Perillo, il valore del tempo per il Taurasi

di Lucia Immacolata Migliaccio

L’azienda irpina guidata da Michele e Felice Perillo punta su lunghi affinamenti per valorizzare l’aglianico che cresce su terreni unici.

Balzac scriveva “Ogni potere umano è composto di tempo e pazienza”. Lo stesso concetto, in fondo, vale anche per il vino e per l’inconfondibile ed impeccabile “stile Perillo” che sfida le leggi di mercato e soprattutto quelle più rigorose del tempo, scegliendo per il Taurasi lunghissimi periodi di affinamento che superano il decennio. Intensità ed eleganza, complessità e scorrevolezza, precisione e finezza sono magistralmente coniugate.

La perimetrazione geografica dell’attuale comprensorio del Taurasi è regolamentata dal 1970 grazie al riconoscimento della Doc, elevata a Docg nel 1993. Il Taurasi è stato quindi il primo vino dell’Italia meridionale a meritare la Docg. L’aglianico è il vitigno pressoché esclusivo nel Taurasi sebbene il disciplinare di produzione consenta da sempre l’utilizzo di altre varietà a bacca nera non aromatiche fino ad un massimo del 15%. Si tratta del vitigno a bacca nera più diffuso in Campania e tra le varietà più difficili da interpretare.

DALLA FABBRICA ALLA VIGNA

Dopo alcuni anni in fabbrica, Michele Perillo si rese conto che la vita sedentaria non era fatta per lui, “sono cresciuto in campagna e stare 8 ore nello stabilimento mi andava stretto, sono sempre stato uno spirito libero. Nel 99’ ho deciso di fare il vino. E che vino? Il Taurasi! Con Carmine Valentino, l’enologo, ho intrapreso questo percorso: era la prima volta anche per lui che fino ad allora seguiva qualche azienda, ma di vini bianchi. E così, un po’ per gioco, comprammo 7 barrique e imbottigliammo il primo anno 2.100 bottiglie di Taurasi, proprio dalla vigna qui dietro la cantina. Piano piano ci siamo resi conto del potenziale: facendo una buona lavorazione, curando il terreno e assecondando la natura si posso avere gran risultati. Prima si parlava di soltanto delle aree Taurasi e Montemarano, ma oggi si inizia a sentire anche di Castelfranci”.

La nostra azienda nasce a Castelfranci, in provincia di Avellino, nel 1999 – racconta Felice Perillo, giovanissimo figlio di Michele – Fino ad allora, mio papà era un operaio stagionale della Ferrero, a Sant’Angelo dei Lombardi. Questa è terra anche di nocciole e infatti si produce la Nutella, ma lui ricordo faceva il Duplo! Nel periodo estivo, papà seguiva la vigna, producendo vino sfuso per amici del paese mentre il restante dell’uva la vendeva a qualche commerciante del napoletano. Io sono cresciuto in azienda e all’età di 5 anni ho fatto la mia prima vendemmia: è una passione cui io non ho pensato, mi ci sono trovato dentro e mi piace tantissimo. Ho deciso di studiare enologia qui ad Avellino con il professore Moio e discuterò ad ottobre la tesi”.

TERRENI UNICI, CLIMA COMPLESSO

Sono quasi 10 gli ettari di vigna, ma produciamo da 6 – riferisce Felice – La resa ad ettaro, nella annate buone, è di circa 30/35 quintali, ma il problema è che più si va avanti più le rese si abbassano. Quest’anno abbiamo soltanto due tonneau, giusto 10 ettolitri. Il terreno è un’arenaria compatta, uno dei pochissimi terreni sabbiosi della denominazione: Paternopoli, Castelfranci e Montemarano fanno un mondo a sé, i vini sono più longevi e forse a livello aromatico hanno qualcosa in più da esprimere nel tempo”.

Sicuramente l’aglianico è un vitigno scontroso, difficilissimo da vinificare, con tannini che richiedono tempo ma “è l’acidità alta che fa percepire tanto l’astringenza – spiega Felice – Ad esempio, il sangiovese ha una concentrazione tannica forse il doppio dell’aglianico, ma anche lo stesso nebbiolo. Il nostro è un vitigno che ha bisogno di tempo. Non tutti si spingono a novembre come raccolta, quando crollano le acidità perché poi risalgono. Noi vendemmiamo di solito a novembre, sicuramente dopo i morti, e una volta abbiamo vendemmiato a dicembre gli ultimi 30 ettolitri, con la neve sciolta nel vigneto”.

