Anteprime, un nuovo senso di normalità firmato Toscana

di Daniele Becchi

La presentazione delle nuove annate delle Doc e Docg regionali chiude la parentesi pandemica e rilancia le ambizioni dell’intero sistema.

Prove di ripartenza per il vino italiano, che riavvia i propri motori con le attese Anteprime di Toscana, con il (non) consueto format in presenza. Un evento difficile, il cui successo – perché di successo si deve parlare – restituisce al mondo del vino quel senso di normalità da troppo tempo messo in discussione.

È, infatti, plausibile che questi giorni convulsi e alcolici abbiano definitivamente seppellito quei ‘vorrei ma non posso’ che hanno privato importanti territori di occasioni forti di visibilità. Peraltro il ridotto numero di ospiti e le strette maglie delle norme anti-Covid hanno regalato un’inaspettata intimità con le aziende coinvolte, lasciando la sensazione che da queste dinamiche di interazione passi il futuro dell’iniziativa. Ma queste Anteprime hanno anche ribadito la forza del sistema enoico toscano, capace oggi come non mai di fare sistema, a partire dalla Regione. E questo nonostante le insistenti voci di un possibile allontanarsi del Consorzio del Brunello, impegnato a immaginare nuovi percorsi di presentazione.

A lanciare, come sempre, la settimana è stata PrimAnteprima, dove hanno trovato spazio le tante produzioni escluse dai focus territoriali. Un appuntamento con la Toscana cosiddetta minore, capace però di offrirci una lettura più ampia rispetto a quella sangiovese-centrica dei giorni successivi. Divisi tra l’area talk e il grande spazio dedicato alle degustazioni, i presenti hanno mostrato una voglia di incontrarsi talmente grande che nemmeno le onnipresenti mascherine hanno saputo mascherare. Nei tanti, e frenetici, incontri sul palco che hanno visto parlare Consorzi, istituzioni ed esperti si è provato a dipingere il futuro del vino, sempre più legato ai territori e alla relativa offerta turistica. È emersa inoltre la crescente attenzione verso la sostenibilità, che vede nelle percentuali dedicate a Bio e politiche di riduzione dell’impatto ambientale le risposte più frequenti e convincenti.

Più variegata la proposta enologica, con la nostra degustazione che ha rivelato stili e qualità tra loro diverse. A convincere senza dubbio i vermentini della Maremma, territorio ormai troppo grande per il contenitore di PrimAnteprima, e il Valdarno di Sopra, che beneficerà sempre più dei mutamenti climatici in atto.

L’occasione è stata dunque ideale per raccogliere i commenti di alcuni dei protagonisti dell’evento, a partire da Francesco Mazzei, presidente del Consorzio Maremma Toscana e di Avito, associazione che riunisce gli enti di tutela regionali. “Per l’ottavo anno consecutivo abbiamo voluto confermare la nostra presenza perché le Anteprime Toscane sono un momento fondamentale di promozione delle nostre produzioni e, ora più che mai, bisogna muoversi in questa direzione per alzare il livello di notorietà della nostra denominazione – spiega il presidente del Consorzio Francesco Mazzei – La pandemia ha condizionato l’organizzazione anche di questo appuntamento ma non potevamo non esserci, anzi saremo presenti addirittura con 66 vini di 41 aziende che ben raccontano la varietà della proposta vinicola della zona che è poi uno dei nostri punti di forza; la nostra è una presenza determinante, sia per dare un segnale di ottimismo e ripresa ai nostri produttori, sia per dare loro modo di presentare le nuove annate immesse sul mercato, sia per continuare a monitorare la domanda” conclude Mazzei.

Donatella Cinelli Colombini, presidente del Consorzio Orcia dichiara dal canto suo “La Doc Orcia è stata la prima ad aderire a PrimAnteprima 2021, nella convinzione che servisse alla ripartenza dei vini toscani. L’Orcia, il vino più bello del mondo, nasce sulle alte colline fra i territori del Vino Nobile e del Brunello. Un’area meravigliosa che, prima del Covid registrava, ogni anno, circa un milione di presenze turistiche e quasi altrettanti escursionisti, soprattutto esteri e mossi dalla passione per la natura e l’enogastronomia. Questi wine lovers costituivano il principale mercato del vino Orcia che ora sta lavorando per tornare ad essere una wine destination privilegiata per bellezza del paesaggio e qualità delle bottiglie”.

