La “sbarbatella” che ha l’Irpinia nel sangue

di Giambattista Marchetto

Figlia d’arte, Rosa Moio vive con la sorella Chiara la gestione quotidiana dell’azienda fondata dal padre Luigi.

L’Irpinia rappresenta uno dei territori maggiormente vocati alla viticoltura d’Italia, capace di ospitare nello stretto giro di pochi chilometri tre importanti vitigni quali greco, fiano e falanghina. Qui, circa venti anni fa, la passione di Luigi Moio ha preso la forma plastica di Quintodecimo, un’azienda nel quale il professore universitario ha applicato le sue conoscenze tecniche, alla ricerca del perfetto vino di terroir.

A sua figlia, la ‘Sbarbatella’ Rosa, oggi il compito di continuare una storia iniziata con il nonno Michele in quel di Mondragone. Dalle sue parole emerge chiaro il rispetto per il terroir di ciascuna delle sei etichette prodotte, che la stessa Rosa racconta e promuove combinando mezzi digitali, presenza fisica e tradizione familiare.

Rosa, puoi raccontarci la storia della tua azienda e qual è il tuo ruolo?

Quintodecimo è un’azienda nata nel 2001, per comprendere la quale dobbiamo riferirci a mio padre Luigi, al quale si deve la nascita di questa realtà. Questa decisione si inserisce peraltro nello storico legame che i Moio hanno con il vino, iniziato in quel di Mondragone, paese natale di mio padre in provincia di Caserta, dove si trovano le cantine che portano il mio cognome. Qui mio nonno Michele è stato tra i primi a produrre del Falerno del Massico, vino già conosciuto e amato dagli antichi romani. A lui seguì mio padre Luigi, professore ordinario di enologia alla Federico II di Napoli, che unendo la passione personale alle competenze maturate in anni di studio, una parte dei quali spesi in Francia per il dottorato di ricerca sugli aromi del vino, decise di realizzare il suo sogno e costruire la ‘sua’ cantina in Irpinia.

In attesa che i miei fratelli Michele e Alessandro finiscano i loro studi, oggi a portare avanti Quintodecimo siamo io, mia sorella Chiara e Laura, a fianco di mio padre fin dall’inizio di questa esperienza. Io vi lavoro a tempo pieno dal 2016, occupandomi principalmente dell’accoglienza di clienti e turisti, per i quali organizzo tour guidati e degustazioni. Mi piace vedere la passione nei loro occhi mentre di un vino gli racconto da dove nasce, come si produce e cosa esprime nel bicchiere. E per quanto ciò possa apparire poco faticoso, vi assicuro che il contatto umano, seppur divertente, richiede molta energia.


Quali sono i vini che produci e la vostra filosofia?

Le nostre sei etichette raccontano l’Irpinia. Nel produrle seguiamo la filosofia elaborata da mio padre nel corso dei suoi studi in Francia, secondo la quale solo da vigne in sintonia con il contesto pedoclimatico si ottengono uve in equilibrio, capaci di restituire tale armonia nel vino. Da ciò deriva una particolare cura della vigna, all’interno di un generale orientamento di rispetto verso il terreno, il microclima e la biodiversità del luogo. Questa è, secondo noi, la strada per ottenere un vino che sia corretta espressione territoriale, in altri termini un vino di terroir.

Come avete gestito il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Come per tutti è stata dura, poiché ci ha costretto a condurre una vita lavorativa e privata completamente diversa da quella cui eravamo abituati. Come Quintodecimo ci siamo impegnati a mantenere solidi rapporti con clienti e appassionati, mostrando loro tutta la nostra vicinanza. Per quanto possibile abbiamo partecipato ad iniziative web, dedicandoci inoltre a nuovi progetti a tutto tondo. Personalmente ho anche approfondito la questione dell’enoturismo locale, che qui stenta a svilupparsi. Guardando al futuro siamo fiduciosi sul ritorno della luce dopo la tempesta, anche se questo dipende solo dal nostro impegno.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

Abbiamo piantato nuove vigne e stiamo ampliando la struttura con ulteriori spazi dedicati sia al lavoro sia all’accoglienza. Non è mancata poi la sperimentazione, vera cifra distintiva di Quintodecimo, specialmente grazie al lavoro di mio padre… anche se a tal proposito non posso spoilerare niente di più.


Nel tuo approccio al lavoro si possono evidenziare dei tratti giovanili e femminili?

Preferisco considerare il mio un approccio personale. Cerco d’impegnarmi al massimo e di far convergere tutte le esperienze passate, anche quelle estranee al vino, nel mio lavoro attuale, che è quello di comunicare i nostri vini in cantina, nel mondo digitale e durante gli eventi, che spero riprendano il prima possibile.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

Internet è fondamentale oggi e noi lo utilizziamo molto soprattutto per comunicare la nostra realtà. Riguardo alla commercializzazione nazionale ed estera invece siamo più tradizionali, avvalendoci di distributori, con cui abbiamo un rapporto diretto. Importante anche la vendita diretta in cantina.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Sinceramente non mi sono mai posta questa domanda, quindi non so cosa rispondere. Non credo esistano ancora settori dominati dagli uomini, anche se una parte di essi fatica ad accettarlo.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Mi piace accompagnare i nostri ospiti in cantina, anche se il momento che preferisco è la vendemmia, il momento dove tutti noi lavoriamo fianco a fianco.

Figlia d’arte, Rosa Moio vive con la sorella Chiara la gestione quotidiana dell’azienda fondata dal padre Luigi.

 

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