Debutta Sondraia Bianco, il viogner di Poggio al Tesoro

di Lucia Immacolata Migliaccio

La tenuta bolgherese della famiglia Allegrini presenta la prima annata (il 2019) vinificato in legno, anfora e acciaio.

I cipressi che a Bolgheri alti e schietti / Van da San Guido in duplice filar, / Quasi in corsa giganti giovinetti, / Mi balzarono incontro e mi guardar”. Così inizia l’ode Davanti a San Guido, pubblicata nelle Rime Nuove dal poeta e scrittore Giosuè Carducci e così, da questi versi imparati a memoria, una bambina di terza elementare inizia ad immaginare il lungo viale alberato di Bolgheri. “Quando io e mio fratello Walter siamo arrivati in questo posto, ci siamo innamorati – racconta Marilisa Allegriniera l’ottobre 2001 ed è stato un colpo di fulmine”. Un amore che trasporta la famiglia veronese verso la scrittura di un nuovo capitolo, nella costa toscana: Poggio al Tesoro, realtà di 105 ettari, di cui 64 a vigneto.

TERROIR E IDENTITÀ

Il terreno di Bolgheri è terreno di vini iconici, quali Ornellaia, Tignanello, Masseto, Sassicaia ed è terreno che, muovendosi in una direttrice ovest-est dal mare verso le colline presenta una notevole differenziazione geologica. Infatti, nonostante la ristrettezza del territorio si distinguono partendo dal mare prima terreni sabbiosi ed argillo-sabbiosi posti in un contesto mediterraneo e pianeggiante; poi arrivano terreni alluvionali, caratterizzati da ciottoli tondi e depositi fluviali. Infine risalendo le colline, i terreni in un contesto boschivo diventano più complessi, i depositi fluviali sono quelli più antichi e si nota la presenza di rocce vulcaniche provenienti dalle vicine colline metallifere. Queste differenze sono la fortuna dei produttori bolgheresi che possono così contare su una molteplicità di espressioni territoriali.

L’area vitata di Poggio al Tesoro è costituita da quattro appezzamenti: due lungo la Via Bolgherese, il più esteso in località Le Sondraie, vicinissimo al mare, il quarto nel comune di Bibbona. Le sfaccettature del terroir e lo studio del suolo, garantiscono alle varietà di vite a dimora, la massima libertà di espressione, preservandone unicità e identità.

Nella tenuta, la gamma di etichette prodotte può definirsi completa: il vino icona storico è W – Dedicato a Walter, il Bolgheri Superiore di cabernet franc in purezza, ma non mancano il classico taglio bordolese che veste Sondraia Bolgheri Superiore, il vermentino 100% con Solosole Bolgheri e il rosato di cabernet franc e merlot, Cassiopea.  Altri due rossi, Seggio Bolgheri composto da merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verdot e Mediterra Toscana, blend di syrah, merlot, cabernet sauvignon completano la linea. Dal 2017, si sono aggiunte ulteriori etichette nate dalle sperimentazioni sulla vinificazione di una selezione in terracotta, in anfore (minore porosità) e orci (maggiore porosità).

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Sondraia Bianco Costa Toscana IGT Poggio al Tesoro 2019

Uvaggio: 100% viognier
Vinificazione in recipienti d’acciaio (50%), barrique (30%), anfora (20%) in parte di argilla trentina e in parte di terracotta dell’Impruneta

Il Sondraia Bianco nasce con la vendemmia 2019, una grandissima annata per Bolgheri, ed è prodotto in tiratura limitata di 2.750 bottiglie e 150 magnum. Sono 7 gli ettari di terreno argilloso con sabbie sciolte e ben drenate, dove è impiantato il viognier, forse il meno conosciuto e più incompreso aromatico, originariamente coltivato solo nella Valle del Rodano settentrionale.

Trattato spesso come un’uva qualsiasi, la sua vera vocazione è invece per vini ampi e profumati e lo ha capito appieno Marilisa Allegrini che, con l’enologo Lorenzo Fortini, tratta il viognier come lo fanno i migliori produttori sotto Lione: vendemmia notturna con l’intenzione di preservarne gli aromi, pigiatura a freddo e sosta in acciaio sulle bucce per circa 8 giorni per estrarre al meglio i profumi dei pruinosi acini, cui segue la vinificazione suddivisa fra legno, anfora e acciaio su fecce fini con batonnage fino ad agosto dell’anno successivo. Un anno in bottiglia prima della commercializzazione.

Nel bicchiere offre gli elementi più caratteristici ed evocativi della sua terra d’origine: il naso è ricco e caldo, con elementi di melone maturo, albicocche, floreale tra ginestre e mimosa più scorza d’arancia. Un impatto di grande potenza e poca agilità iniziale che in qualche modo però la sensazione quasi tannica e affilata riesce ad equilibrare. Il finale è piacevolmente sapido ed amplifica le sensazioni allungandosi una grande persistenza in cui riecheggia protagonista il frutto. Avvolgente e scorrevole, ha una sua eleganza e spiccata personalità dovuta al sapiente uso di contenitori e bucce che sorprenderà alla lunga.

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