Podernuovo a Palazzone: sul perché nel vino, come in amore, perde sempre (o quasi) chi insegue

di Daniele Becchi

Un cabernet franc di nome Argirio che, tra note vegetali e ambizioni vellutate, ci parla dei rapporti umani nella società attuale.

Volevo dar vita a dei vini importanti rispettando il carattere dei nostri vitigni. Il comune denominatore era l’eleganza e il rispetto per il terroir. Le viti e i suoli hanno sempre delle esigenze specifiche che un bravo vignaiolo deve saper interpretare per produrre dei grandi vini”. Queste le parole con cui Giovanni Bulgari introduce la ‘sua’ Podernuovo a Palazzone, azienda seduta a cavallo tra Toscana e Umbria, lontano dalle consuete rotte della geografia enoica.

La sua nascita risale al 2004, quando Giovanni e suo padre Paolo acquistarono una tenuta con vigneti abbandonati nei dintorni di Palazzone, nella periferia orientale della provincia senese, ed è figlia del crescente desiderio di essenzialità avvertita dai due discendenti di Sotirio Bulgari, fondatore della celebre casa di gioielli. Da questa sete di semplicità passa ogni scelta aziendale, a partire dalla struttura “dove – dice Giovanni – al design è stata anteposta la funzionalità, limitando l’impatto territoriale e ricercando la massima sostenibilità”.

Si spiega così l’utilizzo dell’energia geotermica come risorsa per il controllo della temperatura e il disegno di un edificio ben integrato con le colline circostanti, che Massimo Alvisi e Junko Kirimoto hanno costruito con gli stessi materiali utilizzati in cantina per la produzione dei vini: acciaio, vetro, cemento e legno.

La tenuta si estende su 50 ettari, di cui ventisei vitati. Qui trovano dimora diverse tipologie di vitigni, che dal classico sangiovese giungono fino al cabernet franc. Il potenziale produttivo attuale è di circa 100mila le bottiglie, suddivise tra un bianco e tre rossi. Dieci i mercati esteri coperti dall’azienda, per una percentuale export pari a circa il 70%.

DEGUSTAZIONE

Sul tavolo sei campioni di Argirio, un Cabernet Franc ‘nato per caso’ e diventato oggi l’etichetta di punta dell’azienda. Un percorso degustativo iniziato con la vendemmia 2009 e che rivela la complessità nel relazionarsi a un vitigno egocentrico. Dopo il necessario rodaggio, con la rinuncia a due delle prime quattro vendemmie, il 2013 ha segnato il punto di confidenza tra Podernuovo a Palazzone e un cabernet franc finalmente capace di mediare tra la ricercata voglia di frutto e la sua tipica impronta vegetale.

In questo senso buona parte del merito va alla solidità dell’idea enologica, che, pur aprendosi a sensazioni più succose, non snatura l’identità del cabernet franc alla ricerca di facili consensi. Dopo la lunga notte degli autoctoni italiani, per cui la barrique ha rappresentato spesso una tomba organolettica, è tornata, prepotente la voglia di semplicità nel bicchiere. Ciò ha costretto enologi e cantine per lungo tempo devoti a spezie dolci e muscolatura a un’affannosa rincorsa tecnica e comunicativa. Un trasformismo capace di restituire nell’immediato risultati commerciali positivi, ma che, nel lungo periodo, determina una fragilità identitaria pronta a presentare un conto salato. Non esiste bottiglia, o persona se vogliamo, che può ambire a un consenso unanime. Il segreto per entrambi sta dunque nel rimanere sé stessi, lasciando gli altri liberi di innamorarsene o meno. Questo perché nel vino, come in amore, perde sempre (o quasi) chi insegue.

2009

Vino dalla grande anima. In bocca si presenta sciolto ed etereo, dal tannino ancora vivo. Piacevoli le sensazioni vegetali, incardinate in una struttura acida tuttora consistente. Al sorso emergono note di ribes e frutti di bosco, che persistono fino alla chiusura.

2011

Il bicchiere regala sensazioni definite di macchia mediterranea, arricchite da liquirizia e frutta rossa. Rigoroso ma non severo in bocca, dove regala accenni di pepe e tabacco. Il sorso è sapido, quasi salato, e ben articolato.

2013

Emblematico per come lascia il peperone verde libero di esprimersi, offre un tannino avvolgente e teso. Lievi le sfumature di frutta surmatura, contrastate da un nerbo ancora vivido che sorregge una discreta trama organolettica.

2014

Erbaceo, dalle intense sensazioni di frutti neri. Di medio corpo, si apre a note di cacao amaro, cuoio e peperone. Buono il riscontro in bocca per un campione capace di esaltare appieno il lato oscuro del cabernet franc.

2015

Naso fruttato con venature erbacee e vegetali. A tratti spigoloso e dalla sapidità marcata. Un’alcolicità sincera è capace di ampliare le vibrazioni di frutta croccante. Si dissolve veloce e sincero, lasciando in bocca il ricordo di una piacevole sensazione.

2016

Note di frutta croccante e vegetazione restituiscono una sensazione di elegante imponenza. Spalle larghe per un vino che regala buon equilibrio e tannino vigoroso. Ottimo, nella sua capacità di fondere beva immediata e lunghe prospettive di vita.