Le Doc di nicchia della “corazzata” del vino marchigiano

di Gian Omar Bison

Degustazione di referenze particolari di Bianchello del Metauro docg, Serrapetrona Doc, Colli Maceratesi Doc.

Con 652 aziende associate per 16 denominazioni di origine – di cui 4 Docg – l’Istituto marchigiano di tutela vini (www.imtdoc.it) è una realtà unica in Italia nel suo genere. Oggi il consorzio rappresenta l’89% dell’imbottigliato della zona di riferimento e la maggioranza delle esportazioni di vino marchigiane. E in seno a questa “corazzata” del vino emergono alcune Doc di nicchia che il consorzio suggerisce di scoprire con curiosità e attenzione. Eco allora emergere degli autentici cavalli di razza: Bianchello del Metauro Docg, Serrapetrona Doc, Colli Maceratesi Doc.

DALLA BEVIBILITÀ ALLA LONGEVITÀ

Il Bianchello del Metauro, autoctono bianco delle Marche e prima Doc ad essere approvata nella provincia di Pesaro Urbino (1969), è da sempre conosciuto per piacevolezza e bevibilità. La denominazione si estende lungo il basso e medio corso del fiume Metauro, dove i vigneti si distribuiscono tra i comuni di Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa “Cavallara” del comune di Mondavio e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Una realtà di dimensioni contenute ma che negli anni ha saputo evolversi, passando dall’immagine di vino semplice e di grande bevibilità a un prodotto di maggiore personalità e longevità. Deve il suo nome al colore tenue degli acini e oltre alla versione ferma e giovane, si trova anche nelle tipologie Superiore, Spumante e Passito. Vitigni: bianchello (biancame) min. 95%, malvasia bianca lunga max 5%. La superficie vitata conta 244 ettari e una resa uva/ha di14 ton. Venticinque le aziende che vinificano e 1.219.733 le bottiglie. Il mercato è interno per l’85%, il restante export va nei Paesi Ue (10%) e Terzi (5%).

ROSSI FERMI E SPUMANTIZZATI

Il Serrapetrona Doc è un vino fermo prodotto all’interno dell’intero territorio del comune di Serrapetrona e parte dei comuni di San Severino Marche e Belforte del Chienti nella provincia di Macerata. Dal colore rosso rubino, il Serrapetrona è un vino secco di buona beva a partire dal primo anno dopo la vendemmia; quando viene affinato in legno, già dal secondo anno risulta speziato e avvolgente. Con un buon affinamento in bottiglia ha una predisposizione alla conservazione per 3-5 anni, e – in condizioni di cantina ideali – la sua longevità si protrae per almeno altri 2-3 anni.

Nella stessa area di produzione della piccola Doc viene prodotta la più celebre Vernaccia di Serrapetrona, una denominazione unica nel suo genere: è infatti l’unico vino rosso spumante italiano di origine controllata e garantita.
Il rapporto tra la vernaccia e la cittadina di Serrapetrona è di lunga data: un legame, infatti, di cui già si aveva notizia nel Bollettino Ampelografico del 1876 e nell’Annuario generale per la viticoltura e l’enologia del 1893. Il piccolo borgo marchigiano è stato inoltre per molti anni meta di viandanti che consumavano la merenda bevendo quello che allora veniva definito “Vernacetta”.

I dati della campagna vendemmiale 2019-2020 (fonte Valoritalia) parlano di 7 ettari rivendicati a Serrapetrona Doc per 726 quintali di uva raccolta, 365 ettolitri di vino imbottigliato e 48667 bottiglie. Sei le aziende che vinificano. Il mercato è per il 90% interno, 9% export verso i Paesi UE e 1% export verso Paesi terzi.

AUTOCTONO ANTICO

Con soli 244 ettari coltivati da 49 produttori per circa 4 mila ettolitri di vino imbottigliato, il Colli Maceratesi Doc è uno dei più antichi prodotti autoctoni delle Marche. Le origini del vitigno risalgono al periodo della Magna Grecia, quando i greci di Siracusa fuggirono dal tiranno Dionisio insediandosi lungo la costa dell’anconetano e nella zona di Macerata. La denominazione, nella tipologia Ribona, è oggi situata all’interno dell’intero territorio della provincia di Macerata con un’escursione nella provincia di Ancona, limitatamente al comune di Loreto.

