Il Brunello “comme il faut” di Ciacci Piccolomini d’Aragona

di Federica Borasio

Sei interpretazioni del vitigno-simbolo del territorio montalcinese per una cantina che rappresenta un’icona di storia e qualità (con punteggi altissimi).

Le colline a sud-est di Montalcino e il borgo medievale di Castelnuovo dell’Abate, con la vicina abbazia romanica di Sant’Antimo fanno da sfondo alla Tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona, riferimento storico per la produzione del Brunello. Su un’area di 220 ettari, di cui 56 occupati da vigneti e 40 da oliveti, la famiglia Bianchini – con Paolo e la sorella Lucia in prima linea assieme ai figli di Paolo, Alex ed Ester – porta avanti una tradizione iniziata nella prima metà del Novecento con il matrimonio fra il conte Alberto Piccolomini d’Aragona ed Elda Ciacci e proseguita nel 1985 con Giuseppe Bianchini, fattore della Tenuta che ottenne la proprietà in eredità con l’estinguersi del casato. Origini nobili mantenute fedelmente nel nome da un’azienda che, a livello produttivo, segue ancora il solco tracciato da nonno Giuseppe, cui va il merito di aver saputo guardare in prospettiva incrementando qualità e volumi di produzione dei vini e aprendo la strada all’export e alla valorizzazione del “brand Montalcino” in tutto il mondo.

Una realtà che attualmente vede le nuove generazioni giocare un ruolo fondamentale, come sottolinea Paolo Bianchini, che proprio nei giovani vignaioli del Consorzio vede “una squadra capace di fare la differenza rispetto alla precedente generazione in termini di scambio di idee, fonte di crescita importante per la denominazione”.

Grazie anche ai punteggi ottenuti dalle guide internazionali, su un totale di circa 300mila bottiglie la cantina destina all’estero il 70% della produzione, trovando il suo mercato principale negli Stati Uniti (45-50%), seguiti da Asia, Giappone, Cina e Brasile. I consumatori italiani assorbono invece il 15-20% della produzione, affidato alla distribuzione del Gruppo Meregalli.

Sei interpretazioni del vitigno-simbolo del territorio montalcinese per una cantina che rappresenta un’icona di storia e qualità (con punteggi altissimi).

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Rosso di Montalcino 2019

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: invecchiato 6 mesi in botti di legno grandi e affinato 6 mesi in bottiglia

Di un bel rosso lucente, ha naso pulito con note di frutta rossa matura e una leggera speziatura che evolvono verso sentori ematici. In bocca è fresco, con un calore importante e un tannino morbido che accompagnano una sensazione di frutto durevole e ben presente. Le uve di questo vino provengono da vigneti esposti a sud a un’altitudine di circa 300 metri, interessati tanto dall’influenza del monte Amiata quanto delle brezze marine. Dettaglio che si riflette anche nel sorso, dove si percepisce l’effetto di un clima più caldo.

Rosso di Montalcino “Rossofonte” 2018

Uvaggio: sangiovese in purezza.
Vinificazione: cru di rosso realizzato con i grappoli migliori. Invecchiato un anno in botti di rovere di Slavonia e affinato 8 mesi in bottiglia.

Di colore rosso rubino, ha naso pulito e più balsamico, con accenni di sentori terziari e note di ciliegia matura accompagnate da una piacevole sensazione aranciata. Al palato, una bella freschezza e un tannino presente e levigato accompagnano una struttura importante, contrassegnata da una presenza alcolica vigorosa e da un finale lungo e persistente.

Brunello di Montalcino 2016

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: invecchiato oltre 2 anni in botti di rovere di Slavonia e affinato oltre 8 mesi in bottiglia

Di colore rosso rubino tendente al granato, al naso presenta un frutto maturo e acidulo, con note di marasca e sentori che, via via, lasciano spazio al tabacco e a sensazioni lievemente ematiche. Il sorso è morbido, sostenuto da un’importante spalla acida, con un tannino dolce e levigato che anticipa una chiusura lunga in cui riemergono delle gradevoli sensazioni agrumate.

Brunello di Montalcino Pianrosso 2016

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: invecchiato 3 anni in botti di rovere di Slavonia e affinato oltre 8 mesi in bottiglia

Di colore rosso rubino tendente al granato. Al naso è molto equilibrato e rivela una balsamicità sorretta da sentori di frutta rossa matura che si intervallano a rimandi ora più speziati, ora più floreali. Al sorso è caldo e ampio. La freschezza si completa con un bel frutto maturo – in piena corrispondenza con il naso – e una vena sapida che si apre in bocca accompagnando verso un finale lungo e balsamico, che invita a un nuovo sorso.

Brunello di Montalcino 2014

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: invecchiato per circa un anno in botti di rovere di Slavonia

Rosso rubino, ha un naso fresco che si traduce in note di frutta rossa integra e matura, con sensazioni dolci e di cacao che si accompagnano a rimandi terrosi e di humus. Il palato è più austero, con una buona freschezza e un tannino morbido che introduce a sensazioni di sandalo e tabacco e a una gradevole sapidità sul finale.

Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso Riserva Santa Caterina d’Oro 2015

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: invecchiato per oltre 3 anni in botti di rovere di Slavonia e affinato in bottiglia per più di un anno

Il colore rosso rubino tendente al granato anticipa un naso complesso e intenso, con note di frutti rossi maturi che si armonizzano con un complesso olfattivo che va dalla viola mammola alla balsamicità tipica della macchia mediterranea; dalle sensazioni di spezie a note di humus, tabacco e cuoio, che lasciano spazio a sentori ematici. In bocca è armonico, con tannini ben pronunciati ma morbidi e una freschezza tagliente. Un sorso strutturato, sostenuto da una trama tannica morbida e godibile, con un calore vigoroso ma del tutto piacevole.

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