La “sbarbatella” con le Langhe nel sangue

di Giambattista Marchetto

Michela Adriano rappresenta la nuova generazione nell’azienda di famiglia – l’albese Adriano Marco e Vittorio – di cui racconta con orgoglio le radici.

Siamo una famiglia, siamo persone, siamo esperienza, siamo il nostro vino”. La “sbarbatella” langarola Michela Adriano introduce l’azienda di famiglia – l’albese Adriano Marco e Vittorio – incardinando il discorso sul binario di un legame stretto con il territorio. “Siamo un classico esempio di azienda agricola a conduzione famigliare, una vera tradizione in Piemonte – dice – Coltiviamo e vinifichiamo solo uve di nostra proprietà, con l’obiettivo di produrre vini che interpretino al meglio il terroir, in totale filosofia FIVI. Produciamo da oltre 25 anni il vino che abbiamo sognato, voluto e creato per noi e per chi ama il vino e il suo territorio”.

Originari dell’Alta Langa, gli Adriano erano mezzadri già dal 1900 e nel 1968 fu nonno Aldo a diventare per la prima volta proprietario terriero, scegliendo comunque sempre il lavoro contadino. “La scelta di credere nell’agricoltura in tempi difficili in cui la maggioranza sceglieva la città è stata coraggiosa e piena di sacrifici, ma ci ha ripagato poi con successo e soddisfazione”, chiosa Michela.

Attualmente l’azienda – guidata da Vittorio e Marco con le mogli Grazia e Luciana – ha una superficie di 50 ettari: 30 ettari sono dedicati al vigneto, dove troviamo in produzione Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco. I vigneti si trovano quasi tutti a San Rocco Seno d’Elvio, ad eccezione di un vigneto di 7 ettari a Neive nel cru Basarin, unico outsider. Dal 2015 inizia ad inserirsi anche la terza generazione con la “sbarbatella” Michela, figlia di Vittorio e Grazia.

Michela, ci racconti la tua azienda e come esprimi la sua filosofia?

L’azienda Adriano Marco e Vittorio nasce da mio zio Marco e mio papà Vittorio nel 1994 partendo dai vigneti di cui mio nonno Aldo vendeva l’uva. Io sono entrata in azienda a luglio 2014 appena preso il diploma nel liceo linguistico. Mi è stata affidata la parte di comunicazione e social media da subito. I primi 3 anni ho affiancato mia zia Luciana nel lavoro contabile di ufficio, mio papà Vittorio nei lavori in cantina e nella parte commerciale in Italia e lavorato a fianco di mia mamma nelle fiere e nel mercato export, ma anche nell’ospitalità in cantina. Nei successivi tre anni mi sono sempre più specializzata nella parte commerciale dell’azienda, affiancando gli agenti in Italia e gli importatori all’estero, le visite e le degustazioni in cantina e quindi affermandomi su tutta la parte di comunicazione e marketing aziendale. In azienda siamo ancora tutti operativi e ognuno ha il suo ruolo ben definito e il passaggio generazionale è appena iniziato.

Quali sono i vini che produci? Con quale filosofia?

Produciamo 13 etichette che vogliono trasmettere ognuna con le proprie caratteristiche la storia, la tradizione e la bellezza del nostro amato territorio: le Langhe. Per produrli lavoriamo con massimo rispetto verso la terra: oltre ai 30 ettari di vigneto, i 12 ettari di noccioleto a fondo collina, abbiamo mantenuto una decina di ettari di bosco per favorire la biodiversità del territorio.

Non utilizziamo diserbanti chimici e produciamo seguendo un protocollo di lotta integrata (certificato con The Green Experience). In cantina l’energia è prodotta dai pannelli fotovoltaici, i contenitori di vinificazione sono in acciaio inox, le fermentazioni spontanee e l’affinamento è in botti grandi di rovere. Vogliamo per il nostro consumatore un prodotto sano, buono, che racconti il territorio.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Possiamo sentirci privilegiati, in quanto abbiamo sempre avuto la possibilità di lavorare. La vigna infatti non si ferma. Anche se tutti i miei viaggi per fiere ed eventi sono stati posticipati, il lavoro non mi è mancato e ho sfruttato anche questo periodo per procedere con lavori che erano in stand-by da un po’.

