Matelica, il volto austero del verdicchio in quota

di Daniele Becchi

Degustazione di sei etichette dell’Alta Vallesina, che raccontano un vino nervoso e pronto a stupire durante la prossima estate.

Interpretazione alto-collinare del vitigno che meglio identifica la regione adriatica, il Matelica Doc ha da poco abbandonato nella sua nomenclatura ufficiale il termine Verdicchio, per legarsi in modo esclusivo al territorio di riferimento.

La Denominazione si estende su circa 286 ettari, distribuiti tra otto comuni di quell’Alta Vallesina le cui caratteristiche influenzano in modo determinante il profilo organolettico del vino. L’orientamento Nord-Sud di questa valle – unico caso sul territorio regionale -, chiude infatti le porte all’azione mitigante del mare, creando un alternarsi di condizioni continentali e mediterranee, dall’importante degrado termico durante la notte fino al forte irraggiamento diurno e allo sviluppo zuccherino e polifenolico delle uve. Tutto ciò, unito alla composizione calcarea dei terreni e all’altitudine dei vigneti, ricompresi tra i 400 e gli 850 metri sul livello del mare, conferisce alle uve un carattere unico, segnato da una grande compostezza acida, arricchita da mineralità e note di frutta acidule.

Importante lo sforzo agronomico compiuto dalla filiera nell’ultimo decennio, tanto che il vigneto matelicese è stato il più ristrutturato entro i confini regionali, con ben oltre 100 ettari sottoposti a pratiche di ammodernamento. Uno sforzo che dimostra la ferma volontà dei ventisei produttori che imbottigliano la versione base (che scendono a sette se si considera la Riserva Docg) di guardare al futuro, investendo su quella vigna fondamentale per la produzione di uve di qualità.
Largamente apprezzato per la sua bevibilità, il Matelica Doc è capace di offrire anche versioni più longeve e strutturate, di cui ha dato corretta lettura lo stesso Eric Asimov sulle pagine del New York Times, definendolo “un bianco con una marcia in più ideale per coloro che desiderino qualcosa di diverso da un piacere senza complicazioni”.

A pesare sono purtroppo le ridotte dimensioni che, rendendo difficili sostanziali azioni di posizionamento, costringono tuttora il Matelica a un regime di prezzi lontano dal suo valore intrinseco. “Il nostro vino riflette in modo esemplare l’imprenditore-tipo marchigiano, che è campione del fare ma non dell’apparire – evidenzia Alberto Mazzoni, direttore dell’Imt – Per questo oggi più che mai serve moltiplicare le occasioni di internazionalizzazione organizzate da Imt attraverso i fondi cofinanziati in Europa e nel mondo”. Una spinta che di fatto non farebbe che incrociare le opinioni già positive della critica internazionale su uno dei più grandi autoctoni bianchi del Belpaese.

DEGUSTAZIONE

In degustazione, sei etichette rappresentative di altrettante aziende del territorio, per una panoramica sull’annata 2019.

Colpaola – Verdicchio di Matelica Doc 2019
Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: riduzione in bianco con decantazione del mosto statica a freddo
Affinamento: minimo 4 mesi in acciaio e due mesi in bottiglia

Tenuta Colpaola è un’azienda fondata da Francesco Porcarelli attorno a quella che era stata la casa (in affitto) di suo nonno. Certificata bio, di cui non appone il relativo logo in etichetta, si distingue per scelte innovative in quanto a stile di produzione, puntando su un unico prodotto di bianco, e packaging scelto, una bottiglia renana con tappo a vite non comune sul Verdicchio.

Il suo è un vino giallo paglierino intenso, che al naso rivela fiori secchi e frutti tropicali. Viva l’acidità in bocca, con una struttura che sostiene evidenti note di ananas. Di buon equilibrio e carattere ruspante, anche se fin troppo lieve in centro bocca. Chiude con la caratteristica mandorla, rivelandosi più maturo dell’annata mostrata in etichetta.

Casa Lucciola – Verdicchio di Matelica Doc 2019

Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: fermentazione con lieviti indigeni
Affinamento: 9 mesi in acciaio sulle proprie fecce. Chiarificazione in argilla, cui segue un periodo in bottiglia di circa 6 mesi.

