Quattro consorzi di tutela insieme per la ripartenza del Made in Italy

di redazione

I rappresentanti di una filiera di quasi 5.000 aziende fanno le prove di un dialogo utile a rilanciare la produzione enogastronomica nazionale nel post-pandemia.

La tanto decantata, ma troppo spesso dimenticata, sinergia tra gli attori della filiera segna un punto a suo favore grazie alla partnership siglata dai Consorzi del Vino Chianti, di Tutela della Pasta di Gragnano Igp, di tutela del Provolone Valpadana, e dell’Asti. I quattro enti, che rappresentano circa 4.800 aziende che generano un fatturato di quasi 1,8 miliardi di euro, hanno espresso la volontà di avviare una riflessione comune su problemi e prospettive di un pilastro della nostra economia, capace di reggere meglio di ogni altro l’onda d’urto pandemica ed al contempo chiamato ad una prova di maturità su molti fronti.

La prova generale di questo sforzo collettivo è stata affidata all’interpretazione degli chef Enrico e Roberto Cerea, detti rispettivamente Chicco e Bobo, che nel loro locale “Da Vittorio” alle porte di Bergamo, hanno accolto opinionisti e stakeholder del settore per discutere su argomenti chiave per il futuro del Made in Italy. Un incontro utile anche ad omaggiare il territorio che più di ogni altro ha subito gli effetti della pandemia, diventando il simbolo della volontà del nostro Paese di affrontare la crisi e porre le basi per una ripartenza.

Nel corso della discussione i quattro Consorzi hanno illustrato la propria ricetta per affrontare il cambiamento e cogliere la storica opportunità offerta dal Recovery e dal piano europeo “Farm to Fork”: unire le forze, incentivare il brainstorming e mettere sul tavolo proposte da cui ipotizzare un salto di qualità per il prossimo futuro.

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