La “sbarbatella” che sogna l’esorcista del Sagrantino

di Giambattista Marchetto

Liù Pambuffetti rappresenta – assieme ai fratelli e cugini Amilcare, Iacopo, Romeo e Fiammetta – la quarta generazione della famiglia alla guida della tenuta fondata dal Principe Ugo Boncompagni Ludovisi nel 1884.

Ideata e fondata dal Principe Ugo Boncompagni Ludovisi come “stabilimento” del vino nel 1884, la cantina Scacciadiavoli prende il nome da un esorcista che viveva ai confini della attuale proprietà e che utilizzava il vino del luogo per i suoi rituali. Nel 1954 Amilcare Pambuffetti acquisì la tenuta, dove da ragazzo aveva lavorato come garzone, e oggi la quarta generazione della famiglia sta traghettando l’azienda verso un futuro che mantenga il legame forte con il territorio di Montefalco.

La “sbarbatella” Liù Pambuffetti guida questa transizione assieme ai fratelli e cugini Amilcare, Iacopo, Romeo e Fiammetta. E il piglio giovane si intravede nei nuovi progetti enologici di Scacciadiavoli, in particolare sul fronte bollicine.
Oggi la cantina può contare su 130 ettari di superficie di cui 40 impiantati a vigneto, con una produzione di circa 250mila bottiglie l’anno. I vigneti si trovano ad una altitudine media di 400 metri slm, su terreni argillosi e mediamente profondi, molto indicati per una viticoltura di qualità incentrata su varietà tardive come il Sagrantino.

 

Liù, ci racconti la tua azienda e quale ruolo svolgi al suo interno?

Insieme ai miei cugini, a mia sorella e a mio fratello facciamo parte della quarta generazione in Scacciadiavoli. Nel 1954 il nostro bisnonno Amilcare Pambuffetti acquistò la cantina – originariamente costruita dal Principe Ugo Boncompagni Ludovisi di Roma nel 1884- dal terzo proprietario.

Quali sono i vini che produci? Con quale filosofia?

Produciamo 8 vini utilizzando soprattutto vitigni autoctoni. Un brut metodo classico da sagrantino, un rosé metodo classico da sagrantino, un Montefalco 100% grechetto, un blend chiamato Montefalco Bianco da trebbiano spoletino, grechetto e chardonnay, uno Spoleto Doc 100 % trebbiano spoletino, un Montefalco rosso da 60% sangiovese, 25% merlot e 15% sagrantino, un Montefalco Sagrantino 100% sagrantino e un Montefalco Sagrantino Passito 100% sagrantino
Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?
Nonostante la pandemia, la nostra cantina ha continuato la regolare attività. Naturalmente i volumi sono stati inferiori di molto, ma abbiamo approfittato per ripensare alcuni aspetti del nostro lavoro in particolare la parte riferita a visite e degustazioni. Abbiamo buone aspettative per il 2021. Ci hanno cercato tanti nuovi clienti all’estero e questo ci fa piacere.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato? Come ci si confronta con storicità e tradizione?

Sicuramente le pratiche agricole per migliorare la biodiversità mi interessano molto e stiamo attivando la conversione in biologico. Secondo me, soprattutto per una cantina storica come la nostra, c’è continuità tra passato e presente. La cantina fu fondata come un modello super innovativo di produzione, l’aspetto che più salta gli occhi è la modernità con cui è stata progettata a fine ‘800 e quindi noi abbiamo ancora come parola chiave il concetto di innovazione. Non possiamo prescinderne perché è la nostra storia.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Sicuramente l’approccio giovane sta nelle relazioni interne all’azienda, ma anche nella commistione tra produzione vino e organizzazione di eventi legati ad arte e cultura, al fatto che parlare tre lingue mi dà la possibilità di aprirmi al mondo molto di più di quello che ha potuto fare mio padre. Essendo una mamma, l’approccio femminile che apporto è di cura nei confronti dell’ecosistema che dovrò lasciare in eredità alla mia bambina.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

Utilizzo molto internet a fini comunicativi e commerciali e penso che sia un settore importantissimo dal quale non possiamo più prescindere. Sicuramenti per le nuove assunzioni questo sarà un fattore determinante.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Non mi crea nessun problema perché ritengo che le competenze e la determinazione appartengano ugualmente a entrambi i generi. Mi sento totalmente uguale agli uomini con cui lavoro.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino?

Oltre ad essere un divertimento, è una passione della quale non potrei farne a meno.

Hai un segreto inconfessato che ci puoi rivelare?

Vorrei tanto incontrare l’esorcista che ha dato il nome alla cantina… lo Scacciadiavoli.

 

Consigliati