Ci sono mancati i numerosi clienti che venivano a farci visita e degustazione, ma avendo costruito negli anni una bella rete di vendita diretta al privato, non abbiamo risentito troppo. Già prima eravamo attrezzati per fare spedizioni a domicilio e dall’anno scorso le abbiamo aumentate. Sono ottimista e speranzosa: pian piano nei prossimi mesi si ripartirà alla grande, soprattutto per i nostri amici e clienti ristoratori che ne hanno risentito tanto. Sono piena di energia e di entusiasmo per ripartire con la mia vita frenetica di qua e di là con la bottiglia in valigia!

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato? Come ci si confronta con storicità e tradizione?

Sono molto orgogliosa di tutto ciò che la mia famiglia ha creato e prodotto negli anni fino al mio arrivo. Mi sento in dovere di valorizzare al meglio tutto il lavoro che è sempre stato fatto e quello che continuiamo a fare per produrre i nostri vini in rispetto della tradizione, la storia, la nostra zona e la natura. Anche per questo sto cercando di apportare nell’azienda novità soprattutto sotto il punto di vista sostenibile, ambientale e ad impegno sociale.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Classe 1995, sono nata nell’era della digitalizzazione. Cerco di capire al meglio quale sia il compromesso tra tecnologia e ‘’abbiamo sempre fatto così’’ in modo da poter ottimizzare i tempi ed essere organizzati al meglio alleggerendo così la mole di lavoro di tutti. Credo che una parte molto bella femminile sia l’empatia. Questo mi aiuta tantissimo con i clienti: nell’ accoglierli e farli stare bene, anche durante le degustazioni per capire subito i loro gusti e riuscire a consigliare il vino preferito.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

Ci prendiamo cura del nostro sito web per creare un piccolo mondo virtuale dove chi ci finisce dentro nel visitarlo comprenda a pieno la nostra filosofia e riesca ad iniziare ad assaporare la nostra realtà prima di venirci a trovare. Sfruttiamo molto i social network per raccontare la nostra storia e ciò che facciamo ogni giorno e credo siano strumenti interessanti per raggiungere un sacco di persone in poco tempo.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Credo il mondo del vino sia sempre meno dominato dagli uomini e sempre più donne stanno arrivando in questo mondo dalla vigna, alla cantina, dalle degustazioni alla direzione commerciale: presto ci saranno tanti uomini quante donne.
Qualche stereotipo c’è ancora riguardo la donna, soprattutto quando svolge quei lavori considerati di ‘’forza fisica non adatti ad una donna’’ ma sempre di più queste idee vengono smentite visto che molte di noi riescono a svolgere allo stesso modo questi valori. Le Sbarbatelle ne sono una prova!

A livello personale, in azienda non mi sono mai sentita in difetto solo perché donna: comunque la nostra azienda è condotta da due uomini e due donne quindi per me questo è modello di equilibrio. Succede ogni tanto quando mi devo presentare a nuovi clienti di non essere presa troppo in considerazione, ma non appena inizio a parlare le incredulità iniziali spariscono e più la conversazione si approfondisce più non si avvertono differenze.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Molto! Mi piace la vigna e sono affascinata dal ciclo vegetativo anche se me ne occupo poco perché sono più indirizzata nel mondo commerciale. Però il mio lavoro sempre insieme ai clienti mi dà la possibilità di parlare, la lingua universale del vino, con un sacco di persone di mille culture diverse per confrontarmi e trovare punti di vista sempre diversi: adoro il contatto con il pubblico, mi stimola tanto!

Hai un segreto inconfessato che ci puoi rivelare?

Sono super disordinata, nel mio armadio è come se fosse esplosa una bomba!

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