Una “sbarbatella” dai campi (di calcio) alla vigna

di Giambattista Marchetto

Silvia e Stefania Fuselli guidano il progetto vitivinicolo nato in seno all’azienda agricola di famiglia in terra di Bolgheri.

Nella terra dei vini italiani più ricercati al mondo, Le Vigne di Silvia è una nuova realtà vitivinicola nata dalla relazione con chi questo territorio l’ha lanciato. L’azienda di famiglia nasce infatti negli anni Cinquanta, quando Silvio Fuselli decide di lasciare Recanati per stabilirsi a Bolgheri, dove aveva acquistato alcuni terreni dal marchese Incisa della Rocchetta.
Oggi le nipoti Silvia e Stefania Fuselli – due “sbarbatelle” tenaci e cariche di energia – vivono Le Vigne di Silvia come “il profumo di una libertà che solo la strada di casa sa ricordarci, il sogno di chi viaggiando ha capito che tornare è importante quanto andare via”.

I due ettari di vigneto ricavati dalla proprietà di famiglia vengono quasi coccolati in ogni momento dell’anno. “Il punto di partenza è proprio la campagna – dicono – è qui che i nostri vini prendono forma attraverso quell’attenzione ai dettagli che permette di ottenere un’uva di qualità nel rispetto dell’equilibrio tra vigna e ambiente che la circonda, per questo è stata scelta la viticoltura biologica. In ogni bottiglia c’è l’essenza di un percorso faticoso ma ricco di emozioni, in ogni bottiglia il vino scrive un capitolo della propria storia”.

Silvia, ci racconti la tua azienda e qual è la filosofia con cui è nata?

Le Vigne di Silvia rappresentano un nuovo progetto nato all’interno dell’azienda agricola di famiglia, presente sul territorio bolgherese dagli anni Cinquanta. Le attività principali sono la produzione di ortaggi e basilico e da pochi anni abbiamo affiancato alle produzioni tradizionali anche quella vitivinicola, della quale ci occupiamo io e mia sorella Stefania. Non parlerei di passaggio generazionale, l’impianto dei nuovi vigneti non ha creato separazione tra l’attività originaria e quella più recente. C’è un percorso comune e condiviso nel quale si portano avanti le tradizioni e allo stesso tempo si guarda al futuro con nuove idee, in questo caso rappresentate dalla produzioni di tre vini di qualità. Questo nuovo percorso legato al vino nasce prima di tutto dalla mia volontà di realizzare il sogno di fare la contadina. Dopo tanti anni passati sui campi da calcio nazionali e internazionali, sono tornata a casa per dar vita a questo progetto che mi impegna a 360 gradi e in tutte le fasi, dal vigneto alla commercializzazione. La più grande fortuna è però quella di poter contare sul sostegno e sull’esperienza dei miei genitori che guidano l’azienda da sempre, e di mia sorella, agronomo e sommelier, con la quale condivido idee e progetti.

Quali vini avete scelto di produrre? Con quale approccio?

Produciamo tre vini: Giochessa igt toscana vermentino; Artemio doc Bolgheri rosso; Itinerante igt toscana cabernet franc.
Sono tre vini diversi ma molto identitari, per i quali ci impegnano molto affinché rappresentino il territorio e i vitigni dai quali provengono. La filosofia è che prima di tutto i vini siano figli del lavoro fatto in vigna e che quello fatto in cantina sia il valore aggiunto che permetta la massima espressione del territorio, della stagione e della nostra identità produttiva. Un lavoro di gruppo nel quale tutta la famiglia viene ampiamente coinvolta, coadiuvata dall’esperienza di un grande enologo come Emiliano Falsini.

Come avete gestito un anno difficile come il 2020 e quali sono le aspettative per il 2021 e nel medio termine?

La difficoltà più grande per noi è stata quella di trovare le modalità giuste per farci conoscere. Le vigne dei Silvia sono nate da poco, siamo alla terza annata di produzione, e quindi non poter viaggiare per presentare i nostri prodotti ci ha in parte limitati e in parte spronati a sviluppare altri canali di comunicazione. In ogni caso ci auguriamo che ci sia in futuro la possibilità di partecipare ad eventi che ci portino a contatto diretto con appassionati ma soprattutto operatori del settore. Per il 2021 ci auguriamo di poter far conoscere i nostri vini all’estero e di lavorare nel migliore dei modi per una vendemmia che sia all’altezza della qualità che ci auspichiamo sempre di ottenere.