Casa Lucciola è un’azienda condotta dalla famiglia Cruciani che si trova a Vocabolo Casalucciola. Certificata Bio fin dal 1998, dal 2014 ha deciso di praticare il regime biodinamico, nella convinzione che la salvaguardia della fertilità della terra per le generazioni future è la prima responsabilità e la vera eredità di chiunque lavori la terra.

Il suo vino si presenta del consueto giallo paglierino, che al naso declina verso fiori tropicali e note acidule. Buono il nerbo acido e la vivacità in bocca. Equilibrato, con sensazioni di lime che emergono prima di un finale nervoso dove è capace di un discreto allungo.

Villa Collepere – Verdicchio di Matelica Doc “Grillì” 2019

Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: riduzione delle uve con neve carbonica, pressatura soffice sottovuoto, fermentazione termocondizionata previa pulizia del mosto per flottazione
Affinamento: 4 mesi in acciaio e successivi 9 mesi in bottiglia.

I circa quattro ettari di vigneto di Villa Collepere si trovano nell’alta Vallesina, terroir d’elezione del Matelica, il cui microclima continentale nelle escursioni termiche e mediterraneo nel soleggiamento determina il gusto unico del nostro vino, caratterizzato da una produzione limitata ma unica e irripetibile.

Il suo vino è giallo paglierino intenso, con una vivace nota di fiori gialli al naso, accompagnati da richiami di lime. In bocca è forte la vena amaricante, con l’acidità che qui prende la forma di ananas e mela verde. Spunto sapido e nota ammandorlata per la chiusura di un vino che definisce compiutamente la denominazione marchigiana.

Borgo Paglianetto – Verdicchio di Matelica Doc “Petrara” 2019

Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: in acciaio con successivo affinamento di sei mesi in bottiglia.

Borgo Paglianetto si trova a Matelica e nasce nel 2008 dalla fusione di due storiche cantine del luogo. A contraddistinguerla l’amore per Matelica dei cinque titolari, che nel tempo hanno realizzato un vigneto di 30 ettari condotti in regime di agricoltura biologica.

Il loro vino, di colore giallo paglierino, rivela note di frutta appena matura al naso, legate a interessanti declinazioni erbacee. Piacevolmente fresco, propone un corredo aromatico segnato da cedro, minerali e paglia, con un elegante finale a chiudere l’assaggio.

Belisario – Verdicchio di Matelica Doc “Vigneti B” 2019

Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: in bianco, con iperossigenazione controllata del mosto, per circa 20 giorni a temperatura compresa tra 14° e 16°
Affinamento: 5 mesi in serbatoi inox da 100hl e 6 mesi in bottiglia.

L’azienda Belisario nasce nel 1971 nell’Alta Vallesina e oggi, con i suoi 300 ettari vitati, è la principale produttrice di Matelica Doc. Tutti i suoi vigneti sono prossimi alla Cantina, che può contenere fino a 30.000 hl di prodotto. Dal 2002 ha il sistema di qualità certificato ISO 9001:2000 e vanta circa 24 ha in regime biologico.

Il vino proposto si presenta giallo paglierino e al naso offre note di mango e ananas. In bocca mostra la sua carica citrica, affinata da piacevoli richiami di camomilla e sfalci d’erba. Di medio corpo, chiude con una gradevole nota amaricante.

Monacesca – Verdicchio di Matelica Doc 2019

Uvaggio: verdicchio in purezza
Vinificazione: 8 mesi in acciaio cui seguono ulteriori 4 in bottiglia.

La Monacesca è situata nel comune di Matelica, in Contrada Monacesca, dove da circa 35 anni i proprietari portano avanti un progetto enologico ispirato alla territorialità, per loro un valore da esprimere tramite piacevolezza ed equilibrio organolettico.

Il vino degustato è di colore tipicamente paglierino, intenso e concentrato. Complesso al naso, dove fanno mostra di sé note di frutta carnosa. Buona la struttura in bocca, armonioso il sorso. Impreziosito da una trama minerale e sapida, conclude con un finale di media persistenza.

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