Le “sbarbatelle” eroiche della Val di Cembra

di Giambattista Marchetto

Sabina Pellegrini (Villa Corniole) e le sorelle sono entrate con il loro savoir-faire tutto femminile nell’azienda di famiglia che propone una viticoltura attenta alla sostenibilità e alle ultime tendenze dei mercati.

In Val di Cembra, terra di viticoltura eroica del Trentino, la storia di Villa Corniole parte da lontano, da generazioni di viticoltori che con impegno e gratificazione hanno costruito e modellato un paesaggio bello ed estremo. La famiglia produce vini “estremi”, che identificano la ruralità montana, seguendo tutto il processo produttivo. E con circa 10 ettari di vigneto suddivisi tra Valle di Cembra e Piana Rotaliana, è forte ambasciatrice della viticoltura di montagna in Trentino. Villa Corniole è il progetto familiare condiviso, che nasce in vigna e prosegue in cantina, dove vengono vinificate tutte le uve, selezionate e raccolte esclusivamente a mano.

A guidare l’azienda la famiglia Pellegrini, spinta dalla carica giovanile delle tre figlie, che rappresentano il futuro di Villa Corniole. Tra di esse figura la ‘Sbarbatella’ Sabina, che delle tre è quella che si occupa degli aspetti commerciali, anche se la dimensione familiare impone solidarietà. Nelle sue considerazioni tanta fiducia per il futuro, visto più informale, femminile, sostenibile. Buone notizie anche dal mercato, che ha accolto con favore una proposta vinicola legata a Val di Cembra e Piana rotaliana, dove a brillare sono soprattutto chardonnay, müller-thurgau e teroldego.

Sabina, ci racconti la tua azienda e quale è il tuo ruolo al suo interno?

Villa Corniole è azienda a conduzione familiare, oggi gestita dai miei genitori con me e le mie sorelle. Non c’è stato ancora un vero cambio generazionale, in quanto i nostri genitori sono tutt’ora coinvolti attivamente in azienda. D’altra parte, io e le mie sorelle fin da piccole siamo cresciute in cantina e pertanto con noi è cresciuta anche la passione del vino negli anni e il nostro coinvolgimento in azienda. Essendo la nostra una piccola azienda familiare, siamo tutti abbastanza intercambiabili.

Con quale filosofia ti approcci ai tuoi vini?

La nostra produzione interessa due delle aree vinicole più importanti del Trentino, la Valle di Cembra e la Piana Rotaliana. Nella prima, terroir alpino dove si pratica la viticoltura eroica, produciamo chardonnay, che imbottigliamo sia fermo sia come TrentoDoc, müller-thurgau, l’icona dei vini di montagna, gewurztraminer e pinot nero. Nella seconda coltiviamo teroldego, lagrein e pinot grigio. Il nostro intento è di produrre vini ‘di montagna’, cioè verticali, freschi, sapidi ma soprattutto sinceri, facendo sempre attenzione alla sostenibilità.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Nel limite del possibile abbiamo sopportato lo stress periodo, anche se non nego sia stato un anno difficile, e non solo per il settore vino. La nostra fortuna è stata di avere una clientela ben diversificata, tanto in Italia quanto all’estero. Abbiamo inoltre avuto buoni riscontri dalla nostra clientela privata, coinvolta attraverso degustazioni digitali ed e-shop.
Guardando al futuro nutro buone aspettative. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto su innovazione in cantina ed in vigneto, brand e posizionamento commerciale. Non mancheranno poi nuove collaborazioni, al via in questi giorni.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

Il passato gioca un ruolo fondamentale nella nostra azienda. C’è una grande voglia di crescere e sperimentare, ma avendo sempre ben chiaro chi siamo e da dove veniamo. Detto questo vorremmo essere capaci di diminuire l’impatto della nostra azienda sull’ambiente, adottando pratiche agricole ed enologiche sempre più sostenibili. È importante farlo, se vogliamo che in futuro le nuove generazioni continuino a godere di un territorio ricco e vivibile.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Credo che l’alto tasso di gioventù che abbiamo in azienda ci consenta di comprendere con maggiore facilità le nuove tendenze dei mercati. Vediamo un mondo del vino che si sta sdoganando dall’immagine seriosa del recente passato. C’è una chiara passione per il vino tra i giovani, che sta gradualmente rendendo il settore meno formale e quindi accessibili a nuove fasce di consumatori. Senza scordare la crescita dell’online, tanto in termini di comunicazione quanto di vendita.
L’avere molte quote rosa in azienda è senza dubbio uno dei nostri punti di forza, che ci differenzia fortemente in un settore dominato dagli uomini. L’istinto femminile ci spinge, inoltre, a curare in modo particolare i dettagli del nostro lavoro, riguardino essi il prodotto o i rapporti con i clienti.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

Ad oggi credo sia ormai impossibile farne a meno. Grazie ad internet oggi un marchio può crescere con degli investimenti tutto sommato esigui. Allo stesso digitale va il merito di averci consentito, nei mesi della pandemia, di restare in contatto con familiari, amici, clienti. Questo è un dato innegabile. Resta inteso che il contatto diretto, le visite in cantina e l’approccio di persona sono insostituibili, soprattutto in un settore così legato a cultura, territorio e tradizione.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Significa faticare di più per ottenere credibilità e successo. Fortunatamente vedo una sempre maggiore presenza femminile a fiere e manifestazioni, che mi lascia immaginare un futuro più equo. Dal canto nostro supportiamo questo percorso tramite un intenso dialogo con produttrici, enologhe, sommelier, come è il caso delle Sbarbatelle.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

È bello lavorare in un ambiente così vario e interessante. Che tu sia in campagna o in un viaggio d’affari esiste la possibilità di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. È bello pensare di contribuire alla crescita del proprio territorio, trasformandosi in ambasciatori non solo del vino ma del nostro Trentino, terra di eccellenze. Divertimento, dunque, ma anche tanto orgoglio. Onestamente non saprei immaginarmi altrove in questo momento.

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