Qual è l’innovazione che vorresti apportare nella tua azienda rispetto al passato?

Già la produzione di vini è un’innovazione nell’azienda. In un territorio fortemente vocato alla produzione vitivinicola, ma che nasce come patria di grandi agricoltori, l’impianto dei primi vigneti nel 2014 è stato un cambiamento importante. In ogni caso mi piacerebbe che le due realtà convivessero all’interno dell’azienda in modo tale che il vino e altri prodotti arrivino sulle tavole di molti e raccontino qualcosa di noi e del nostro lavoro.

Come ci si confronta con storicità e tradizione?

La tradizione è per me sempre un sostegno e un punto di partenza per poter migliorare. Guardare indietro serve per capire cosa ci ha resi quello che siamo, guardare avanti significa anche scegliere cosa cambiare e cosa conservare, ogni periodo ha le sue peculiarità, ognuno di noi porta la sua personalità e alla propria idea quindi credo che alla base di tutto ci debba sempre essere la comunicazione e la voglia di non accontentarsi mai.

C’è un approccio giovane al tuo lavoro? E un approccio peculiarmente femminile?

Credo ci sia più che altro un approccio personale. Per me questo è per certi aspetti un mondo nuovo quindi mi piace studiare imparare, guardarmi intorno per capire come posso approfondire e migliorare le mie conoscenze. Di femminile c’è l’energia e l’orgoglio di essere fra le tante donne che con determinazione cercano di realizzare i propri sogni cercando di abbattere anche molti pregiudizi.

Fai parte di una generazione digitale. Qual è il tuo approccio ad internet in termini di comunicazione e commercializzazione?

Il mio lo definirei un approccio attento, nel senso che curo multo questo tipo di comunicazione, perché oggi è uno dei mezzi principali per raccontare i propri prodotti e la propria storia. Sito, social e altre forme di comunicazione digitali fanno parte della nostra quotidianità, ma non vanno assolutamente improvvisate per questo lo studio e l’approfondimento di questo aspetto fanno parte anche del mio lavoro, senza dimenticare però che la sostanza non va mai trascurata e che il contatto diretto con le persone è per me ancora oggi il miglior modo di comunicare la nostra passione.

Cosa significa essere una giovane donna in un settore dominato dagli uomini?

Questo aspetto non riguarda solo il settore del vino, ma tutti gli ambiti della vita quotidiana e lavorativa di noi donne. Significa principalmente dover sempre dimostrare qualcosa a partire dalle proprie capacità. Venendo dal mondo dello sport conosco bene la problematica che è prima di tutto culturale, frutto purtroppo di tanta ignoranza e pregiudizi che si sono tramandati come vere e proprie tradizioni. Da sempre in quanto donna mi impegno affinché ci sia un cambiamento in questo senso, troppo spesso assistiamo a discriminazioni di genere che sono radicate nel modo di pensare di molti, troppi purtroppo. Abbiamo un compito importante da portare avanti, quello di far sì che non ci siano più distinzioni di valore legate al genere, è un lavoro da fare a più livelli a partire dall’educazione dei più giovani. Ho notato che il mondo del vino da questo punto di vista è più aperto di molti altri ambiti, ci sono tanti esempi donne che mostrano il proprio valore a tutti i livelli in questo lavoro, ma credo che comunque ci sia sempre tanta strada da fare e tanti retaggi culturali da abbandonare.

Ti diverte lavorare nel mondo del vino

Sì, mi piace molto soprattutto per la sua dinamicità. Occupandomi di molte cose in azienda, ho la possibilità di imparare sempre qualcosa di nuovo. Ogni anno si riparte quasi da zero, inizia un ciclo nuovo che può essere ricco di sorprese, una sfida continua che stimola sempre a dare il meglio di sé. Un altro aspetto che mi diverte molto è quello della socializzazione: è un lavoro che ti porta a contatto con molte persone diverse, il vino stesso è un prodotto che richiama la condivisione e la comunicazione, ogni bottiglia può veramente raccontare qualcosa di noi ed essere veicolo di messaggi importanti. Il vino è scoperta, è esperienza e gioia. Sbarbatelle è un esempio importante di tutto questo.

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