Il Pinot Nero pavese e il valore del tempo

di Gian Omar Bison

La ripartenza dei produttori dell’Oltrepò Pavese. Metodo Classico e Pinot Nero vinificato in rosso al centro di un progetto di squadra e di valorizzazione del territorio.

In Oltrepò Pavese si celebra la doppia anima del pinot nero: il Metodo Classico e il Pinot Nero vinificato in rosso. Nasce da “un’idea di pancia” di un gruppo di cantine virtuose, con il supporto del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, la spinta sul pinot nero di un gruppo di cantine pavesi che “intende celebrare e valorizzare questi due vini originali e dal respiro internazionale, frutto della tecnica, ma anche dell’immaginazione dei viticoltori di questo nostro territorio, così ricco, eclettico e sfidante, ma non sempre raccontato come merita”.

Tutto è legato allo storytelling del Pinot Nero, dell’Oltrepò Pavese e della storia secolare di queste colline a sud del fiume Po, all’estremo confine della Lombardia con l’Emilia, il Piemonte e la Liguria, la cui vocazione enologica è stata messa a frutto dagli spumantisti piemontesi a partire dal 1800 e dai viticoltori locali fino ai giorni nostri. Servirà più gioco di squadra, più efficace e funzionale, tra produttori, ma anche un nuovo e diverso rapporto da intrecciare con gli operatori istituzionali, turistici e della ristorazione del territorio per valorizzare di più e meglio queste colline e la loro indiscutibile vocazione enoturistica.

Quello che va capito e valorizzato in bottiglia emerge plasticamente nelle degustazioni è il valore del tempo. Quel tempo che ha accompagnato e impreziosito alcune bottiglie di metodo classico per 15, 20, 36 anni donando pienezza e profondità aromatica al vino apparso sempre in ottima forma, maturo, longevo ma non stanco e sicuramente con qualche anno ancora davanti. Quel tempo che può migliorare ed affinare il Pinot Nero vinificato in rosso, ma che svela dopo due o tre anni nel calice un rosso vivace, godibile, equilibrato anche in giovinezza considerate le peculiarità del momento. Da capire di più e meglio il peso ed il valore, o l’invadenza, della barrique; il lavoro del legno e la sua funzionalità. Interessanti da questo punto di vista le sperimentazioni con solo acciaio.

20 CANTINE ECCELLENTI

L’iniziativa focalizzata sul pinot nero – evidenzia la vice presidente del Consorzio Ottavia Vistarinonasce da un gruppo di produttori che vogliono collaborare e rilanciare le nostre eccellenze. Questo è l’anno zero per venti produttori che hanno iniziato questo percorso e che sono destinati ad aumentare nel tempo”. E sottolinea l’importanza delle zonazioni collinari, del lavoro in vigna e cantina, ma soprattutto della gestione del suolo da proteggere e arricchire.

Ecco le 20 cantine che hanno dato vita al progetto “Oltrepò Terra di Pinot Nero”: Alessio Brandolini, Azienda Agricola Quaquarini Francesco BIO, Azienza Agricola La Travaglina, Ballabio, Bruno Verdi, Calatroni Vini, Cantina La Versa, Cantina Scuropasso, Cantine Giorgi, Castello di Cigognola, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Frecciarossa, Giulio Fiamberti, La Piotta, Manuelina, Monsupello, Montelio, Tenuta Mazzolino, Tenuta Travaglino.

RADICI IN BORGOGNA

Originario della Borgogna, dove si utilizza per produrre vini rossi, e coltivato anche nello Champagne come base spumante, il Pinot Nero è arrivato in Italia in tempi relativamente recenti. La raffinatezza e la versatilità delle sue uve lo rende un vitigno ricercato, ma la delicatezza e le difficoltà della sua coltivazione lo rendono adatto solo ad aree particolarmente vocate.

Con i suoi 3.500 ettari impiantati di pinot nero (su 13.000 complessivi di svariati vitigni), l’Oltrepò Pavese è il terzo produttore in Europa dopo le due regioni francesi di Borgogna e Champagne. Il pinot nero dell’Oltrepò esprime al meglio la sua doppia anima. Merito delle variegate caratteristiche di questa area collinare stretta tra il grande fiume e l’Appennino, costituite prevalentemente da rocce sedimentarie di origine marina, e della maestria dei viticoltori locali, che con l’osservazione attenta dell’esposizione di ogni singolo vigneto, del microclima, della morfologia dei suoli hanno individuato i migliori terroir.

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