Non ci siamo mai fermati. Anche durante il lockdown siamo rimasti accanto agli appassionati dei nostri vini con l’iniziativa WineBox, ovvero con la consegna a domicilio di una selezione dei Chianti Rufina della riva sinistra e riva destra della Sieve. Il mercato interno e quello internazionale hanno avuto andamenti alterni anche per i nostri vini ma, uniti nella promozione, abbiamo cercato di non far mai mancare la nostra visibilità e supporto ovunque si parlasse di cultura del vino – afferma dal canto suo il presidente del Consorzio Chianti Rufina, Cesare Coda Nunziante, che a proposito dell’enoturismo dichiara inoltre – siamo una delle zone italiane dalle più antiche tradizioni enoturistiche. La vicinanza delle città d’arte unita al comfort della nostra ricettività turistica, all’eccellenza dei vini e della gastronomia, alla salubrità dei paesaggi, fa della Rufina una delle destinazioni più ambite per la sicurezza che è in grado di offrire grazie agli ampi spazi esterni.”

Le presenze sono state drasticamente ridotte rispetto agli scorsi anni – afferma Fabrizio Pratesi, presidente del Consorzio Carmignano – e limitate in pratica alla sola stampa di settore nazionale. Ma l’importante è aver dato un forte segnale di ripresa e di riapertura con la speranza che si possa tornare molto presto alla normalità del passato. Siamo tra le più piccole zone a denominazione di origine controllata d’Italia con i suoi cento ettari a Docg e altrettanti a Doc e Igt, con undici aziende associate al Consorzio. Piccola, ma tra le più antiche e più qualitative al mondo. Proprio per questo – prosegue Pratesi – è di fondamentale importanza, per i piccoli Consorzi, fare sistema ponendo l’accento sulla altissima qualità di tutti i prodotti e territori della Toscana, anche di quelli meno conosciuti.

In Montecucco non vediamo l’ora di ripartire – dice il presidente del Consorzio Giovan Battista BasileLe aziende sono fiduciose e pronte a cavalcare l’onda del successo della scorsa estate, che ha registrato un boom di visite e degustazioni in cantina, e ad accogliere enoturisti appassionati da tutta Europa. Anche il mercato sta dando alla nostra DO incoraggianti segnali di ripresa delle vendite sia in Italia sia all’estero, grazie al progressivo miglioramento della situazione sanitaria ma anche alla stima e alla fiducia degli operatori del settore. In un’epoca di speranza, ma ahimè ancora di incertezza, in cui continuiamo a reinventarci, ad immaginare nuovi scenari, ad adattarci e a sorprenderci anche di quante risorse nascoste possano venire fuori da un momento difficile, accogliamo quindi con grande entusiasmo questa edizione di PrimAnteprima, palcoscenico importante e strategico per i vini del nostro territorio e che da molti anni accoglie i media provenienti da tutto il mondo, anche se quest’anno le norme limiteranno gli incontri con i nostri amici internazionali”.

Un debutto assolutamente convincente per Suvereto Wine – commenta Vitaliano Tirrito a nome dell’associazione che raggruppa circa 20 produttori del piccolo borgo livornese – che raccoglie oggi i primi frutti di un intenso lavoro cominciato un anno fa, basato su rapporti paritetici tra gli attori del territorio e volto a creare una chiara e riconoscibile identità territoriale ed enologica di Suvereto. Nel fare i complimenti alla Regione Toscana per l’organizzazione di questo difficile evento, siamo lieti dei riscontri ottenuti dalle tante etichette in degustazione, che sono state apprezzate dalla critica oggi presente. Penso si debba ritenere questo appuntamento come un primo passo per la crescita di Suvereto, una piccola gemma enologica che merita di essere conosciuta ed apprezzata da un numero crescente di enoturisti”.

Jessica Pasquini, coordinatrice Città del Vino della Toscana dichiara infine che “I vini oggi in rassegna mostrano l’ampia varietà del patrimonio enoico regionale, base sulla quale possiamo e dobbiamo costruire il futuro dell’enoturismo. L’importanza di questo fenomeno la si comprende pensando agli importanti benefit economici determinati da flussi turistici che, giunti per il vino, allargano spesso i loro acquisti anche alle altre produzioni locali. Considerate le difficoltà di accesso ai canali della Grande Distribuzione, questo fenomeno consente a quei produttori agricoli posti a difesa delle campagne toscane di ottenere la giusta remunerazione per i loro prodotti. Per questo come Città del Vino Toscana lavoriamo attivamente per rafforzare il movimento enoturistico entro i confini della nostra regione”.

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