La piccola Doc contempla le versioni rosso e bianco. Nel primo caso il vino viene prodotto principalmente con il sangiovese (min. 85% per il Colli Maceratesi Sangiovese e min. 50% nel Colli Maceratesi rosso anche nella tipologia novello e riserva); nel secondo con il ribona, noto anche come vitigno Maceratino (min. 85% per il Colli Maceratesi Ribona, anche nella tipologia spumante e passito e min. 70% nel Colli Maceratesi bianco, anche nella tipologia spumante e passito).
Attraverso un lavoro attento e improntato sulla qualità, questa Doc, nella tipologia Ribona, rappresenta oggi uno dei prodotti marchigiani più interessanti sul mercato, con caratteristiche importanti sul fronte della longevità. I dati della campagna vendemmiale 2019-2020 (fonte Valoritalia) ci dicono essere 49 le aziende che producono uva per 10.693 quintali di uva raccolta e 532933 bottiglie. Il mercato: 95% interno, 4% export paesi UE e 1% export paesi terzi.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Rocho, Bianchello del Metauro Doc Superiore, 2019 – Azienda Roberto Lucarelli

Uvaggio: biancame 100%
Vinificazione in bianco, invecchiamento 70% acciaio 30% tonneaux
Affinamento in bottiglia 12 mesi

L’azienda Roberto Lucarelli sorge a Cartoceto, a 225 metri sopra il livello del mare, a 20 km dalla costa. La storia dell’azienda inizia nel 1998, quando Roberto, già da anni nel settore agricolo, decide di acquistare un appezzamento. Il terreno è argilloso – siliceo, l’altitudine media dei vigneti allevati a guyot è 300 mt slm. Produce cento ettolitri di Bianchello del Metauro pari a 10000 bottiglie.

Limpido e di un bel colore giallo paglierino, il Bianchello di Lucarelli ha un naso intenso, complesso e fine. Floreale con fragranza di gelsomino e fruttato con note di mela gialla, ananas maturo, pera, pompelmo e susina gialla. Un sentore di liquirizia accompagna un erbaceo che spazia dalla santoreggia al timo. È secco, caldo, abbastanza morbido, di buona acidità e discretamente sapido. Equilibrato. In bocca è intenso, abbastanza persistente e di qualità fine. Medio di corpo, maturo e complessivamente armonico. Si abbina a zuppa di pesce, di legumi, branzino con patate, pasta al ragù di carni bianche.

Campodarchi, Bianchello del Metauro DOC Superiore, 2019 – Azienda Terracruda

Uvaggio: bianchello 100%
Vinificazione: acciaio sur lies per almeno 1 anno, con affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi
Certificati bio dal 2020, Terracruda lavora su un terreno argilloso e calcareo ad un’altezza di 350 metri slm. Allevano a cordone speronato e producono 50 ettolitri all’anno per 6500 bottiglie.

Un bel giallo paglierino e vivace incornicia un bicchiere limpido e profumato. Il naso è intenso e complesso con sentori di mimosa e un fruttato di frutta gialla ed esotica, di vaniglia. È secco in bocca, caldo e abbastanza morbido, più fresco che sapido. È un vino di buona persistenza, equilibrato e fine. Pronto lo stato evolutivo ed armonico. È un vino che si abbina bene a formaggi di media stagionatura, carni bianche alla griglia, paste ai funghi e risotti alla salsiccia.

Collequanto, Serrapetrona Doc, 2015 – Azienda Agricola Terre di Serrapetrona

Uvaggio: 100% vernaccia nera
Vinificazione: in rosso con macerazione delle bucce per 10-15 giorni
Invecchiamento in botti grandi ed acciaio inox; affinamento in bottiglia: 6 mesi

Ai piedi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la tenuta agricola Terre di Serrapetrona si estende per 66 ettari di cui circa 20 sono dedicati alla viticoltura. L’80% delle viti rappresentano il vitigno autoctono vernaccia nera ma si coltivano anche pecorino, sauvignon, merlot e sangiovese.

Il vino si presenta limpido, rosso rubino profondo e consistente. Fine al naso, ha una buona intensità e importante complessità. È aromatico e floreale con sentori di rosa rossa, garofano e papavero. Il frutto è succoso e ricorda il melograno, il ribes nero, la prugna con richiami di frutta secca. La spezia è intensa in particolare il pepe nero e la noce moscata. Una punta di cioccolato si fa spazio. In bocca è secco, caldo e abbastanza morbido. Fresco e sapido si avvertono i tannini. Complessivamente un vino equilibrato, intenso e persistente, di qualità fine. Pronto al consumo e abbastanza armonico, il corpo è decisamente robusto. Si abbina alle carni alla griglia, cinghiale in umido, formaggi stagionati.

