IG asset strategico per la crescita globale delle filiere italiane

di Carlo Spagnolo

Sempre più evidente la necessità di valorizzare le risorse intangibili delle produzione di qualità italiane per stimolare la crescita delle PMI agroalimentari.

Nel corso del convegno “Il made in Italy agroalimentare e le Indicazioni Geografiche. Le strategie per spingere la crescita” tenutosi durante Cibus, Qualivita ha condiviso con istituzioni e rappresentanti della filiera la propria visione per la ripartenza, basata sull’idea che la crescita economica delle aziende mondiali sia oggi legata alle risorse intangibili. Idea che vale anche per le filiere agroalimentari, che mostrano un ingente ‘capitale intellettuale’ ancora da valorizzare. Con i suoi 876 prodotti Dop, Igp e Stg l’Italia ha, dal canto suo, il più ampio bacino di IG a livello europeo e, di conseguenza, le più importanti risorse intangibili utili a valorizzare le PMI agroalimentari, accedere al credito e realizzare progetti internazionali che consentano di crescere e di esportare su tutti i mercati.

È ormai chiaro – ha affermato Mauro Rosati, direttore Qualivita – che serve patrimonializzare e finanziare la crescita delle PMI agroalimentari italiane per aumentare il potenziale di offerta all’estero dove è forte la richiesta di qualità Made in Italy. L’Italia ha una opportunità in più con le Indicazioni Geografiche che, se ben gestite, rappresentano asset intangibili capaci di dare alle imprese valori di mercato molto più elevati di quelli attuali. Fare una fotografia del ‘capitale intellettuale’ generato nelle filiere dai prodotti Dop Igp, può servire ad attrarre finanza e partnership di alto livello utili per accelerare la crescita. Nella fase attuale in cui le risorse intangibili sono il grande serbatoio di valore delle economie globalizzate, l’alimentare italiano con il suo know how, le certificazioni, gli usi tradizionali di produzione, può accrescere la propria dimensione e trovare un posizionamento internazionale più forte, oggi appannaggio solo delle grandi multinazionali”.

 

Come emerge dalle indagini di Brand Finance Gift 2019 e S&P 500, le risorse intangibili delle imprese hanno ormai assunto un ruolo preponderante nell’economia mondiale rappresentando il 90% degli asset e minimizzando il valore di quelli tangibili: in questo scenario, le IG italiane hanno il potenziale per essere, nell’agroalimentare, quello che Apple e Microsoft rappresentano a livello globale nell’immaginario comune. Un potenziale che fonda le sue basi su elementi inerenti alla proprietà intellettuale, il capitale organizzativo, le risorse umane e il capitale relazionale sviluppato negli anni da Dop e Igp italiane attraverso una corretta gestione dei Consorzi di tutela e delle imprese consorziate. Ecco così che il valore di mercato delle PMI agroalimentari italiane è generato in buona parte da risorse intangibili ‘di origine’ che ogni Indicazione Geografica porta con sé e che, se ben sviluppato, può essere un traino per ogni singola impresa della filiera.

I dati raccontano bene qual è la ricchezza agroalimentare del nostro Paese, costruita e cresciuta in questi anni nei territori d’Italia – commenta il Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli – con il paniere delle eccellenze Dop Igp che esprime un valore frutto di conoscenze, competenze e organizzazione dei sistemi produttivi. E questo ci dice anche che la dimensione aziendale non rappresenta un problema laddove le filiere funzionano e i Consorzi riescono a governare e tutelare sistemi di produzione agroalimentare di qualità”.