Siddùra, vini che raccontano la Gallura

di Gian Omar Bison

Due bicchieri diversi ma un filo conduttore: i sentori di macchia mediterranea. Degustazione del vermentino Spèra docg 2020 e del cannonau Erema 2019.

Con Siddùra siamo nel nord-est della Sardegna, in Gallura. Una terra intatta e selvaggia, ricca di storia, coperta da foreste secolari di alberi da sughero e lecci. Chiese campestri, rovine medievali, siti nuragici risalenti alla preistoria e le inconfondibili e maestose rocce di granito gallurese fanno mostra di sé in uno dei luoghi tra i più belli al mondo.
La nascita di Siddura si deve a due incontri significativi. Il primo tra l’imprenditore tedesco Nathan Gottesdiener, innamorato di questa parte dell’isola, e Massimo Ruggero, gallurese e imprenditore con la passione per il vino. Il secondo, tra i due imprenditori e un’antica proprietà agricola situata in questo angolo della Gallura. Un vero e proprio appuntamento con il destino, come amano raccontare i due imprenditori: “È stata questa terra a sceglierci – affermano – non viceversa”.

Con questo spirito hanno deciso di cambiare vita e hanno lavorato strenuamente per esaltare le potenzialità vitivinicole della vallata di Siddùra, decidendo di dedicarsi alla realizzazione di vini di alta qualità. Oggi Siddùra è una delle aziende agricole più importanti della Sardegna con oltre 200 ettari di superficie, di cui 40 vitati. Produce circa 250.000 bottiglie l’anno, principalmente dai vitigni autoctoni più emblematici della regione, per un totale di 9 etichette: tre espressioni di vermentino e tre di cannonau, un cagnulari, un moscato di Sardegna passito e un blend di stile internazionale. Il tutto sotto l’occhio vigile dell’enologo Dino Dini e delll’agronomo Luca Vitaletti, entrambi di origine toscana e con importanti esperienze professionali alle spalle.

LE VIGNE

La posizione geografica della vallata di Siddùra, sfruttando il riparo naturale dai venti di levante e di maestrale offertole dai monti che la circondano, conferisce all’area un microclima ottimo per l’impianto di qualsiasi tipo di coltura. Circondati da boschi di sughere e lecci, macchia mediterranea e olivastri, i vigneti sono stati impiantati su suoli prevalentemente sabbiosi derivanti dal disfacimento granitico, terreni poveri che conferiscono ai vini intensa mineralità.

Il primo vigneto della tenuta, circa 3,5 ettari impiantati a Vermentino in gran parte e in parte minore a Cannonau, è esposto a sud verso il mare; gli altri sono protetti dalla collina. L’altitudine, sul livello del mare, è di circa 200-300 metri per il Vermentino, unico vitigno a bacca bianca presente e di circa 300-400 metri per i rossi: cannonau, cagnulari, sangiovese e cabernet sauvignon. Il sistema di allevamento prevalente è il cordone speronato mentre il guyot è quello utilizzato per il cannonau. Il metodo di coltivazione è il cosiddetto integrato che comporta l’utilizzo di concimazione azotata, inerbimento controllato con leguminose, con due o tre sfalci all’anno, utilizzo di alghe, nessun utilizzo di rame. Bassa densità di allevamento e importante selezione in vigna fanno il resto.

CANTINA E VINI

È un progetto che unisce recupero e utilizzo razionalizzato al massimo di energia rinnovabile. Il colpo d’occhio è notevole: la facciata è realizzata interamente con le pietre recuperate dagli scavi. Tre lati dell’edificio sono interrati e il calore si diffonde dal terreno grazie a un impianto geotermico. Le facciate sono esposte verso nord in direzione dei venti più freschi: è sufficiente aprire le apposite canalette realizzate sul grande ingresso, per consentire all’aria gelida di entrare nella cantina. In questo modo la temperatura interna resta costante tutto l’anno tra i 15 e i 17 gradi, l’ideale per i processi di produzione.

