La cementizzazione ci costa quasi 100 miliardi di euro

di Federica Borasio

Oltre il 7% del territorio nazionale è ormai impermeabilizzato. Lombardia, Veneto e Puglia le regioni meno virtuose.

Sono stati resi noti i risultati del Rapporto 2021 sul “Consumo di Suolo in Italia” redatto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, volto a fotografare la situazione attuale e le conseguenze, anche economiche, del processo di cementizzazione del territorio nazionale.

Si scopre così che nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, si è confermata la propensione al cemento manifestatasi negli anni precedenti, con le coperture artificiali che si sono portate via ulteriori 60 chilometri quadrati, a un ritmo di 2mq al secondo, portando la superficie impermeabilizzata al 7,11% dell’intero territorio nazionale. Con 765 ettari cementizzati in più nell’arco di soli 12 mesi l’incremento maggiore si è avuto in Lombardia, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

A livello di impatto economico l’indagine stima tra gli 81 e i 99 miliardi di euro il costo che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030. Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto, infatti, garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km.