Mille anni di storia per un Chianti contemporaneo

di Elena Morganti

Degustazione di tre etichette (+ due assaggi fugaci) dell’azienda nata nel 1968 da un’operazione di crowdfunding ante litteram.

Condensare quasi mille anni di storia in un vino sarebbe impossibile, ma scegliere alcune etichette in grado di spiegare a che punto sia una realtà produttiva lo si può fare e per intuire dove sia arrivato oggi Castello di Meleto possono bastare pochi assaggi.

Con radici che affondano fino all’XI secolo e da sempre legato alla produzione di vino, Meleto è uno dei simboli di Gaiole in Chianti e conta oggi oltre 1100 ettari di terreno, tra vigneti, oliveti, boschi e altre colture. Una proprietà che dal 1968 è guidata dalla Viticola Toscana – l’azienda è nata da un crowdfunding ante litteram – e che unisce il vino ad agricoltura, turismo e salvaguardia del territorio.

IL VINO

Con 160 ettari di vigne, di cui 142 in produzione, quella di Meleto è la superficie vitata più ampia della zona di Gaiole, oggi interamente certificata bio. I terreni si trovano a un’altitudine media di 400 metri sul livello del mare (i più elevati arrivano a 600 metri) e sono generalmente composti da argilla (25-30%), sabbia (35-40%) e limo (35-40%) con il 5-10% di scheletro, costituito principalmente da galestro e alberese.

Nel corso della storia, all’interno della tenuta sono stati selezionati i terreni più vocati, divisi in cinque zone diverse per clima, pendenze, esposizione, composizione dei suoli e altimetria. Meleto è la zona limitrofa al castello, calda e riparata dal vento, coltivata a sangiovese, merlot, vermentino e trebbiano, mentre San Piero in Avenano è la più aperta e ventilata, confinante con la Pieve di Spatenna, con terreno ricco di scheletro su cui sorgono vigneti di vermentino, sangiovese e merlot, oltre al vigneto Camboi, esclusivamente dedicato alla malvasia nera con piante di 30-40 anni, da cui viene prodotta l’omonima etichetta. Poggiarso è la zona più arida e fredda, con forti pendenze e un’altitudine di circa 530 metri sul livello del mare; qui il sangiovese trova condizioni climatiche estreme che determinano una scarsa produzione ma alta qualità dei vini e dei profumi grazie alle forti escursioni termiche tra giorno e notte, tanto che le uve confluiscono nel Chianti Classico Gran Selezione Vigna Poggiarso. Guarda invece verso Siena la zona di Moci, con altitudine tra i 360 e i 490 metri, dove i vigneti a sangiovese si collocano negli appezzamenti più elevati e quelli di merlot più in basso. Casi infine è situata nella valle sotto al borgo di Vertine, circondata da boschi che assicurano un clima più temperato, con condizioni ideali di terreno caldo e clima fresco, che permangono anche nei periodi più siccitosi; il sangiovese di questa zona viene scelto per la produzione del Gran Selezione Vigna Casi.

Proprio in relazione a queste diverse macrozone e al sangiovese, da alcuni anni è stata intrapresa anche una sperimentazione con l’Università di Firenze per individuare i cloni e i biotipi che meglio si adattano alle differenti condizioni pedoclimatiche presenti nella tenuta.

E a una grande varietà di terreni corrisponde una grande varietà di vinificazioni. Arrivano fino a 100 quelle effettuate ogni anno in cantina, con uve mantenute separate per parcella e poi lavorate in vasche di cemento e tonneaux aperti con alcune piccole sperimentazioni con macerazioni lunghe sui raspi. “Sono fortunato perché Meleto offre a un enologo quello che un negozio di caramelle offre a un bambino goloso – dice Valentino Ciarla, l’enologo consulente di Castello di Meleto -. Si fanno 80-90 vinificazioni diverse ogni anno; è difficile, ma permette di trovare in vasca differenze e peculiarità”.

