Nel 2020 l’export agroalimentare vale 45 miliardi di euro

di Carlo Spagnolo

Bilancia commerciale in attivo e buona resistenza agli affanni del Covid per la filiera Wine&Food italiana.

Anche in un anno segnato dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica, l’agroalimentare italiano ha tenuto sui mercati esteri. Nel 2020, le importazioni agroalimentari, attestatesi a quota 42,3 miliardi di euro, hanno segnato un calo del 4,7%, nettamente più contenuto rispetto a quello dell’import totale (-12,8%). Al contempo le esportazioni hanno registrato un incremento dell’1,3% arrivando a sfiorare i 45 miliardi di euro. Dopo il pareggio raggiunto nel 2019, quindi, la bilancia agroalimentare è diventata positiva (+2,6 miliardi di euro), invertendo un trend che, soli cinque anni fa, la vedeva in deficit di circa 5 miliardi. Questi i principali riscontri del Rapporto 2020 sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia e giunto alla sua 29° edizione.

La stessa ricerca rivela che maggio 2020 è stato il mese più difficile per l’import-export agroalimentare, ma già da giugno il settore ha reagito, con i valori delle esportazioni tornati in linea con il 2019. Al contempo il Made in Italy ha continuato a trainare la crescita dell’export, grazie all’ottima performance di prodotti come la pasta, le conserve di pomodoro e l’olio di oliva. Diminuite, invece, le vendite di altri importanti prodotti, come quelli dolciari e i vini Dop. Nel complesso il comparto dei vini ha subito, nel 2020, un calo dell’export di circa il 2,4%, risultato positivo se confrontato con quello dei suoi competitors stranieri, con la Francia che ha visto il valore delle proprie esportazioni contrarsi di oltre il 10%.

L’UE si è confermata l’area di riferimento per le esportazioni agroalimentari dell’Italia, con una quota di oltre il 65%, seguita da Nord America (13,1%) e Asia (7,6%). Nonostante la crisi pandemica, complessivamente si sono riscontrati incrementi delle vendite in valore verso molti dei principali clienti, tra cui Germania (+7,1%), Stati Uniti (+5,3%), Regno Unito (+3,1%) e Svizzera (+8,3%). Dal lato dell’import agroalimentare, Francia, Germania e Spagna restano i principali fornitori dell’Italia, con un peso superiore al 35%. Gli acquisti dalla Francia rimangono in linea con il 2019, mentre sono in netto calo quelli dalla Germania (-7,9%) e dalla Spagna (-11,7%).