Pepato, Serrapetrona Doc, 2017 – Azienda Agroforestale Fontezoppa

Uvaggio: vernaccia nera
Vinificazione: acciaio
Invecchiamento: botte grande, affinamento in bottiglia: 3 mesi

Cantine Fontezoppa, nascono a Civitanova nel 1999 e prendono il nome da un’antica fonte di acqua che sorge dove oggi sono i nostri vigneti di uve autoctone: maceratino, incrocio bruni, pecorino e passerina. A Serrapetrona, nel cuore dei Monti Azzurri, coltiviamo vernaccia nera di Serrapetrona e pochi ettari dedicati a pinot nero. Accanto alla coltivazione della vite, trovano spazio olivi, ceci, grano e leguminose. Tutta la produzione viticola è a conduzione biologica. Produzione annuale 300 ettolitri per 40000 bottiglie. Allevamento a guyot a 450 metri slm.

Il Pepato è un vino dal colore rosso rubino, limpido e consistente. Il naso è decisamente intenso e piuttosto complesso e fine. Al naso il fiore va verso una viola appassita e la frutta ricorda il melograno, il ribes nero, la mora e la prugna. L’erbaceo rammenta l’anice ma è la spezia a farla da padrona: zenzero, ma soprattutto – nomen omen – pepe nero. In bocca è secco, caldo e abbastanza morbido. Discrete la freschezza e la sapidità; abbastanza tannico. È abbastanza armonico, intenso e complesso e risulta complessivamente equilibrato. Robusto di corpo e pronto per il consumo. Lo si esalta con selvaggina, carni in umido, alla griglia, bollito misto, formaggi stagionati.

Marchese Japo, Colli Maceratesi bianco Doc, 2019 – Azienda Agricola La Quercia Scarlatta

Uvaggio: ribona 70%, incrocio bruni 20%, trebbiano toscano 10%
Vinificazione: pressatura soffice dopo refrigerazione uve, fermentazione con lieviti selezionati a 11-12 *C protratta per 25 giorni
Invecchiamento: acciaio 6 mesi
Affinamento in bottiglia: >3 mesi

Azienda vitivinicola biologica a conduzione familiare che si estende per 7 ettari sulle colline di Monte San Giusto in provincia di Macerata. Produce circa 20mila bottiglie/anno. Coltiva ribona e incrocio bruni che sono a bacca bianca, mentre quelle a bacca rossa sono sangiovese, merlot, montepulciano e cabernet che ci permettono di produrre degli ottimi DOC dei Colli Maceratesi.

Il Marchese Japo viene prodotto in 25 ettolitri pari a 3300 bottiglie e i vigneti sono allevati a guyot a 220 metri slm.
È un vino limpido, abbastanza consistente e di colore giallo paglierino. Abbastanza intenso al naso, è complesso e fine. Il fiore ricorda la rosa gialla e la frutta richiama la mela gialla e il melone bianco. Si avverte una scia minerale e balsamica e dei sentori di affumicatura. L’erbaceo vira verso l’alloro e la maggiorana. Al palato è secco, caldo, morbido. Abbastanza fresco e contenuto nella sapidità. È abbastanza intenso e persistente e complessivamente fine, equilibrato e armonico. Il corpo è medio e il vino è maturo. Lo immagino accompagnato da salmone affumicato, zuppe di pesce, pesci alla griglia, paste fresche di verdure, risotto di ortaggi, asparagi e uova.

Ribona, Colli Maceratesi Ribona Spumante Doc, 2017 – Azienda Agricola Sant’Isidoro.

Uvaggio: ribona 70%, incrocio bruni 20%, trebbiano toscano 10%
Vinificazione: pressatura soffice dopo refrigerazione uve, fermentazione in acciaio con lieviti selezionati per 25 giorni; affinamento in bottiglia per più di 3 mesi

Il recupero di un’antica dimora signorile e la magnifica esposizione dei suoi terreni sono stati i motivi ispiratori per la nascita di Sant’Isidoro. I vigneti di proprietà si estendono per 13 ha su una estensione complessiva di 40 che include anche una parte di bosco. La giacitura è collinare e ventilata e le esposizioni sono diverse. I terreni sono di natura argilloso-calcarea con alcuni tratti sabbiosi. Dal 2016 hanno avviato un progetto di agricoltura sostenibile. Producono annualmente 15 ettolitri pari a 1400 bottiglie. L’allevamento è a guyot poggiato su una superficie pari a 280 slm.

Il vino si presenta cristallino e abbastanza consistente, di un bel colore dorato. L’effervescenza è fine e le bollicine sono numerose e abbastanza persistenti. Il naso è abbastanza intenso, fine e complesso. Domina l’agrume in particolare pompelmo, si avverte carruba e frutta secca, un erbaceo di bosso. Al palato è secco, abbastanza caldo e morbido. Più sapido che fresco, è un vino equilibrato di buona intensità, persistenza e qualità. Domina un finale lievemente amaricante. È un vino maturo, armonico e medio di corpo. Abbinamento consigliato con crostacei e zuppe di pesce.