Zonazione a Montalcino? Meglio il focus sulle vigne selezione

di redazione

I produttori sono sostanzialmente allineati a Cinelli Colombini, centrando l’attenzione sui cru e sulle micro-zonazioni.

Ha suscitato reazioni, in generale costruttive e attente, l’intervista rilasciata da Stefano Cinelli Colombini a Italia TV e ripresa da VinoNews24 sul tema della zonazione a Montalcino. Se da un lato parte della stampa specializzata indica nella zonazione un allineamento alla Francia, portando a sostegno di questa tesi un (forse azzardato) collegamento con un innalzamento dei prezzi sul mercato, da parte dei produttori sembra esserci un sostanziale allineamento con le tesi del vice presidente del Consorzio di tutela del Brunello di Montalcino e amministratore delegato della Fattoria dei Barbi.

Concordo con la linea di Cinelli Colombini – dichiara Giacomo Bartolommei di Caprili (e anche lui vicepresidente del Consorzio) – A Montalcino la strada della zonazione non è possibile non per una diversa valutazione che ne potrebbe uscire, ma perché andresti incontro ad una lottizzazione di un territorio microscopico. La Borgogna vitata è 28.300 ettari ed è appunto una regione. Noi abbiamo già una differenziazione come regione con le nostre denominazioni. Montalcino in termini di ettari vitati è 3.500 ettari con delle differenze al suo interno, ci sono terreni che cambiano nell’arco di 200 m l’uno dall’altro. Come si può pensare ad una zonazione per morfologia del terreno? Soprattutto, riusciamo a fare una zonazione in tempi rapidi? Impossibile, perché ci vogliono anni e studi dei suoli e del clima. Non sono completamente contrario, però ci vedo delle grosse difficoltà organizzative e di dubbia risoluzione”.

Ad argomentare il tema più a fondo è l’amministratore delegato di Argiano Bernardino Sani. “Penso che alla base del vino la geologia sia fondamentale e quella rimane nei secoli – rimarca – poi c’è il fattore climatico che però purtroppo in questa fase è fuori controllo e se non rientriamo nei ranghi causerà i problemi maggiori ed il fattore umano: fondamentale per fare grandi vini. La zonazione a Bordeaux, nelle Langhe, nel Chianti Classico è fondamentale per classificare territori vasti e con enormi differenze pedologiche e climatiche, mentre a Montalcino, che ha la fortuna di essere una unica grande collina con una viticoltura omogenea e di grande qualità, è meno importante e in caso più legata a 4 grandi macro aree climatiche e geologiche. Queste però al loro interno hanno tantissime micro-zone e una varietà di terreni straordinaria e unica al mondo, che per questo è molto difficile da classificare”. Argiano è stata forse la prima azienda a portare avanti a Montalcino un progetto di micro-zonazione interna, “perché crediamo – spiega Sani – nel concetto borgognotto di viticoltura sartoriale: cucire su misura la condizione del vigneto e l’affinamento del vino in base alle caratteristiche di ogni parcella individuata. Questo approccio iper-qualitativo verrebbe però banalizzato da una macro-zonazione che non tiene in conto le micro differenze all’interno di ognisingolo vigneto. Ritengo quindi necessario approfondire gli studi sui terreni ilcinesi, approfondire le differenze e segnalare la presenza di macroaree, ma starei attento a banalizzare un territorio straordinario e unico per vocazione e qualità solo per il gusto di copiare altre zone”.

La zonazione non è certo nella tradizione a Montalcino – osserva Alex Bianchini della Tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona – Su queste colline magiche possiamo vantare 4 versanti che con i loro terroir e le proprie peculiarità, danno la possibilità di produrre un vino unico come il Brunello di Montalcino. Esistono quei cru aziendali che sono un tratto distintivo per le aziende che lo producono, ma parlare di zonazione nel territorio non va a spiegare nel modo corretto quello che effettivamente è Montalcino e il suo Brunello”.

