Consorzio Vini Sicilia a caccia di fosfiti nei vini biologici

di redazione

Grazie a un accordo con l’Icqrf e la collaborazione di tre importanti aziende il Consorzio siciliano approfondisce le indagini sulla presenza di fosfiti nei vini certificati Bio.

In occasione del 26° Enosimposio di Assoenologi Sicilia, tenutosi l’8 e 9 luglio a Campofelice di Roccella (PA) con a tema “Il vino biologico: aspetti tecnici, normativi e di mercato”, il Consorzio Vini Doc Sicilia e l’ICQRF hanno sottoscritto un protocollo di sperimentazione finalizzato a verificare la presenza di fosfiti nel vino Bio e ricercare le determinanti causali dei residui di acido fosfonico e/o etil-fosfonico.

Questo perché la presenza di suddetti residui nel vino biologico può originarsi, oltreché dall’applicazione di mezzi e coadiuvanti enologici consentiti dalla normativa di riferimento, anche da un uso improprio di prodotti e fertilizzanti destinati all’agricoltura convenzionale. Tre le aziende siciliane, Colomba Bianca, Feudo Arancio e Settesoli, che forniranno i campioni di foglie, grappoli e vini da sottoporre ad analisi di laboratorio.

La sperimentazione – commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio – nasce su iniziativa del Consorzio: siamo infatti convinti che tale progetto sia di interesse collettivo e pertanto diventa fondamentale raccogliere quanti più dati ed informazioni possibili in merito alle cause che possano originare la presenza di fosfiti nei vini biologici”.

“Per l’intera filiera vitivinicola biologica – sottolinea Giacomo Gagliano, direttore del Laboratorio ICQRF di Catania – il protocollo di sperimentazione rappresenta una questione di grande rilevanza e sarà un elemento essenziale per la programmazione delle future produzioni. Infatti, il Decreto MIPAAF n. 7264 del 10 luglio 2020 stabilisce soglie più restrittive per questi metaboliti ma concede un periodo transitorio, fino al 31 dicembre 2022, entro cui gli operatori biologici e gli organismi di controllo dovranno adeguare le procedure esistenti”.

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