I nomi scelti per i vini sono un omaggio alle antiche lingue degli antenati, una selezione di parole dense di significato che identificano i vini con gli accenti, a ricordare graficamente le antiche pronunce di queste parole. Anche se Bèru, Tìros e Nudo si distinguono per essere “limited edition”, tutte le etichette sono uguali graficamente, perché i vini vogliono inequivocabilmente rivendicare la loro appartenenza a questo progetto enologico.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Spèra – Vermentino di Gallura DOCG, 2020

Uvaggio: vermentino 100%
Vinificazione: in bianco, pressatura soffice, fermentazione in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata. Matura sulle fecce fini per circa tre mesi e successivamente riposa in bottiglia almeno un mese prima di poter essere messo in commercio

Principe dell’unica Docg sarda, il vermentino di Gallura è un vitigno a bacca bianca che parla di Sardegna. Introdotto probabilmente alla fine del XIX secolo dalla vicina Corsica, dà il meglio sui graniti galluresi come quelli presenti nei vigneti di Siddùra, ricchi di scheletro e porosi. Uniti al clima secco e ventilato, trasferiscono nel Vermentino i profumi della macchia mediterranea e degli agrumi e al palato sono morbidi, con acidità equilibrata e finale sapido. I tre vermentini di Siddùra nascono in diverse parcelle situate tra i 200 e i 300 metri di altezza, con rese mantenute piuttosto basse: in media tra i 60 e i 70 quintali di uva per ettaro a fronte di una densità di impianto medio-alta, tra le 5.500 e le 6.000 piante per ettaro. La raccolta è effettuata manualmente in piccole ceste, seguita da una cernita attenta dei migliori grappoli.

Lo Spèra 2020 si presenta limpido, abbastanza consistente con un colore giallo paglierino con lievi riflessi verdognoli. Al naso è intenso, complesso e di rara finezza. Delicato il bouquet di fiori bianchi e camomilla, il frutto che spazia dall’agrume alla pera Williams, passando per il melone bianco e la susina gialla. I profumi di macchia mediterranea richiamano prati e fieno, erbe aromatiche come il timo e l’alloro. Il gusto è secco, caldo e abbastanza morbido; più sapido che fresco a conferma di una spiccata mineralità. Il finale ammandorlato dona intensità e buona persistenza. Medio di corpo, è maturo, fine, armonico ed equilibrato. Si abbina bene a crostacei, pesce alla griglia, polpo e patate, spaghetti alle vongole e al pesto di basilico, pesto di rucola o fagiolini e patate. Versatile al punto da poter accompagnare anche una lasagna ai frutti di mare, verdure grigliate e pane carasau, carni bianche alla griglia.

Erema – Cannonau di Sardegna DOC 2019

Uvaggio: cannonau 100%
Vinificazione: L’uva viene raccolta manualmente in piccole ceste, diraspata e lasciata macerare per 10-15 giorni in vasche d’acciaio termocondizionate.

Geneticamente affine al francese grenache, il cannonau è il vitigno a bacca rossa più diffuso dell’isola con cui ha un legame indissolubile. Recenti rinvenimenti in un sito archeologico nuragico lasciano ipotizzare che sia uno dei vitigni più antichi del Mediterraneo. La caratteristica particolare del vino cannonau risiede proprio nelle sue origini isolane: un vino iodato, balsamico, con un bouquet intenso, avvolgente e ampio. A Siddùra è coltivato a 250 metri di altezza sul mare, con rese di circa 6-6.500 quintali per ettaro nei vigneti a guyot e cordone speronato. È prodotto in tre diverse espressioni in purezza: Doc, Doc Riserva e Doc rosé. Anche per i Cannonau le diverse sfumature si ottengono grazie a diversi processi di vinificazione.

L’Erema 2020 è un rosso rubino, limpido e consistente. Buona l’intensità al naso e notevole la complessità. Richiama sentori di viola, frutti di bosco, marasca, more, ribes nero e susina con qualche speziatura di cannella e chiodo di garofano. Intensi i profumi di mirto ed alloro. In bocca è secco, caldo e morbido con una discreta freschezza, sapidità e tannicità. È un vino robusto, pronto come stato evolutivo, equilibrato ed armonico. Si accompagna a carni rosse alla griglia, formaggi saporiti, arrosto di maiale.

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