Zonazione, Cinelli Colombini: “per Montalcino conta di più il qui e ora”

di redazione

L’ad della Fattoria dei Barbi e vicepresidente del Consorzio del Brunello dichiara l’inconsistenza di una divisione fissa del territorio, a fronte delle nuove vocazioni fatte emergere dal climate change.

La zonazione è il contrario di ciò che ha fatto Montalcino nella sua storia”. Esordisce così Stefano Cinelli Colombini, amministratore delegato della Fattoria dei Barbi e vicepresidente del Consorzio di tutela del Brunello, nell’intervista rilasciata a Italia TV sul tema delicato e controverso.

L’imprenditore, tra le più autorevoli figure del territorio ilcinese, dice la sua a proposito della tanto dibattuta zonazione di Montalcino. “Montalcino si è riunito come territorio sotto un’unica bandiera per spingere un solo vino, il Brunello – osserva – e questo ha portato a un risultato che tutti vediamo oggi. E noi dovremmo andare contro la nostra storia, facendo qualcosa che è all’opposto? La zonazione valorizza il patrimonio, dicendo che quel pezzo caschi il mondo vale più di quel pezzo là”. Eppure il cambiamento climatico ha portato alla più incredibile serie di grandi annate di Brunello della storia, “ma è anche vero che abbiamo modificato il disciplinare, rendendo possibile produrre il Brunello anche nelle parti più alte di Montalcino”.

Secondo Cinelli Colombini gli sviluppi climatici rendono la “geografia della qualità” ilcinese mutevole in funzione di piovosità ed esposizione e dunque da osservatore assume una posizione relativistica, sintetizzata nell’espressione ‘Qui ed ora’. E a conferma di questo ricorda l’opera svolta dalla stampa di settore, che, nel giudicare le singole etichette per ogni annata, riconosce implicitamente l’insussistenza di quel valore assoluto nel concetto stesso di Cru. Perché pur in un territorio che è sinonimo di eccellenza, “le zone più avvantaggiate mutano col mutamento del clima”.

Ecco l’intervista integrale su Italia TV.

 

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