 

Sono in parte d’accordo con Cinelli Colombini che, con passione e conoscenza, difende il legame ormai più che consolidato tra il Brunello e il territorio di Montalcino – aggiunge Lorenzo Magnelli di Le ChiusePer poter fare una zonazione dovremmo essere in grado di sentire una differenza più o meno evidente tra un calice di Brunello che viene da una zona piuttosto che un’altra. È proprio questo aspetto che mi lascia perplesso, perché questa eterogeneità spesso viene a mancare un po’ per la conformazione del nostro territorio e un po’ per il nostro modo di lavorare. Credo invece che, se vogliamo far vedere al mondo una nostra evoluzione, la strada giusta possa essere quella della valorizzazione di quello che già abbiamo, penso ad esempio al Rosso di Montalcino che sicuramente merita oggi maggiore considerazione”.

Secondo Emilia Nardi di Tenute Silvio Nardi, “a Montalcino produciamo un vino da un singolo vitigno, pertanto una zonazione può essere opportuna nel caso l’azienda voglia proporre un vino o più vini da singola vigna, come facciamo anche noi con i cru Manachiara e Poggio Doria, mentre per quanto riguarda il Brunello in genere sono pienamente d’accordo con Cinelli Colombini. Producendo con una sola uva, il Sangiovese, e avendo Montalcino un complesso mosaico di suoli, a mio avviso proprio di questo si giova il Brunello, anche prodotto in varie zone e poi assemblato”.

Trova la definizione di zonazione “fuorviante e fuori luogo” l’enologo di San Felice Leonardo Bellaccini. “Se intendiamo una classificazione del territorio in sottozone che prevedono una classifica qualitativa, mi trova sulle stesse posizioni di Stefano Cinelli Colombini – spiega – Altra cosa è una suddivisione in zone omogenee per caratteristiche. Aree che per caratteristiche di suolo e microclima esaltino più la struttura e la concentrazione, come in altre emergano più eleganza e freschezza. Una zonazione in questo senso mi vedrebbe aperto a valutare proposte. La suddivisione qualitativa rimane nelle mani del mercato, che già ha fatto una sua classificazione”.

La zonazione a Montalcino è già in essere, poiché fulcro della comunicazione moderna”, rilancia invece Tommaso Squarcia di Castello Tricerchi, che sembra però intendere una versione “micro” rispetto ad altre aree. “Oggi più che mai si parla e si discute di territorio, ma ufficializzarne una zonazione è un obiettivo lontano, seppur realizzabile. Nessun territorio più di quello ilcinese meriterebbe di esser parcellizzato e certificato nelle sue micro-aree, al fine di spiegare oggettivamente le infinite sfumature che il sangiovese riesce a raccontare qui. Altrettanto vero è che all’interno di ciascun versante troveremmo infinite sottozone e potrebbe esser riduttivo parlare di sole macro aree”. E partendo dalla considerazione del Brunello come brand internazionale e riconosciuto, in parte grazie a “un gioco di squadra, finalizzato alla crescita dell’intera denominazione, che non ha messo in secondo piano nessuna sottozona, ma ha piuttosto valorizzato la bravura del singolo”, Squarcia conviene con Cinelli Colombini: “Il climate change – dice – rappresenta un altro importante fattore che ha modificato molti equilibri, portando alla rivalutazione di alcune zone a discapito di altre. Una mappatura ufficiale dei terreni, volta solamente a descriverne le caratteristiche oggettive, sarebbe il primo step verso una comunicazione trasparente, ma soprattutto una crescita di consapevolezza del produttore e del mercato”.

Vede invece il lato positivo del processo Andrea Lonardi, coo di Bertani Domains. “I valori comuni di un territorio possono essere ulteriormente valorizzati da una zonazione – dice – Per Montalcino non divide ed evidenzia differenza qualitative, ma quella che racconta la storia geologica e l’evoluzione pedologica delle macro aree di un territorio. Montalcino vive di una grande immagine e di questo va dato merito a chi ha coltivato un valore comune. Questo non significa però che non si possa crescere, dando maggiore racconto e precisione di lettura di un territorio che non è tutto uguale, ma si differenzia per suoli e climi. La zonazione non crea differenze qualitative, ma al contrario esalta le peculiarità stilistiche del territorio che nella qualità un prerequisito raggiunto. Aver avuto la fortuna di poter lavorare a lungo a questa cosa grazie alla nostra presenza sui tre macro areali di Montalcino mi porta a pensare che ci sono strumento per un ulteriore crescita comune“.

 

 

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