I micro-cru del Chianti Classico che parla americano

di Lucia Immacolata Migliaccio

Degustazione delle nuove annate di Tenuta di Acerno, tra valorizzazione del sangiovese ed esplorazione delle potenzialità dei vitigni internazionali

Ci sono luoghi identitari, dove il tempo rallenta e la vita ha un sapore diverso. Luoghi predisposti e vocati alla viticultura, in cui ogni limite diventa orizzonte, il passato futuro e la tradizione modernità come Tenuta di Arceno custode di un paesaggio autentico, nel cuore del Gallo Nero.

Capacità imprenditoriali, felici intuizioni e amore per il Belpaese hanno portato nel 1994 il californiano Jess Jackson e la moglie Barbara Banke – già proprietari di una collezione di aziende vinicole in diversi paesi nel mondo dal Nord America al Cile, passando per la Francia e fino al Sud Africa e all’Australia – ad investire in una delle storiche denominazioni italiane, acquistando la tenuta. E oggi l’azienda prosegue, anche dopo la scomparsa nel 2011 del visionario Jess Jackson, alla ricerca della qualità con l’impegno diretto della figlia Julia.

LUMINOSITÀ E MICRO-CRU

La villa è un anfiteatro collinare che guarda verso sud ovest, nel territorio di Castelnuovo Berardenga, situazione che ingabbia il primo dato da valutare come parametro identificativo di questo territorio: la luminosità. L’ambizione di Tenuta di Arceno è proprio che il vino, proveniente dal lavoro e dalla sinergia degli uomini, piante, climi e agenti atmosferici si imponga come esaltazione della capacità di esprimere il territorio. Un processo di lavoro su un appezzamento di oltre 1000 ettari di cui 92 sono vigneto, altitudini variabili tra i 300 e i 500 metri dal livello del mare, ben 10 diversi microclimi e suoli che spaziano tra roccia, sabbia, argilla, arenaria, basalto e scisto.

Non sempre “grande” fa rima con quantità e standardizzazione: l’attenzione è infatti rivolta alla conoscenza della tipicità e i vigneti sono esaltati nella capacità di raccontare il terroir. Gli enologi Pierre Seillan (di Vérité Winery in Sonoma County e Château Lassègue a Saint-Émilion, Bordeaux), Lawrence Cronin (americano di origini italiane) e il responsabile dei vigneti Michele Pezzicoli, seguono la filosofia viticola del micro cru ovvero una suddivisione ulteriore di ogni vigneto in sezioni più piccole, a seconda del terreno e della tipologia di suolo. Per assecondare questa caratteristica, il vigneto è stato suddiviso in 63 particelle in cui coltivazione, raccolta e fermentazione avvengono separatamente e soltanto nelle ultime fasi del processo di vinificazione, i cru sono assemblati per creare, come in una tavolozza di colori di un pittore, grandi vini. Ne discendono vini attori delle micro-poliedricità geo-enologiche e un savoir-faire francese che valorizza i suoli, il vitigno, l’altimetria e la combinazione clima/esposizione.

Con una cura estrema dei nostri vigneti, ascoltando il messaggio della terra, a Tenuta di Arceno non facciamo altro che rispettare le espressioni dell’uva per avere vini che riflettano appieno le caratteristiche uniche della nostra proprietà”, afferma Pierre Seillan che applica la filosofia del micro cru anche alle barrique: ciò gli consente di regolare al meglio la struttura, i sentori e gli aromi che le botti rilasciano nei vini. Sono 14 francesi e una tedesca le foreste selezionate per la produzione delle barrique, tutte di proprietà, al fine di garantire la qualità delle botti e la tracciabilità del legno utilizzato.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

La gamma di Tenuta di Arceno comprende solo rossi ed è costituita da sei vini, ognuno dei quali incarna un universo a sé, espressione di terroir differenti con fil rouge costituito da complessità, fruibilità e longevità, dribblando in un sol colpo inutili modernismi, piaggerie di maniera e snobismo radical chic. Le 6 etichette che sono testimonianza della sinergia tra natura e cultura, nella quale passione e perfezionismo sono perno fondamentale.

Tre vini Docg, espressione del sangiovese, vitigno dotato di natura camaleontica, al quale offre la possibilità di essere testimone della sua singolarità per parcella: Chianti Classico, Chianti Classico Riserva e Strada al Sasso Chianti Classico Gran Selezione (dal 2007, sangiovese in purezza)

Tre vini Toscana Igt: Arcanum racconta il territorio attraverso il cabernet franc (dal 2016 in purezza), Valadorna è un blend a base merlot (dal 2018, 100% merlot) e il Fauno di Arcanum unisce i caratteri diversi di tutti i varietali internazionali della tenuta, l’archetipo dei Super Tuscan.