Questa è infatti una delle zone più fredde dell’Irpinia, dove la maturazione è lentissima, ma le forti escursioni termiche, la bassa piovosità con temperature estive assai miti e la favorevole orografia del territorio con vigneti collocati a circa 500 metri di altezza nonché le ampie superfici boschive, forniscono le condizioni termiche ideali per assicurare alle uve un corretto processo di maturazione, grazie al graduale sviluppo degli zuccheri e degli acidi ma soprattutto all’equilibrio tra queste componenti, elemento imprescindibile per dar vita a vini di pregio.

Attendiamo dieci lunghi anni prima di posare la bottiglia sullo scaffale – afferma Michele – Oggi sono in commercio il 2010 e il 2009 riserva. Dalla vigna dietro la cantina, abbiamo intrapreso il progetto 15 anni osservando l’evoluzione del vino in lunghi periodi e la 2005 è uscita quest’anno”.

Il tempo è quindi il valore assoluto della filosofia dell’azienda Perillo assieme a lavoro, amore, pazienza e cura artigianale. Il vino esprime caratteri antitetici come fruibilità e potenza, capace di fare scuola sul territorio rispetto a tanti mostri sacri che condividono insieme a questa azienda la miniera d’oro, in fatto di qualità, che corrisponde al nome Irpinia. È importante far evolvere il Taurasi lentamente, dargli il modo di respirare, sentire il passare delle stagioni, lasciare che il tempo faccia il suo lavoro, esaltandone l’espressione del terroir. E, si sa, l’attesa ripaga.

DEGUSTAZIONE

Coda di Volpe 2018

Uvaggio: 100% coda di volpe
Vinificazione: fermentazione in acciaio, con lunga sosta sulle fecce ed affinamento in acciaio per 2 anni

Vivace e luminoso giallo paglierino screziato d’oro, ha un naso dalla intrigante tinta di frutta a polpa gialla, erbe aromatiche, seguono accenti agrumati e profumi di pera. Il sorso è energico ed è reso saporito dalla sinergia di freschezza e sapidità. Lascia dietro di sé un lungo finale di citronella e vibrazioni fumè.

Taurasi Riserva 2009

Uvaggio: 100% aglianico
Vinificazione: macerazione di 25 giorni in tini di acciaio e affinamento in barrique per12 mesi, in botte da 20hl per 20 mesi.

Nettare rubino profondo con lampi granato, offre al naso un ampio ventaglio di spezie scure, frutti neri, maturi e succosi, ciliegie rosse, tamarindo, incenso e sandalo, tenuti insieme da un elegante profilo di sottobosco e attraenti e immancabili contrappunti balsamici. La bocca è sorprendentemente fresca e ricca e alleggerisce, quasi diluisce il tannino. Evoluto, ma non ancora maturo, già emoziona.

Quindicianni Taurasi Riserva 2005

Uvaggio: 100% aglianico
Vinificazione: fermentazione spontanea in acciaio e affinamento per 24 mesi in botti da 25 hl. Affinamento di12 anni.

Splendido e luminoso granato. Aria di famiglia, con note costanti di struttura, equilibrio, armonia e eleganza, e un ventaglio di tannini fini e vellutati. Dimostrazione concreta che l’essenza e la ragione della fama del Taurasi risiedono nella sua ordinaria capacità di migliorare nel tempo, regalando straordinarie e sempre diverse sensazioni agli amanti del vino. Ci sono poesia e percezioni da apprezzare in silenzio: chiudendo gli occhi e mettendo il naso nei bicchieri si è pervasi dalla dell’estate in Irpinia, dai colori intensi che non accecano, dai cesti di fiori di campo ed erbe aromatiche tipiche del bosco mediterraneo. Il timbro ferruginoso si fonde al cioccolato e libera sensazioni di sottile spezia. Persistenza indimenticabile.
Cupido ha scoccato la freccia.