Ai vini firmati Castello di Meleto vengono destinati soltanto i migliori grappoli provenienti da tutte le zone della tenuta, dopo una doppia selezione in vigna e all’arrivo in cantina.

DEGUSTAZIONE

Tre vini che parlano di valorizzazione di terreni e vitigni del territorio, con linguaggio fatto di carattere, aromi e gusti intensi e riconoscibili, ma anche tanta piacevolezza nel farsi bere. Attraverso i Chianti Classico Gran Selezione Vigna Casi e Vigna Poggiarso 2017 e la malvasia nera Camboi 2018, si capisce (assaggiando) la specificità e la qualità del lavoro portato avanti al Castello di Meleto. Dalle cantine del Castello vengono anche un Chianti Classico molto sobrio e una Riserva di bella integrità, con un piglio non troppo arrotondato e un gioco di profumi intrigante.

Vigna Casi, Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017

Uvaggio: 100% sangiovese raccolto a mano, da terreni in parte argillosi e in parte a prevalenza di galestro
Vinificazione: fermentazione a temperatura controllata e contatto con le bucce per 15-20 giorni. A seguire, svinatura in vasche di cemento per decantazione e fermentazione malolattica
Affinamento: parte della massa sosta per 27 mesi in botti di rovere di Slavonia da 30 hl, parte in botte di rovere francese da 50 hl e un’ultima piccola parte in tonneaux (con variazioni a seconda delle caratteristiche delle uve)

Di un bel rosso rubino intenso, al naso gli aromi del Vigna Casi richiamano il frutto dolce e maturo. Ciliegie, amarene carnose e succose, con note pepate di viola e ricordi di ginepro, accompagnati da qualche accenno ematico. In bocca una spalla acida piacevole e presente sostiene un sorso fruttato e polposo, ma anche sapido. La trama tannica è morbida e asciuga il palato senza inaridirlo, culminando in un finale che porta con sé sensazioni retronasali di nespola e tabacco.
Un vino con una personalità snella e da bere di gusto, magari accompagnando una tagliatella con ragù di lepre o un secondo piatto a base di carne.

Vigna Poggiarso, Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017

Uvaggio: 100% sangiovese dalla vigna più alta della tenuta, che arriva a 500 m sul livello del mare
Vinificazione: fermentazione a temperatura controllata e contatto con le bucce per 15-20 giorni. A seguire, svinatura in vasche di cemento, decantazione fermentazione malolattica
Affinamento: 27 mesi in botti di rovere francese da 50 hl

Rosso rubino intenso quasi porpora, con aromi di ciliegie e di viole che virano verso il mirto, arricchite da note minerali di grafite e di roccia bagnata. Al palato la freschezza gioca con un tannino più rugoso, che porta con sé sensazioni erbacee per poi tornare sul frutto, chiudendo in un piacevole calore finale. Quello del Vigna Poggiarso è un sorso di carattere, i cui tannini possono compensare bene piatti di carne con una buona componente grassa. Lo immaginiamo con una guancia di vitello preparata con cottura lenta, di quelle che si sciolgono in bocca.

Camboi, Toscana Rosso Igt 2018

Uvaggio: 100% malvasia nera da una vigna di oltre 30 anni
Vinificazione: diraspatura e pigiatura molto soffice, fermentazione spontanea dopo breve macerazione a freddo e successiva macerazione sulle bucce della durata di 20 giorni
Affinamento: 12-14 mesi in barrique di terzo e quarto passaggio

Rosso rubino deciso e tendente al purpureo. Al naso il Camboi regala aromi intensi di more di gelso e melograno, una delicata speziatura d’anice e sensazioni dolci di zucchero a velo. Al palato è fresco, con un tannino che si fa subito sentire, caratterizzato da una trama fitta e setosa. Il finale si allunga in calde sensazioni balsamiche e di piccoli frutti. Una chicca che valorizza con grazia un autoctono toscano meno diffuso, ma estremamente interessante come la malvasia nera. Tra gli abbinamenti consigliati dal produttore, zuppe di legumi e carne bianca. Da provare con del piccione in umido.

Consigliati