Chianti Classico Docg 2019

Uvaggio: 85% Sangiovese, 15% Merlot
Affinamento: 10 mesi rovere francese, 14,5%
Andamento climatico: annata mediamente fredda ed in parte piovosa

Il micro-areale del vigneto, posto su colline rocciose, ad una altitudine tra i 300 e 450 mt, dota il vino di una cromaticità intensa e vivace nel rosso carminio. L’offerta olfattiva è rimarcata nel fruttato da piccoli frutti rossi, come corniola, fragolina di bosco, lampone, ribes rosso e azzeruolo. L’ingresso in palato è ampio e vivace: la saporosità minerale, fondendosi con tannino e acidità procura immediatezza di beva.

Chianti Classico Riserva Docg 2018

Uvaggio: 90% Sangiovese, 10% Cabernet Sauvignon
Affinamento: 10 mesi in barriques di rovere francese di secondo passaggio 14,5%
Andamento climatico: annata equilibrata

Il terreno è costituito per l’80% da sabbia che copre la roccia arenaria sottostante e talvolta presenta tracce di galestro con esposizione dei vigneti a sud, più caldi: ne deriva un colore intenso, un po’ più scuro ma sempre vivace. Esubera di aromi fruttati di prugna matura e mirtilli selvatici con una sfumata terrosità. La succosa vibrazione acido-tannica, suggerisce che si tratta di un vino da affinare nel tempo con grandissime potenzialità di affinamento.

Strada al Sasso, Chianti Classico Gran Selezione Docg 2018

Uvaggio: 100% Sangiovese
Affinamento: 10 mesi in barriques di rovere francese di secondo passaggio, 14,5%
Andamento climatico: annata equilibrata

Le uve utilizzate per la produzione di Strada al Sasso provengono esclusivamente dal vigneto “La Porta”, il cui suolo è composto per il 38% di arenaria, per il 32% di calcare, per il 30% di argilla e galestro. Il Sangiovese colore rosso carminio che vira al granato, minore fruttato dalla polpa più scura, che non modifica il floreale aggiungendo alla tipicissima mammola il giaggiolo. La complessità olfattiva è ridefinita da pepe in grani e nuance di tabacco dolce con aliti balsamici. Un Sangiovese da lasciare riposare in cantina.

Il Fauno Igt 2018

Uvaggio: 52% Merlot
38% Cabernet Franc 8% Cabernet Sauvignon 2% Petit Verdot
Affinamento: 12 mesi rovere francese – 14,5%
Andamento climatico: annata equilibrata

Blend bordolese che proviene principalmente dai blocchi Arceno di sotto, La Curva, Colombaio e San Giovanni. Si trova nella zona più bassa a sud ovest della tenuta, in una sotto-area con esposizione più calda, il che permette una maturazione precoce. Il rubino/carminio luccica, mirtillo e more mature si miscelano con un leggero balsamico e non manca lo speziato della noce moscata. Di stile classico, tradizionale, ha sviluppo dritto, dinamico, modulato con elegantissimo tannino, tutto in silhouette. Grandi aspettative di invecchiamento.

Valadorna Igt 2016

Uvaggio: 61% Merlot, 19% Cabernet Sauvignon, 14% Cabernet Franc, 6% Petit Verdot
Affinamento: 12 mesi rovere francese, 70% barriques nuove – 14,5%
Andamento climatico: un’ottima annata.

I vigneti di provenienza sono Valadorna e Capraia, terreni calcareo argillosi con fonti profonde di ferro e altri minerali che consentono al merlot di prosperare in maniera esemplare.

Rubino denso, articolato e complesso nel bouquet di frutti di bosco in confettura, ciliegie mature, marasca, fichi neri che in seconda battuta lasciano il campo a percezioni di salvia, spezie e cacao, terra, ferro e grafite. Pieno e strutturato, i tannini sono calibrati accompagnati da un’acidità vivace che lo rendono lungo e persistente. Un vino aristocratico ed ammaliante, che resisterà alla prova del tempo.

Arcanum Igt 2016

Uvaggio: 100% Cabernet Franc
Affinamento: 2 mesi in barriques di rovere francese, 80% nuove – 14,5%.
Andamento climatico: un’ottima annata.

La 2016, è la prima annata di cabernet franc in purezza da 12 blocchi di vigneti della tenuta, ognuno con un’importante esposizione e terreni sabbiosi argillosi. Il cabernet franc, “può rivelarsi un vino straordinario ovvero un pessimo vino” commenta Pierre Seillan.

E questa annata si esprime meravigliosamente complessa, presentando la freschezza erbacea di questo varietale e tutta la intrigante speziatura con eleganti note affumicate. L’olfatto si impreziosisce inoltre grazie alle pirazine che tratteggiano nuances di erbe officinali e aromatiche sino a timbri mentolati, balsamici e fumé. Totale coerenza con il palato, il cui finale indugia con sfumature di pepe bianco e tartufo.

 

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