affrontato il tema della risposta delle istituzioni, delle associazioni e della ricerca di fronte alla sfida della transizione ecologica e della sostenibilità nel sistema agro-alimentare. “Il 2021 è un anno cruciale – ha ricordato il direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo, dando il via alla conferenza nella veste di moderatore – tra il Food System Summit, il G20 a presidenza italiana e la COP26. La sostenibilità alimentare è un tema che sta diventando centrale nelle linee guida della politica italiana e non solo, ed è anche un tema complesso che racchiude tanti sotto-aspetti da analizzare congiuntamente: la cultura del cibo, l’esigenza di creare nuove alleanze come quella tra produttori e consumatori, la riduzione degli sprechi, la povertà alimentare, l’innovazione”.

Penso che il 2021 sia cruciale per le grandi sfide di sostenibilità che abbiamo davanti, e l’Italia è baricentrica in questo momento – continua Martina – I tre aspetti della crisi attuale, quello sanitario, economico-sociale e climatico-ambientale, hanno come epicentro la tenuta dei sistemi alimentari e agricoli e la loro capacità di riorganizzarsi in funzione di queste sfide. Quando pensiamo alla sfida del clima, ciò che fino a poco fa consideravamo emergenziale sta diventando normale: questo deve diventare un tema centrale delle politiche alimentari. Serve un sistema alimentare più equilibrato. Dobbiamo avere l’ambizione, la responsabilità e il coraggio di disegnare insieme un nuovo modello che declini concretamente questo concetto: produrre meglio, consumando meno”.

Sui passi concreti che l’Italia deve compiere per raggiungere questi obiettivi si è concentrato l’intervento del ministro Stefano PatuanelliSpesso l’Italia ha fissato obiettivi, ma senza dare alle aziende strumenti per raggiungerli. Oggi li abbiamo: in parte grazie alla nuova Pac post 2020, in parte grazie alla chance aperta dalla risposta alla pandemia. Dobbiamo fronteggiare una mancanza di sovranità alimentare, migliorare la gestione dell’acqua che è un tema non più procrastinabile, distribuire il valore aggiunto nella filiera e in modo corretto anche attraverso i contratti di filiera. Tutto questo passa anche attraverso l’innovazione nel settore primario: dalla sensoristica all’uso del satellitare, al GPS, all’agricoltura di precisione. Anche questo è produrre meglio, consumando meno”.

Il percorso che si snoda lungo questi impegni va costruito insieme al consumatore, per comunicare il binomio Made in Italy – sostenibilità. “Dobbiamo scegliere accuratamente il sistema con cui decidiamo di misurare la sostenibilità alimentare – sostiene Filippo Gallinella, presidente Commissione Agricoltura della Camera – Sostenibilità non solo del prodotto, ma anche dell’azienda agricola visto che possiamo misurare l’impatto delle pratiche agricole sull’ambiente”.

Ermete Realacci, Presidente di Fondazione Symbola, ricorda che “la nostra agricoltura tra quelle europee è quella con il maggior numero di giovani e di donne. Quindi non solo produce reddito, ma anche senso: è un’attività che vogliono fare. E noi non vinceremo la sfida della transizione ecologica, se la gente non la percepisce anche come una liberazione. La tutela dell’agricoltura italiana significa territorio, comunità, bellezza. Serve una difesa della nostra identità, incrociata con l’innovazione. Per noi la sostenibilità non è solo la somma di algoritmi astratti, ma il cuore di ciò che l’Italia ha da dire al mondo”.

Le dichiarazioni mattutine si concludono con quella di Rosanna Mazzia, presidente dell’associazione Borghi Autentici, secondo la quale ”Il cambiamento culturale sull’agricoltura non deve declinare in modo elitario il tema del cibo, bisogna chiudere il cerchio e coinvolgere cittadini, amministratori locali. Tra gli strumenti da potenziare per sostenere la trasformazione del sistema agroalimentare ci sono i distretti del cibo e, in generale, tutti quelli che creano opportunità per i piccoli Comuni”.

Nel pomeriggio sono saliti sul palco virtuale dell’Agrifood Forum coloro che invece interpretano quotidianamente il percorso di trasformazione dell’agricoltura. Grandi aziende e start up innovative hanno raccontato la loro esperienza e condiviso la loro visione del futuro dell’agrifood.

Per Giovanni Tula, responsabile sostenibilità di Enel Green Power, è possibile una condizione win-win se si individua un nuovo modello ottimale di gestione integrata. Sfida resa più che attuale dall’inserimento dell’agrivoltaico nel Pnrr. “I benefici dell’agrivoltaico possono essere sia ambientali che sociali. Quanto ai primi si parla di servizi ecosistemici, come il miglioramento degli habitat e della biodiversità. I benefici sociali includono più posti di lavoro, ma anche nuove tipologie di lavori. A questo si può arrivare se sviluppiamo nuove competenze che oggi non esistono: ad esempio possiamo immaginare un operatore agro-solare, che è impegnato sia nella parte agricola tradizionale ma anche in parte degli interventi di ordinaria amministrazione sull’impianto”.

Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero, vede come priorità l’educazione e l’equità “Da 40 anni il cibo costa troppo poco rispetto al suo valore reale e viene percepito come una commodity data per scontata. Dobbiamo agire sia sull’educazione civica sia sull’equità nella distribuzione del reddito. Il fatto che una famiglia non possa spendere 100 euro in più al mese per mangiare bene, quello è il problema”. Pensiero condiviso da eco Lara Ponti, pari ruolo di Ponti Spa “Negli ultimi anni si è costruito il pensiero che il cibo sia scontato. Di fatto, come ogni prodotto, in realtà ha dietro il lavoro delle persone. Bisogna valorizzare questo aspetto, che tocca la sostenibilità ma anche temi come l’equità”.

Gli esempi di buone pratiche sostenibili in questo ambito si possono trovare sia tra i marchi affermati che nel mondo delle start up. Andrea Illy, presidente di illycaffé, affronta la sfida della decarbonizzazione promuovendo l’agricoltura rigenerativa. “Ci permette di combinare i benefici per l’ambiente con quelli per la salute e di essere net-zero in maniera circolare, aumentando la capacità di fissazione di carbonio dei terreni agricoli senza puntare sull’offsetting”. La missione di Osvaldo De Falco, co-founder e CEO Biorfarm, è usare “il digitale per garantire un giusto margine all’azienda agricola, soprattutto i piccoli agricoltori locali biologici, e al tempo stesso assicurare ai consumatori la freschezza dei prodotti e raccontarne la storia”.