La “sbarbatella” che fa scoprire la Liguria a 5 sensi

di Giambattista Marchetto

Dal 2016 Marta Trevia guida l’azienda lanciata negli anni Settanta dai genitori e mette al centro della sua attività quotidiana il territorio.

La Liguria nel cuore e nel bicchiere. Rientrata in Italia e, anzi, sulla Riviera di Ponente dopo esperienze internazionali, Marta Trevia ha preso le redini dell’azienda di famiglia nel 2016 e da allora ha impresso un’accelerazione alla “rivoluzione” bio, ma anche nella ricerca di nuove strade per avvicinare i winelover alle meraviglie della sua terra. Orgogliosa “sbarbatella”, non apprezza gli incasellamenti legati al genere e dedica l’etichetta del suo rosato alle donne di successo.

Marta ci racconti la tua azienda e la sua filosofia?

L’azienda nasce nel 1977 con il primo imbottigliamento di vermentino. L’enologia ligure era agli albori, non esisteva ancora una tradizione riferita ai nostri vini, non c’erano fornitori di prodotti enologici, contenitori, etichette… occorreva rivolgersi al Piemonte per tutto questo. All’epoca mia madre Maria Donata Bianchi, che ha fondato l’azienda, era una giovane avvocatessa e scelse di vinificare le uve provenienti dai vigneti di famiglia puntando alla produzione di poche bottiglie di eccellente qualità.

Grazie al vino le vite dei miei genitori si sono intrecciate: mio padre faceva il rappresentante di vini e intorno ai 30 anni decise di cambiare vita dedicandosi unicamente alla coltivazione del vigneto e alla produzione di vino. Nel corso degli anni prese le redini dell’azienda occupandosi dei vigneti storici, piantandone di nuovi e costruendo la nuova cantina.
Oggi io sono la titolare e l’enologa dell’azienda. Il passaggio di consegne con mio padre è avvenuto ufficialmente nel 2016.

Dopo la laurea in enologia ed esperienze di studio e lavoro all’estero in Germania a Nuova Zelanda, ho deciso infatti di tornare a casa facendo fruttare le conoscenze che avevo maturato. Mi occupo di ogni fase produttiva, dal vigneto alla vinificazione in cantina. È un lavoro meraviglioso ed estremamente stimolante.

Quali sono i vini che produci? Con quale filosofia?

La mia filosofia è quella di rappresentare l’unicità e le peculiarità del nostro territorio e la sua storia. Il vermentino è il fiore all’occhiello della nostra cantina: i vigneti si trovano nel territorio di Diano Castello che ancora oggi celebra ogni anno il premio Vermentino, volto a rappresentare il forte legame della nostra terra con questa varietà.

Altro importante ambasciatore della Riviera Ligure di Ponente è il Pigato: si tratta del primo vino che ho prodotto, studiando un metodo di vinificazione unico che cambia ogni anno in base alle caratteristiche dell’annata.
Dalla voglia di sperimentare sono nati altri due vini: il rosato Ines da uve granaccia e due vini rossi La Mattana e il Bormano vinificati con 50% syrah a 50% granaccia.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Il 2020 è stato un anno complesso che ci ha insegnato a adattarci alle esigenze del mercato, stando vicino ai nostri clienti e rivisitando in parte il lavoro. Allo stesso tempo mi ha permesso di far nascere nuovi progetti. In particolare, una forma di degustazione in azienda vissuta totalmente all’aria aperta che coinvolge i 5 sensi. La vista viene appagata dalla visita ai vigneti, per il gusto e l’olfatto i vini sono i protagonisti. Con il tatto sarà possibile entrare in contatto con le diverse parti della vite e comprenderne l’importanza. Infine, l’udito viene sollecitato dalla musica prodotta dalle nostre viti, resa udibile grazie ad uno speciale dispositivo che viene attivato durante la visita. Offrire una simile esperienza è stato un ottimo strumento per entrare in contatto con nuovi clienti e far conoscere la nostra realtà.

Non è semplice fare previsioni per il 2021: ma se fai la vignaiola sai che nel nostro lavoro tutto può cambiare in un momento, ma bisogna essere ottimisti e sempre pronti ad andare avanti.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

L’azienda è in conversione biologica: è stato un passo importante e molto sentito. Sono convinta che tutti noi dovremmo imparare a considerare il mondo che ci circonda e la natura come la nostra casa. La scelta quindi di lavorare secondo una filosofia che tuteli maggiormente il mio territorio è stata naturale. Sto sperimentando i preparati biodinamici in un vigneto di recente impianto e sono curiosa e fiduciosa di intraprendere questa strada.

Come ci si confronta con storicità e tradizione?

Credo sia fondamentale raccontare la propria tradizione e creare un ponte con l’innovazione, grazie alle nuove conoscenze. Cerco di imparare dalle esperienze del passato e riadattarle al mondo moderno.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Le donne da sempre sono connesse alla natura per loro stessa indole e grazie alla loro spiccata sensibilità. Quest’ultima dote mi permette di osservare il vigneto ogni anno con occhi diversi e cercare di trarre i migliori risultati. Ho inoltre dedicato l’etichetta del nostro rosato a tutte le donne di successo, che con impegno, coraggio ed un po’ di pazzia scelgono di seguire i loro talenti. L’etichetta rappresenta infatti un originalissimo abito realizzato da mia nonna Ines che era una stilista e modellista.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

È uno strumento prezioso se usato con intelligenza. Ci permette di comunicare la nostra realtà e le attività quotidiane ad un pubblico vastissimo. È anche un ottimo modo per rimanere in contatto con chi ci ha fatto visita e vuole rimanere aggiornato su tutte le novità.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Ognuno si classifica per i risultati che ottiene indipendentemente dal genere. Amo molto fare parte del gruppo “Sbarbatelle” perchè racconta un profondo cambiamento in questo settore. Rimango ancora incredula quando le persone si stupiscono nel vedere una donna vignaiola… mi sembra un modo di ragionare vecchio e superato.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Tantissimo… amo il mio lavoro e tutto quello che ruota attorno ad esso. Ogni giorno è diverso e ti permette di imparare qualcosa di nuovo. Il mondo del vino è una splendida risorsa che mette in comunicazione tanti mondi e persone diverse.

Hai un segreto inconfessato che ci puoi rivelare?

Che donna sarei senza segreti…

 

Consigliati