Wine&Spirits, riaperture ed export per il loro rilancio

di Carlo Spagnolo

Federvini vede nella ritrovata convivialità il necessario stimolo a un settore cui la pandemia ha sottratto 1,5 miliardi di euro.

Nell’evento pubblico organizzato a latere della sua assemblea generale, Federvini ha discusso delle sfide future che attendono il settore. Partendo da un calo dei ricavi stimato in un miliardo e mezzo di euro, la federazione guidata da Micaela Pallini ha offerto la propria ricetta per uscire dalla crisi, fatta di riaperture, semplificazioni, sostegno all’export e sostenibilità.

A proposito delle riaperture Federvini sottolinea quanto esercizi pubblici, ospitalità e turismo siano centrali per intere filiere produttive e chiede di affrontare il tema in maniera unitaria. Senza misure di sostegno al riavvio delle attività legate al fuori casa, estendendo ad esempio l’uso del suolo pubblico, e la riattivazione dei flussi turistici, la ripresa delle produzioni e la loro tenuta sui mercati internazionali non potranno realizzarsi. Federvini chiede al Governo anche di eliminare il divieto di vendita di alcolici dopo le 18.00 nei cosiddetti mini market, misura discriminatoria tutt’ora in vigore nonostante non sia più minimamente giustificata nell’attuale scenario pandemico.

Si ritiene necessario ridurre gli adempimenti e le competenze amministrative a cui il settore è assoggettato, a partire dall’abolizione del contrassegno fiscale per gli spiriti. Nonostante l’importanza di un sistema di controlli e certificazioni adeguato a sostenere la qualità e la sicurezza dei prodotti, è importante raggiungere una semplificazione tanto di adempimenti quanto di tempo necessario a mettere d’accordo i diversi ambiti amministrativi che intervengono sulla filiera. Federvini sollecita inoltre interventi fiscali quali la rimodulazione mirata dell’aliquota Iva, da portare al 5% come segnale di attenzione per un settore penalizzato dalle chiusure.

Essendo poi vini, distillati, liquori ed aceti italiani eccellenze del Made in Italy, Federvini chiede un sostegno che si traduca in una crescente difesa degli spazi commerciali, insidiati da tendenze proibizionistiche o dalla costruzione di barriere immateriali di carattere normativo che rappresentano ostacoli alla libera concorrenza. È il caso dei dazi che da più di un anno ostacolano le relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti e che hanno comportato ingenti perdite.

Consapevoli, inoltre, della dote culturale offerta dalla dieta mediterranea in fatto di consumo critico di alcol, Federvini ritiene che educazione e informazione, insieme ai dovuti controlli, siano la strada più efficace da intraprendere per contrastare ogni forma di consumo non responsabile. Purtroppo a livello europeo il dibattito è guidato da pulsioni proibizionistiche che l’Italia dovrebbe respingere nettamente, quali la minaccia di “health warning” sulle nostre etichette, le possibili restrizioni alla promozione e valorizzazione dei nostri prodotti, la spada di Damocle dell’uso dell’arma fiscale per fini cosiddetti salutistici.

Micaela Pallini, Presidente di Federvini ha dichiarato “Il settore ha bisogno di sentire al proprio fianco l’impegno concreto delle istituzioni. Occorrono interventi di semplificazione amministrativa e di carattere fiscale, così come un deciso supporto nel tutelarci in sede comunitaria, dove vediamo rischi di pericolose derive normative che minacciano quello che è un patrimonio italiano nel mondo. Lo stesso impegno è necessario sull’arena del commercio internazionale, contro dazi e barriere protezionistiche spesso applicati per ragioni che nascono al di fuori del mondo enogastronomico e, infine, nella promozione del Paese all’estero, dove scontiamo la migliore organizzazione e continuità di concorrenti diretti come la Francia. Con le nostre tre gambe, Vini, Spiriti e Aceti, siamo pronti a correre e cavalcare la ripresa. Con le istituzioni al nostro fianco avremo tutte le carte per una nuova leadership globale”.

Albiera Antinori, Presidente del Gruppo Vini di Federvini ha dichiarato “Il comparto dei vini, in questa lunga crisi, ha sofferto delle enormi difficoltà del canale Ho.Re.Ca. e del blocco del turismo. Al turismo sono legate dimensioni di particolare rilevanza per i produttori e per la loro filiera: ospitalità, contatto diretto con il consumatore, cultura del prodotto. Per questo è per noi importante lavorare insieme al sistema italiano della promozione turistica, in modo coeso e coordinato e con una pianificazione di lungo periodo.”