La “sbarbatella” che racconta i vini delle Alpi

di Giambattista Marchetto

Ines Giovanett porta avanti, assieme al fratello Ivan, il percorso dell’azienda familiare Castelfeder in Alto Adige.

La buona viticoltura richiede tempo. E 50 anni di esperienza e disciplina, accompagnati dall’energia della famiglia Giovanett, sono alla base della storia di successo di Castelfeder a Egna, in Sudtirol. Fondata nel 1969 da Alfons Giovanett, rimane un’azienda a conduzione familiare e oggi è in corso la transizione nelle mani della “sbarbatella” Ines Giovanett e del fratello Ivan. I vini cercano di restituire il piglio alpino, caratterizzandosi in maniera poliedrica rispetto alle diverse zone, altitudini ed esposizioni. Un’attenzione che Ines racconta con passione.

Ines ci racconti la tua azienda e la sua filosofia?

La nostra azienda è stata fondata da mio nonno Alfons nel 1969 nel centro storico di Egna e trae il suo nome dalla collina storica di Castelfeder, appartenente ai tre comuni di Egna, Montagna e Ora. Da ormai 50 anni e tre generazioni la nostra famiglia porta avanti l’esperienza viticola del bisnonno e nonno con molta energia. Dalla fondazione ad oggi sono cambiate molte cose: l’assortimento dei vini è stato completato con quasi tutte le varietà tipiche altoatesine, la produzione è stata ampliata da 20 a 70 ettari e il mercato è diventato più internazionale. Il mio ruolo è quello di direttrice vendite e marketing, conduco e controllo le vendite in 28 paesi del mondo.

Quali sono i vini che producete? Con quale filosofia?

In totale oggi vengono lavorate uve provenienti da 70 ettari di vigneti, di cui circa il 70 % sono vitigni bianchi con focus su chardonnay, pinot bianco, pinot grigio e sauvignon. Il restante 30% è di uve rosse e qui il pinot nero è chiaramente in primo piano. Nonostante le nuove sfide come il cambiamento climatico, l’espansione del mercato e nuove tendenze nel settore viticolo, pensiamo di essere riusciti a bilanciare con grande sensibilità tra tradizione con la modernità e questa è la nostra filosofia principale. In aggiunta il lavoro in vigna e il meticoloso lavoro in cantina di mio fratello Ivan, l’enolo della nostra azienda, portano ai risultati di oggi:

Un esempio perfetto è il progetto di pinot nero lanciato nel 2018: un vitigno, tre vigneti, stessa vinificazione e semplicemente espressione del territorio e vigneto.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

Come sempre abbiamo gestito questo momento difficile con la flessibilità tipica per la nostra famiglia. Come molti, usando le nuove tecnologie per comunicare meglio con i nostri clienti, per raccontargli delle novità in assenza di fiere e per rimanere in contatto. Dal punto di vista interno è stato un anno difficile con molti ostacoli ma siamo riusciti a rimanere positivi e pensare al futuro. Per mio fratello Ivan e me questa è la prima crisi vera che viviamo nella nostra azienda, cosa che inizialmente ci faceva paura, adesso però vediamo che tutto è risolvibile e soprattutto vediamo il 2021 come un anno di transito ma il 2022 come anno di miglioramento.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

Vorrei apportare una leadership più moderna alla nostra azienda, penso sia importante al giorno di oggi incontrare i collaboratori con il giusto rispetto, la giusta autorità ma anche riuscire a capire le forze di ognuno e non battere troppo sui difetti. Mi piacerebbe creare un clima di lavoro libero, positivo e di entusiasmo ma non è sempre facile.
C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Giovane sicuramente, da quando siamo entrati in azienda mio fratello ed io abbiamo cambiato molte cose. Penso che sia un approccio giovane, ma allo stesso momento basato sull’esperienza di nostro padre e nostra madre, un’esperienza molto rispettata da parte nostra. Non vogliamo stravolgere niente ma piuttosto aggiungere un tocco giovane a certi processi e modernizzare lì dove possibile. Un approccio peculiarmente femminile non penso di averlo invece.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

È interessante perché penso che la tecnologia sia il futuro nelle aziende e vedere il miglioramento di lavoro che ci comporta mi dà molte soddisfazioni. Penso che sia essenziale procedere in questa direzione ed ampliare il proprio pensiero tecnologico il più possibile per rimanere competitivi in futuro, ma d’altro canto e ugualmente essenziale non perdere la relazione personale con il cliente soprattutto in un ambito come il nostro. Il vino vive di incontri, racconti e relazioni personali quindi per me è una combinazione di entrambi.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Non mi pongo più questa domanda e questo problema, dopo 15 anni di lavoro in questo settore. Mi sono trovata in alcune situazioni frustranti ma allo stesso momento sempre rinforzanti per me personalmente in un secondo momento. Per me è importante avere una famiglia alle spalle che mi sostiene, se alcuni uomini del nostro settore poi danno più peso agli uomini della mia famiglia non ho problemi perché so che abbiamo gli stessi pensieri e ambizioni per la nostra azienda e siamo allineati nelle trattative. Essere donna in questo ambito, come anche in molti altri, vuol dire combattere certi pregiudizi e certe convinzioni, che sono al giorno di oggi del tutto datate.
Personalmente penso che sia meglio pensarci di meno e ascoltare più il proprio intuito.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Tantissimo!!! Persone bellissime e interessanti, vino e cibo buono, viaggi collegati al vino… non potrei chiedere di più.

Hai un segreto inconfessato che ci puoi rivelare?

Non è proprio un segreto, ma penso che tanti non lo sappiano ancora… Sto per diventare mamma e sono felicissima di poter intraprendere questa nuova avventura.

 

Consigliati