Albino Armani e la vocazione ancestrale di confine

di Daniele Becchi

Degustazione di quattro etichette dalle tenute a nord-est dell’azienda nata in Val d’Adige.

Se c’è un tratto che accomuna tra loro i territori di confine è quel senso di saggezza plasmato della secolare mediazione tra culture tra loro diverse, che si ricompone nelle poche e misurate parole pronunciate dai suoi abitanti. A questa regola non sembra fare eccezione Albino Armani, testimone di una tradizione familiare che, partita quattro secoli fa nella Valle dell’Adige, si è oggi allargata ad alcuni dei principali terroir del nord-est.

A lui il compito di trasporre nel presente una storia vitivinicola iniziata nel 1607, fondendo assieme il senso di rispetto nei confronti della propria terra con le più attuali sensibilità agronomiche ed enologiche. Ed è da questo punto di equilibrio che lo stesso Armani parte per raccontare un’azienda dove centrali sono i concetti di terroir, etica del lavoro e sostenibilità, trasposti in una proposta enologica dove cruciale è l’aspetto identitario.

Le stesse perplessità maturate in fase degustativa diventano aspetti secondari se confrontate con una cifra stilistica improntata ad eleganza e minimalismo, tratti che ben si addicono a una viticoltura ‘al limite’ come quella oggi proposta. In questi ultimi e sassosi metri utili alla coltivazione delle viti prima che le Alpi Carniche prendano il sopravvento sorge Sequals, il ramo friulano del domain Armani. Un’azienda i cui dati rivelano la chiara vocazione al rispetto del territorio, perseguito tanto con le buone pratiche imposte dalla certificazione SQNPI quanto da precise scelte volte a ridurre il consumo di acqua ed energia. Mirabile, in termini di preservazione del contesto, anche la custodia di una decina di varietà di uve ancestrali realizzate nel contesto della Conservatoria.

DEGUSTAZIONE

Le cinque etichette nel bicchiere rappresentano uno spaccato significativo di una regione mai troppo celebrata, la cui prospettiva lunare si riflette nelle scelte architettoniche ed enologiche dell’azienda Armani. A brillare sono soprattutto Prosecco Rosè e sauvignon, che nello sviluppo offrono interessanti evoluzioni gustative, mentre più complessa è la lettura degli autoctoni locali, quali friulano e pinot grigio, a causa di una timidezza che ne trattiene il potenziale espressivo.

Prosecco Doc Rosé 2020

Uvaggio: glera 90%, pinot nero 10%
Vinificazione: dopo la preparazione della cuvée viene eseguita la presa di spuma con metodo Martinotti per minimo 60 giorni .

Rosa, trasparente, annunciato da una schiuma esuberante. Al naso sono chiari i richiami alla mela rossa, che in bocca si legano a sensazioni vegetali che arricchiscono il profilo verticale di questo vino. Gradualmente si apre a note di crema e zabaione, pur mantenendo intatta la sua vitalità. Accenni di lime chiudono una delle più interessanti versioni di prosecco fin qui rosé degustate.

Friuli Grave Doc Sauvignon 2020

Uvaggio: sauvignon bianco in purezza
Vinificazione: macerazione a freddo delle uve prima della fermentazione, che avviene in contenitori di acciaio.
Affinamento: in acciaio a contatto con i propri lieviti fino all’imbottigliamento.

Di colore giallo paglierino scarico, al naso lega la componente esotica, erba fresca e magnolia. La bocca rivela una gioventù che necessita di tempo per risolversi. Piacevolmente cremoso, una volta ossigenato piega verso note amaricanti. Caldo, ma senza rinunciare ai propri tratti verticali.

Friuli Grave Doc Pinot grigio 2019

Uvaggio: pinot grigio in purezza
Vinificazione: fermentazione e affinamento in acciaio, a contatto con i propri lieviti fino all’imbottigliamento

Giallo paglierino brillante. Il naso rivela un’elegante nota vegetale, arricchita da frutta carnosa. Buona l’acidità in bocca, che sostiene un lungo percorso segnato da pesca e camomilla. Sapido in chiusura, non impressiona in quanto a persistenza.

Friuli Grave Doc Friulano 2019

Uvaggio: friulano in purezza
Vinificazione: macerazione a freddo delle uve, pressatura soffice e fermentazione in acciaio.
Affinamento: in parte in acciaio e in parte in tonneaux a contatto con i propri lieviti fino all’imbottigliamento.

Giallo paglierino dai riflessi verdognoli, questo friulano suggerisce al naso delicate note agrumate e floreali. In bocca emerge nervoso, seppur ingentilito da fiori bianchi e sensazioni ceneree. Nel complesso equilibrato.